La notizia è stata sapientemente “oscurata” in Italia dove nessuno – se si esclude una citazione senza evidenza in un lancio Ansa – ha ritenuto fosse doveroso parlarne.

Invece, il modo con cui il viceministro degli Affari esteri Lapo Pistelli ha annunciato l’assegnazione di 60 milioni di euro del Fondo per la cooperazione internazionale all’Autorità nazionale palestinese meriterebbe forse qualche valutazione di merito, oltre all’ampio e purtroppo critico spazio riservatogli dalla stampa internazionale.

In primo luogo perché Pistelli, come ben documentato da un lancio originale dell’agenzia palestinese Ma’an – seppur in occasione di un momento istituzionale e quindi rappresentando l’intero Paese – abbia ritenuto opportuno presentarsi anche con il suo incarico di responsabile Relazioni Internazionali del suo partito di appartenenza, il Pd.

Un atto inedito, anzi inaudito; tuttavia non si stenta a collegare quanto accaduto al ben noto “feeling” tra i democratici e l’Autorità Palestinese, al quale è dovuta forse questa bizzarra e incomprensibile elargizione.

Bizzarra perché, senza nulla togliere al disagio di molti cittadini palestinesi, in tempi amari di crisi economica che attanaglia famiglie e imprese italiane, forse le poche risorse disponibili potrebbero essere spese con maggiore attenzione e oculatezza.

Incomprensibile perché è notizia fresca che, dopo le indiscrezioni giornalistiche che parlavano di un possibile incontro a Roma, il prossimo round dei negoziati di pace fra Israele e Palestina si svolgerà a Parigi per esplicita volontà dell’Autorità palestinese. E pensare che la Francia, proprio pochi giorni fa, ha deciso di assegnare all’Autorità un cifra oscillante intorno ai 18 milioni di euro. Briciole se confrontate a quelle italiane.

Questo la dice lunga sul ruolo che l’Anp riconosce al nostro Paese.

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