Sono centinaia i commenti sulla Rete post ritiro dei ministri PDL in seno al Governo Letta da parte di Silvio Berlusconi (leader di Forza Italia). Ne ho scelto uno che trovo molto calzante e capace di toccare le corde della nostra coscienza civile, oltre che politica. Un intervento che parte dall’incipit “Noi siamo l’Italia“.

Noi siamo l’Italia che suda ed arranca, noi siamo l’Italia che rischia ancora nelle proprie imprese per puntellare un paese pur dismesso nella crudezza della realtà’, noi siamo quell’Italia che si inventa un mestiere nuovo per sopravvivere preferendo, alla propria formazione professionale, di sporcarsi le mani per mangiare, noi siamo quelle mamme d’Italia che ancora si sfiatano ad insegnare ai figli che solo attraverso il lavoro e l’onesta’ si raggiunge la dignità’ rispettando il proprio corpo e la propria mente, noi siamo un Italia fatta di tante persone, tutte insieme il 54%, più potenti dei tre grandi raggruppamenti politici che oggi condizionano la nostra vita con le loro scelte, noi siamo quel partito d’Italia che se solo decidesse di andare a votare per eleggere suoi delegati, oggi produrrebbe la vera rivoluzione democratica, forse l’unica capace di raddrizzare la schiena del nostro Paese piegato.

Ma noi tutti oggi Italiani onesti e moderati, non ci sentiamo più rappresentati da questa classe politica che si permette ancora di giocare a “risiko” con le nostre vite, incapace di farsi carico con abnegazione e solidarietà’ umana per mettere a frutto il mandato ricevuto (da coloro che invece il voto glielo avevano dato) per risolvere i problemi veri di questo paese, che non sono astrazioni di aride lugubrazioni politiche, ma solo, concrete azioni da intraprendere con coraggio e lungimiranza. E’ molto strano, i più evidentemente non se ne sono accorti per la fretta di correre dietro all’agibilità’ politica del loro lider e sire, o dall’altra parte, per compiacersi dell’egemonia del nuovo che sbeffeggia tutto cio’ che esiste come fosse tornato Dante a bastonare tutti. Ll’Italia il nostro Paese, sta continuando a vivere in una condizione che si chiama recessione, utilizzando i termini tecnici che così classificano la condizione di una economia dopo tre anni di continuo segno meno del PIL. Quindi siamo in pieno dopoguerra con in Parlamento degli stolti che invece di accorgersene e di rendere prezioso e fattivo, ancor di più il mandato elettorale ricevuto se pur con il “Porcellum” , per allenarsi ad esistere hanno deciso, dismettendo se stessi dal vincolo democratico che li lega agli elettori, di giocare a guardia e ladri, facendo scivolare noi tutti verso quel fondo del barile che speravano di non dover mai raschiare.

Noi siamo quegli italiani fortemente convinti di non voler giocare quel gioco al massacro in cui degli autolesionisti, parte di una cerchia di benestanti che potrà’ continuare a fare vacanze e invitare al ristorante, selezionati con cura da Berlusconi, ci vogliono cacciare fregandosene di quelle 130.00 euro a famiglia in più se l’Iva, per colpa loro, dovrà’ essere aumentata. Quei parlamentari che hanno consegnato le loro dimissioni ai capigruppo non si chiedono cosa ci si può fare con quelli spicci che normalmente tengono nei portafogli o nelle tasche e non si preoccupano neanche di contare. Noi miseri mortali con quelle somme mandiamo i figli a scuola facendo affari sui libri usati, facciano la spesa per una settimana cercando le offerte, ci facciamo aiutare ad accudire i nostri anziani o disabili allettati da volontari, noi ci difendiamo una impresa cercando di pagare gli stipendi prima e poi, per onorare la nostra dignità dagli impegni ormai pesanti come macigni, anche la morsa delle imposte che troppe volte ci ha suicidato.

Noi siamo l’Italia, che vuole conoscere chi sono tutti quelli che, in questo momento di solidarietà nazionale remano contro e non capiscono che il loro compito più alto e’ quello di mantenere insieme i cocci doloranti del nostro paese, per permettere al governo che abbiamo, con il contributo della politica che questo paese disamorato ha espresso, di leccare le nostre ferite.

Quei nomi e cognomi li vogliamo conoscere perché non saranno più degni di essere votati, non hanno il cuore di rappresentare le nostre angosce, non hanno la statura per affidargli il nostro futuro…..noi siamo quegli italiani delusi da chi ha reso la politica lontana dalla collettività’.

Giovanna Marchese Bellaroto
Presidente CNA Commercio Roma

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