La nuova droit sarkoziana viaggia con il freno a mano tirato. Nel giorno in cui scattano le manette per l’ex golden boy di Sarkozy, Boris Boillon, fermato con 400mila euro in contanti, da Arcachon (Gironde), un’altra tegola si abbatte sul compagno di Carlà: al tradizionale appuntamento post estivo per fare la conta di chi è ancora al fianco dell’ex presidente francese, non arrivano le risposte cercate.

Boillon
L’ex consigliere di Sarkò, numero uno della società Spartago Consulting, è stato fermato dai doganieri mentre stava salendo su un treno per Bruxelles. Dovrà rispondere di mancato rispetto degli obblighi di dichiarazione di valuta. Nell’Ue infatti vige l’obbligo di dichiarare movimenti superiori ai 10mila euro. Secondo fonti giornalistiche francesi, Boillon avrebbe spiegato che i soldi erano frutto di consulenze svolte in Iraq.

Ricomincio dall’UMP
Già da qualche settimana si erano rincorse le voci che volevano Nicolas Sarkozy intenzionato a scendere in pista per riprendersi l’Eliseo, a seguito del primo anno controverso targato Hollande. Ma le difficoltà, dopo i moniti lanciati da François Copè sul rinnovamento del partito, non vertono tanto su modi e tempi, quanto sull’opportunità di ripresentare l’ex presidente come nuovo candidato. Per dirne una, se dodici mesi fa a Nizza l’Associazione Amici di Sarkozy aveva fatto registrare il tutto esaurito, questa volta no, con assenze di peso: Xavier Bertrand, Bruno Le Maire, Laurent Wauquiez, Nathalie Kosciusko-Morizet, Eric Ciotti, Luc Chatel, Valérie Pécresse. “I tenori giocano apertamente contro di lui”, osserva Le Figarò, e lottano per impedire un suo possibile ritorno nell’autunno del 2014, dopo le elezioni europee.

L’inventario
L’inventario dell’UMP rivendicato un mese fa da Jean-Francois Copè sembrava una liberazione, una marca di fiducia in più dopo la rottura assunta poche settimane prima da parte di François Fillon. Ma adesso volti nuovi come il sindaco Xavier Bertrand, attraverso la preziosa collaborazione di Laurent Wauquiez, sperano di sbarrare la strada al “vecchio” Sarkò per poter giocare la propria partita nella corsa per l’Eliseo. Non è stata particolarmente gradita la mossa di Sarkozy dello scorso 8 luglio, quando dopo la bocciatura del suo piano-rimborsi da parte del Conseille Constitutionnelle, la stampa francese aveva cavalcato anche i segnali che giungevano dal vecchio entourage di Sarkozy. Ma quel giorno, secondo alcuni analisti, l’ex presidente ha ecceduto non poco dinanzi ai suoi possibili sostenitori.

La rabbia di Fillon
Non solo ha delineato un progetto per il 2017, sollevando dubbi circa il suo desiderio di tornare, ma ha umiliato ancora una volta l’altro François. Pochi giorni dopo infatti Fillon ebbe a dire in un incontro pubblico a La Grande-Motte che non intendeva “legare il futuro dell’UMP ad un uomo, l’UMP non può vivere in attesa di un uomo provvidenziale”. Ecco lo scoglio interno: Fillon e il suo clan hanno semplicemente scelto di affrontare a viso aperto Sarkozy, senza regalargli la leadership (e quindi la candidatura) per meriti del passato. Stessi toni da parte del vice-presidente dell’UMP, Luc Chateli: “Non sono sicuro che ci sia un uomo provvidenziale”. E ancora: “La partita deve essere aperta”, ha aggiunto il non-allineato Hervé Mariton, responsabile del programma del partito.

La bomba di Copé
Il presidente dell’UMP, considerato fino a questo momento come il miglior alleato di Nicolas Sarkozy, ha dato il via libera a un inventario “serio e oggettivo” del quinquennio sarkoziano 2007-2012. Come dire che il suo discorso della “libertà”, sviluppato alle bocche del Rodano qualche giorno fa, è stato un modo per mostrare il proprio presente di chi vorrebbe voltare pagina. Nessuno però nella nomenclatura dell’UMP e tra le elites industriali che lo sostengono, tiferebbe per un gioco delle coppie che “sa di vecchio”. E bollano la gara Sarkozy-Fillon niente più che un remake di scontri andati in scena ieri, che alla droit francese hanno nuociuto parecchio. La partita è solo all’inizio.

twitter@FDepalo

 

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