Vendita in blocco o anche per segmenti, a chiunque fosse interessato e a qualsiasi prezzo. “Questa sarebbe l’unica soluzione per Alitalia per evitare la comica finale di Poste Italiane”. È la ricetta di Michele Magno, già dirigente sindacale e politico di spicco nella Cgil e nel Pci, ora editorialista e saggista, secondo cui chi ha “contribuito al disastro di Alitalia oggi non può rivendicare alcuna purezza sindacale”.

Enrico Letta “consegna” il pacco Alitalia a Poste Italiane e Guglielmo Epifani plaude purché si eviti il commissariamento. Hanno ragione?
Credo sia una scelta radicalmente sbagliata. Al contrario penso che l’unica soluzione sia proprio quella di commissariare Alitalia. E come ha suggerito Carlo Stagnaro, posizione tra l’altro ripresa su Repubblica da Alessandro De Nicola, quella sarebbe la strada da seguire per poi avviare apposite procedure concorsuali adottando il medesimo metodo utilizzato per Swisse Air.

Quindi una vendita in blocco?
Sì, ma anche per segmenti, a chiunque fosse interessato e a qualsiasi prezzo. Questa sarebbe l’unica soluzione per evitare quella che io definisco una comica finale rappresentata dall’ingresso di Poste Italiane.

Scenario cui invece i sindacati applaudono.
A Epifani dedicherei una massima di Leo Longanesi che dice: “Gli italiani, quando suona il campanello d’allarme della loro coscienza, fingono di non essere in casa”. Il segretario del Pd dovrebbe ricordarsi cosa sostenne sulla crisi Alitalia assieme alle altre confederazioni quando era al vertice della Cgil nel 2008: funzionarono da scendiletto per un’operazione voluta da Berlusconi che è costata ai contribuenti italiani tra i cinque e i sette miliardi di euro. Senza dimenticare, come evidenzia De Nicola, le altre centinaia di milioni persi per i prezzi imposti dalla commissione monopolistica in cui la compagnia si è trovata sulla tratta Roma-Milano. Per cui Epifani prima di parlare dovrebbe, come si diceva un tempo, fare autocritica sulla vicenda che nel 2008 lo ha visto alleato con gli imprenditori che, alla prova dei fatti, sono stati poco patriottici in un’operazione disastrosa sul piano finanziario.

Epifani chiede anche di rinegoziare con Air France, ma forse ignora che la compagnia perde 700mila euro al giorno?
Non solo. Sta aumentando lingerenza del governo nelle crisi industriali nazionali più delicate che riguardano aziende private. Un intervento che, caso per caso, può anche trovare delle giustificazioni ma non mi sembra che risponda a un’analisi sulla condizione critica in cui versa il Paese. E soprattutto non riflette una strategia di intervento: è una linea di azione molto empirica, che tenta di tamponare i disastri. Il passaggio più delicato su ritrova nel fatto che Poste entra in un’azienda italiana che macina perdite e debiti ogni giorno, ma non so come giudichino questa scelta i risparmiatori postali. Una vicenda che francamente lascia molto perplessi.

Giorni fa era trapelato che da Parigi, in caso di acquisto da parte di Air France, sarebbero stati tagliati 6000 dipendenti in esubero: un passaggio che è stato decisivo per l’accelerazione di Poste?
Non lo escludo. Ma anche nel 2008 se si fosse venduta Alitalia a Air France-KLM ci sarebbero stati problemi sui livelli occupazionali, come riorganizzazione del lavoro e taglio del personale. Probabilmente sarebbe costata meno: sette anni di cassa integrazione accompagnati da una legge che di fatto sospendeva la normativa antitrust. Sono elementi che non andrebbero dimenticati.

Allora Air France avrebbe sborsato un miliardo e sette…
E accollandosi i debiti. Oggi, se fossero disposti, gliela venderei su un piatto d’argento a qualsiasi prezzo ma naturalmente concordando condizioni accettabili per acquisto e tutela occupazionale. Ma chi ha contribuito al disastro andato in scena ieri, oggi non può invocare una sorta di purezza sindacale.

twitter@FDepalo

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