“La partita è ben lontana dal fischio finale perché la sentenza che mi ha condannato è fondata su delle falsità e sarà ribaltata molto presto”.

Fedele alla metafora calcistica, fedele all’abitudine delle dichiarazioni-choc rilasciate a mezzo Bruno Vespa in questo periodo, Berlusconi informa il popolo che da qualche parte è stato organizzato un quarto grado di giudizio e che la sentenza che lo ha condannato a quattro anni per frode fiscale sarà presto ribaltata. L’alternativa è che nessuno dei suoi innumerevoli consiglieri legai abbia avuto il coraggio di dirgli che la sentenza emessa la scorsa estate dalla Cassazione è definitiva e inappellabile.

Quale che sia il caso, si sa che Berlusconi è un combattente, incapace di arrendersi o di darsi per vinto. E quindi all’indomani del voto della Giunta per il Regolamento, che ha stabilito come la sua decadenza da senatore sarà votata a scrutinio palese, torna a ringhiare. Obiettivo, neanche a dirlo, i giudici e gli strani alleati di governo del Pd.

“L’atteggiamento della sinistra, e non solo, è ormai sotto gli occhi di chiunque abbia anche soltanto un minimo di onestà intellettuale. Ma hanno commesso un autogol; gli italiani hanno capito che vogliono eliminarmi per sempre dalla vita politica”, spiega Berlusconi.

E, a parte che non si capisce bene perché la sinistra avrebbe fatto autogol, c’è da segnalare un’ulteriore distrazione del leader Pdl/FI: l’eventuale decadenza da senatore non significherebbe in alcun modo eliminazione dalla vita politica. Lo dimostra Grillo, che notoriamente non siede in Parlamento. E lo dimostra lo stesso Berlusconi, che nella legislatura in corso non ha partecipato alle sedute del Senato quasi mai.

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