“Occorre una Costituente, al di fuori degli schemi organizzativi, per investire in un progetto culturale: così sarà la nuova Todi”. Parola di Natale Forlani, direttore generale dell’Immigrazione, al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, coautore del Libro Bianco di Marco Biagi, e portavoce del coordinamento cattolico di Todi, mentre il Parlamento discute la fiducia al governo Letta.

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Nuovo schieramento moderato e popolare, è il momento per far nascere il Ppe italiano?
Siamo già in ritardo, l’evoluzione della politica italiana da tempo va nella direzione della creazione di un contenitore di centrodestra più radicato nelle liberalità e nelle direttive di un movimento europeo dal carattere popolare. Era una mossa già nelle ragioni della crisi che ha portato il governo Monti.

Perché si è perso del tempo?
Intanto si sta verificando un movimento che mette in crisi non solo il centrodestra, ma anche il centrosinistra: le basi ideali che portano ad aggregare quelle componenti fondamentali che si confrontano ma che devono anche rinnovare.

Troppe differenze ed egoismi?
Alla fine la radice liberalcattolica e quella riformatrice di sinistra possono confrontarsi serenamente, pur avendo la necessità di modernizzare le basi che hanno costruito lo sviluppo negli ultimi quarant’anni.

Il seme dell’impegno di Todi quando darà i frutti?
Le basi sulle quali fu costruita l’operazione Todi erano quelle di mettere assieme la capacità di coloro che erano impegnati nel sociale e di coloro che lo erano in politica sul condividere non solo le idealità di carattere generale, ma piuttosto le declinazioni in un contesto concreto.

Come famiglia e imprese?
Sono due cardini. Il mondo cattolico deve interrogarsi sul perché una delle radici fondamentali dell’identità nazionale non riesca mai a diventare centrale nell’agenda politica. É una domanda che avremmo dovuto porci e dare, insieme, risposte credibili dal punto di vista programmatico-progettuale. E organizzare capacità di alleanze che andassero anche al di là del mondo cattolico.

Un disegno quindi non solo partitico?
Tutt’altro, anzi un lavoro di riaggregazione attorno a strade condivise con possibili proiezioni di carattere parlamentare. Purtroppo tale evoluzione, faticosamente in embrione da un biennio, si è arenata nell’operazione montiana che ha fatto sgonfiare i propositi di Todi anziché riaggregare potenziali adesioni su obiettivi economico e sociali condivisi.

Qual è il passo nuovo da compiere?
Recuperare il tessuto imprenditoriale, ricostruire su basi nuove la sussidiarietà a partire da un ruolo vitale della famiglia, in un momento in cui proprio la famiglia in quanto ammortizzatore sociale si trova in grosse difficoltà. La contraddizione potrà essere risolta attraverso un movimento popolare che investa sulle basi dello sviluppo italiano. Contrariamente saremo destinati ad un declino ineluttabile, i cui primi tratti sono già evidenti.

Ma le pulsioni movimentiste che si stanno emancipando, vanno nella direzione auspicata da Todi?
Occorre una Costituente di carattere partitico che guardi i grandi movimenti popolari europei, ma a patto che si fuoriesca dagli schemi organizzativi e prettamente partitici per investire in un progetto di spessore culturale. Che, al momento, è ancora tutto da costruire perché non sarà certo un rassemblement a risolvere i nodi: bensì un lavorìo con il contributo delle fondazioni culturali del mondo cattolico, con chi è impegnato nel sociale e con gli intellettuali.

twitter@FDepalo

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