L’economia sinistra secondo Gianni Cuperlo, la filosofia fiscale di Matteo Renzi, il terzismo di Gianni Pittella e il para renzismo del sinistro Pippo Civati. Ecco un confronto fra i documenti presentati dai candidati alle primarie del Pd spulciando fra le proposte su fisco e politica economica.

L’economia sinistra secondo Cuperlo

In materia di politica economica e fiscale Gianni Cuperlo sceglie una via ortodossamente keynesiana nella quale propone l’innalzamento del deficit dal 2,5% al 2,7% per destinare 3 miliardi di euro a esodati, infrastrutture e occupazione. Nessun argomento di riforma radicale sulla spesa pubblica, ma un rafforzamento della stessa soprattutto nei settori della cultura e della formazione. La frase chiave della mozione Cuperlo è che la spesa pubblica non va ridotta, ma riqualificata. Unico passaggio significativo sulla Costituzione è sulla riforma del titolo V per ridurre il multilivello istituzionale che alimenta i centri di spesa. Sulla fiscalità è la solita solfa della sinistra, ovvero più tasse sui redditi medio-alti, redistribuzione del reddito con la patrimoniale, abbassamento delle fiscalità su over 50 e giovani, reddito di cittadinanza finanziato dall’innalzamento della pressione fiscale ai ricchi, mantenimento delle grandi aziende di Stato, lotta all’evasione. Insomma, la linea sulla politica economica la detta il Fassina-pensiero?

La filosofia fiscale di Renzi

Su questo tema le differenze con Matteo Renzi sono marcate. Il Sindaco di Firenze propone una nuova filosofia “mai più partito delle tasse”, recupero evasione fiscale destinato alla detassazione di lavoro e imprese, stop alla spesa pubblica e agli sprechi (ma nella mozione non è spiegato come e dove), semplificazione normativa del fisco, fiscalità di vantaggio per le start-up, spiragli sulle privatizzazioni (“l’italianità da difendere non è il passaporto dell’azionista, ma la qualità del prodotto”) e contributo di solidarietà da chiedere alle pensioni d’oro. Infine Renzi si dichiara favorevole allo sforamento del 3% nel rapporto deficit/pil imposto dall’UE per avere più spazio di manovra con la finanza pubblica, ma “solo dopo che abbiamo avviato le riforme” per andare a Bruxelles e portare a casa condizioni più favorevoli. Insomma, un vorrei ma non posso (alla Enrico Letta, che pure il Rottamatore spesso bistratta proprio su questo punto…).

La terzietà di Pittella

Gianni Pittella si posiziona a metà strada tra i primi due sfidanti: da un lato punta sull’amministrazione dei beni comuni da parte dei cittadini come principio di sussidiarietà rispetto allo Stato, dall’altro enfatizza anche lui gli investimenti pubblici su istruzione, infrastrutture e ricerca. Il documento non è specifico, ma par di intuire il favore verso l’introduzione del reddito di cittadinanza. E’ l’unico a puntare la luce sulle spese militari, delle quali chiede la riduzione. La spesa va ridotta, ma solo nei periodi in cui questo è socialmente sostenibile, in maniera mirata, ma non lineare.

Il para renzismo del sinistro Civati

Pippo Civati crede invece nella mappatura delle competenze della PA, nella selezione e formazione di una classe di dipendenti pubblici che la rende migliore rispetto a quella attuale. Mentre contro sprechi e clientele la proposta si basa sull’utilizzo degli open data e sull’amministrazione trasparente. Nel pubblico è importante regolarizzare i precari, soprattutto nel mondo dell’istruzione e della ricerca. Anche Civati vuol fare la cresta sulle pensioni d’oro ottenute con sistema retributivo per finanziare reddito di cittadinanza e sussidio di disoccupazione universale. L’ex Giovane turco prospetta riduzione degli stipendi degli alti burocrati e riduzione della pressione fiscale sul reddito, mentre s’intravvedono propensioni alla tassazione patrimoniale progressiva. Infine anche Civati, come Renzi, propone di destinare le risorse dell’evasione alla detassazione del lavoro.

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