lunedì è iniziato il corso su Lobbying e Democrazia in Bocconi. è una buona notizia. Il fatto che un ateneo scelga di offrire ai propri studenti un percorso di formazione su un tema così attuale (e, paradossalmente, così poco conosciuto) non può che far bene al dibattito.

Peraltro la maggior parte dell’offerta formativa in circolazione ha un taglio professionale: è cioè post-universitaria e finalizzata a formare i futuri professionisti della rappresentanza. Solamente a Roma e Milano ci sono almeno 5 master sul tema lobby e public affairs. Invece sono pochissimi i casi di insegnamenti universitari (o para-universitari, come questo in Bocconi) in cui lo scopo è discutere del tema, spiegandolo agli studenti. Pura teoria, senza l’ossessione della pratica, che in certi casi (e questo è uno di quelli) fa bene.

In tutto 8 lezioni, ciascuna divisa in due parti: la prima dedicata all’esposizione dei temi principali; la seconda destinata all’approfondimento, attraverso la discussione in aula, per elaborare volta per volta una serie di punti utili a costruire le risposte alle domande di fondo del corso.

Le prime 4 lezioni del corso sono dedicate alle regole del lobbying: nel mondo, negli Stati Uniti e in Europa e in Italia (a livello nazionale e locale). Le 3 centrali dedicate agli attori del lobbying: sistema industriale, terzo settore, società civile. L’ultima è dedicata ai lobbisti: come si formano, quanto guadagnano, dove lavorano. é prevista la presenza di 3 ospiti in rappresentanza dell’impresa, della società civile e naturalmente del mondo dei lobbisti (QUI il programma completo).

La prima lezione ha riguardato soprattutto la “scollatura” tra il racconto mediatico delle lobby e la conoscenza reale del tema. La domanda di fondo era: quanto ne sa il “signor Mario Rossi” del lobbying? Molto poco, anche se è convinto del contrario. Il poverino non sa che gran parte delle notizie che ruminano i media hanno il rating C–, spazzatura. Tra questi il famoso servizio de Le Iene (lo trovate QUI), oppure una altrettanto celebre intervista televisiva a un lobbista americano che, a domanda esplicita, risponde “tutti firmano assegni nei confronti dei politici ai parti di Washington”.

Conclusione: la realtà del lobbying è nota a pochi a causa di una narrazione mediatica distorta, e contemporaneamente a causa di una regolazione molto approssimativa e lacunosa. La geografia delle lobby, nel mondo, ci dice che pochi – pochissimi – Paesi hanno introdotto regole sul tema. La maggior parte dei governi sceglie di non regolare affatto il lavoro dei lobbisti, o di regolarlo con norme blande.

E poichè è di chiarezza che c’è bisogno, questa è la prima di una serie di Infografiche esclusive e inedite create appositamente per la lezione.

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Non basta per capire un fenomeno complesso. Ma è un inizio, speriamo positivo. We can do it (almeno spero).

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