Allarme rosso. E non solo per la Grecia. I ministri dell’Eurogruppo, tanto per cambiare, guardano con preoccupazione ai destini della zona euro e temono che i numeri per il prossimo anno possano non coincidere con gli obiettivi preposti. Punto di partenza, ancora una volta, Atene: secondo fonti dell’Eurogruppo i 16 ministri dell’eurozona avrebbero ormai maturato piena consapevolezza sull’insostenibilità del debito greco, ma questa volta la prospettiva si chiama contagio degli altri Piigs. Per ora sembra che la Grecia non soddisfi nemmeno i quattro prerequisiti per 1 miliardo di euro che rientravano nella precedente rata del memorandum. Figuriamoci gli altri 2 miliardi previsti per il 2014 dalla troika. E senza dimenticare l’opzione mai sopita del FMI di effettuare un prelievo una tantum sui conti correnti come forma di autofinanziamento: insomma, applicare a tutti i Piigs il modello Cipro.

Qui Atene
Le autorità greche hanno comunicato alla Troika che le aziende di stato (come le due della difesa maggiormente indiziate di chiudere i battenti), hanno dei passivi significativi. Come mai si chiedono allora a Bruxelles se persino italiani e spagnoli guadagnano dalle loro industrie, solo i Greci hanno perdite così consistenti? Passivi che, alla fine, sarebbero pagati dai cittadini, visto che i 10 grandi gruppi industriali del Paese (tv, giornali, costruzioni) secondo un report pubblicato sulla stampa greca, sono esposti con le banche per complessivi 2 miliardi. Le stesse banche che sono state messe sotto la lente di ingrandimento della nuova autorità bancaria continentale (EBA), che ha prescritto il monitoraggio delle 128 maggiori banche nella zona euro. Ai primi quattro posti di questa poco entusiastica classifica quattro banche greche. Che saranno beneficiarie, nel frattempo, di 500 milioni di importo del memorandum entro la fine di quest’anno. Si tratta di proventi da utili ottenuti dalle banche centrali della zona euro oltre che dai ricavi del programma SMP (programma per il mercato della sicurezza) della BCE sui titoli greci. Ma fino ad oggi oltre 2 miliardi di euro sono stati già stati attribuiti alla Grecia (allo scorso 1 luglio).

Pozzo sena fondo
Come dire che quegli istituti finanziari, nonostante i denari del memorandum (quindi anche italiani), sono stati ugualmente messi sotto stretta osservazione dell’Ue. Inoltre, si chiede più di qualcuno nei capannelli di Bruxelles, la valutazione dell’autorità bancaria europea rischia quindi essere falsata da questi soldi che vengono dati nuovamente alle banche dopo i milioni del primo memorandum? Una situazione caotica da un lato ma molto chiara dall’altro, dal momento che a tre anni dall’inizio della crisi finanziaria europea i conti non tornano ancora. A spegnere le speranze ci hanno pensato anche le parole dubbiose del commissario europeo Olli Rehn che annuncia una sorveglianza infinita sulle finanze greche, così come dai nuovi trattati UE per i paesi che ricevono assistenza. Come dire che il prossimo Stato membro a cui dovesse toccare la supervisione della troika, sarebbe destinato a un monitoraggio senza fine.

Dilemma eurogreco
Il nodo dell’Eurogruppo quindi è sempre lo stesso: concedere la dose semestrale o attendere che la Grecia fallisca il prossimo aprile? Nel primo caso serve di nuovo mettere mano al portafogli (dopo che Barroso ha detto che a novembre finiranno i liquidi), nel secondo c’è il rischio di non rivedere mai più i soldi già prestati ad Atene. E poiché nessuno vuole che accada, l’Eurogruppo sollecita le autorità greche a trovare un accordo con la troika per chiudere il gap di bilancio di 2 miliardi di euro. Con la possibilità che i rappresentanti di Bce, Fmi e Ue decidano per il quarto taglio (in tre anni) di pensioni, stipendi e indennità oltre che per altri licenziamenti.

Ma a questo punto ecco che si pone un altro problema: secondo alcuni rumors nel corso della riunione del 24 e 25 ottobre, i leader europei si potrebbero rifiutare di discutere con il premier greco Antonis Samaras dei problemi con Troika. I 16 partner della zona euro starebbero per convergere sul fatto che della riduzione del debito greco se ne discuterà solo dopo le elezioni europee, o per lo meno all’inizio dell’estate. Ma se nel frattempo si avverasse la previsione di Barroso, chi darebbe materialmente quei soldi ad Atene? E ancora: dopo aver rimandato decisioni e strategie a dopo le elezioni tedesche, un ulteriore rinvio quanto gioverebbe al Vecchio Continente?

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