Secondo i sondaggi elettorali, la coalizione kirchnerista dovrebbe subire una pesante sconfitta, attestandosi a circa il 26% delle preferenze, meno della metà dei voti ottenuti nelle elezioni del 2011. L’analisi di Affari Internazionali.

Pubblichiamo un articolo di Affari Internazionali

Il 27 ottobre gli argentini saranno chiamati alle urne per rinnovare un terzo del Senato e metà della Camera dei Deputati. Le elezioni si svolgeranno in un clima di apprensione per le condizioni di salute della presidente Cristina Kirchner, sottoposta l’8 ottobre ad un’operazione chirurgica per ritirare un ematoma celebrale, provocato da un trauma cranico.

Nessuna eternità
Quando Néstor Kirchner morì nel 2010, l’onda emotiva popolare favorì la rielezione alla presidenza di sua moglie Cristina, la cui popolarità in quel momento era piuttosto bassa. Questa volta, tuttavia, la preoccupazione per lo stato di salute della presidente non influenzerà il risultato delle consultazioni.

Secondo i sondaggi elettorali, la coalizione kirchnerista, il Fronte per la vittoria, dovrebbe subire una pesante sconfitta, attestandosi a circa il 26% delle preferenze. Meno della metà dei voti ottenuti nelle elezioni del 2011.

L’immagine della Kirchner è ormai compromessa. Tralasciando i continui scandali di corruzione, le proposte di modifiche della costituzione per permettere rielezioni illimitate (il progetto chiamato “Cristina eterna”) e lo stile irruente della presidente che hanno indisposto gli elettori, il principale problema per gli argentini è senza dubbio l’inflazione, provocata da scelte di politica economica quantomeno discutibili.

Mercato nero
L’aumento dei prezzi è stimato intorno al 30% annuo, un dato che il governo si ostina a negare, indicando “soltanto” un 10% di incremento. Questo tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto non cancella i pesanti effetti negativi sul reddito reale di cittadini, che riverseranno nelle urne la loro frustrazione.

Per cercare di domare l’inflazione, la Banca centrale argentina ha iniziato una politica di difesa artificiale del tasso di cambio del peso con il dollaro, dissanguando in questo modo le riserve valutarie, piombate a 34,7 miliardi di dollari, il valore più basso degli ultimi sei anni.

Allo stesso tempo il governo ha limitato rigidamente la capacità di acquisto e di circolazione di dollari da parte della popolazione, con la naturale conseguente nascita di un florido mercato nero valutario.

Infine, la credibilità dell’esecutivo è ulteriormente minata dalla mancanza di linearità dei provvedimenti adottati. Ad esempio, mentre i contribuenti argentini sono perseguitati dal fisco, il governo ha varato un’ampia amnistia tributaria per tutti i cittadini detentori di conti correnti esteri non dichiarati e denominati in dollari.

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Carlo Cauti è un giornalista della testata brasiliana O Estado de S.Paulo.

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