Mara Carfagna, Sandro Bondi e Gianfranco Rotondi: ecco le tre frecce all’arco di Raffaele Fitto per pescare nei tre bacini di influenza del Pdl. E’ pronta, o quasi, la “squadra” dell’ex governatore pugliese che lo sostiene nella battaglia per il congresso. All’indomani del proclama lanciato dall’ex delfino del Cavaliere, emergono nomi e volti di chi, apertamente o sottotraccia, appoggia l’idea di tornare alla pratica partitica di mozioni e tessere.

Un modo per pesare internamente e per contarsi, nella speranza che il grande capo cambi idea, visto che al momento non è entusiasta dell’idea di Fitto (ricevuto oggi ad Arcore e domani atteso da Floris negli studi di Ballarò). O forse un modo, differente rispetto alle sortite guerrafondaie della pitonessa Daniela Santanché, per tentare di scardinare il progetto neocentrista messo in piedi da Angelino Alfano e dalla sua pattuglia di ministri targati diccì.

La squadra
Ci sono falchi e quasi colombe, liberali e democristiani, moderati e azionisti. Insomma, la squadra di dirigenti pidiellini non alfaniani che gravita attorno all’ex ministro degli Affari Regionali si caratterizza per la mescolanza elevata al cubo. Un dato che risalta subito agli occhi quando si scorrono i nomi. Il democristiano Saverio Romano, la ciellina Mariastella Gelmini, il cattolico Gianfranco Rotondi, l’ex governatrice del Lazio Renata Polverini. Esponenti legati ai territori e quasi mai ricordati per accenni polemici o per essere stati frondisti che inneggiavano alla crisi di governo. Ma accanto a questi, ed ecco la novità, i berlusconiani della prima ora legati a Publitalia come Gianfranco Micciché e Giancarlo Galan, falchi allo stato puro come Daniele Capezzone e Sandro Bondi, berlusconiani “medi” come Stefania Prestigiacomo e Deborah Bergamini, berlusconiani diplomatici come Maurizio Gasparri e Mara Carfagna.

Segnali di fumo
Un congresso che non sia una ripicca, chiede Rotondi. Mentre una classe dirigente legittimata dal basso è la rivendicazione della Gelmini che in Lombardia non solo ha fatto eleggere con una valanga di preferenze l’eurodeputata Lara Comi, ma possiede entrature non da poco. Certo, nella regione locomotiva d’Italia si sta consumando la lotta tutta intestina tra Mario Mantovani e l’ex ministro Paolo Romani, su cui secondo alcune ricostruzioni lo stesso Berlusconi si divertirebbe a provocare fughe in avanti e brusche fermate. Ma comunque è un bacino elettorale su cui l’ultima parola spetta a Cl. C’è poi chi come l’ex aennino Gasparri faticherebbe a convivere non solo con la sigla Forza Italia ma più in generale con una deriva che si distanzi dall’alveo del centrodestra, europeisticamente inteso e sottolinea per questo di apprezzare il “contributo chiaro e politico” arrivato da Fitto. Concetto ribadito da un altro esponente come Pietro Laffranco proveniente da via della Scrofa: “Per gli ex An è naturale sostenere un percorso che consenta di stare in maniera chiara nel centrodestra”.

Spunti per il precongresso
E c’è chi già si iscrive al partito degli azionisti, proponendo congressi anche regionali (Cinzia Bonfrisco) mentre l’ex ministro degli affari Europei Annamaria Bernini punta sull’orgoglio “di una storia e la lealtà a Berlusconi”. Come a voler indicare, ancora una volta, quell’interstizio dove guardare per focalizzare amici e nemici.

 

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