Pare che la lettera fosse privata, una sorta di conversazione/sfogatoio tra berlusconiani della prima ora. E invece l’auspicio del falco Sandro Bondi che alla guida della nuova Forza Italia dopo il padre si metta la figlia è stato reso esplicito, con l’ex ministro della Cultura sobbalzato per la pubblicazione sul Foglio. Ma tant’è. Marina Berlusconi nuova leader del nuovo partito non è un’indiscrezione di oggi o il frutto di qualche strampalata ipotesi delle ultime ore, ma un’idea precisa che da tempo è all’ordine del giorno del “gabinetto di guerra” del fu Pdl. Per una serie di ragioni.

Forza Marina
In principio, era più o meno l’inizio dell’estate, l’intera pattuglia di pidiellini di provenienza Publitalia avevano manifestato interesse ed entusiasmo a questo cambio al vertice con “passaggio patriarcale”. Sia adducendo come motivazione il fatto che solo una Berlusconi sarebbe potuta succedere ad un Berlusconi, sia sotto il profilo della continuità aziendale, quindi familiare. Non solo un endorsement palese da parte del direttore del Foglio Giuliano Ferrara (“rivoluzionaria, nuova, inaudita, una grande story per la curiosità e l’attenzione del mondo”), ma anche pollici in su da parte di alcuni manager.

Abbasso Marina
Contraria, invece, la frangia dei cosiddetti politici di professione, oltre che una penna che conta come Vittorio Feltri. Come sin dalla prima ora il capogruppo Renato Brunetta. E l’ex aenne Altero Matteoli disse: “Le monarchie non mi sono mai piaciute, però può darsi che Marina sia brava quanto il padre, ma non sarebbe sufficiente che ammettesse ‘dal momento che mio padre è in difficoltà, allora arrivo io’. I partiti sono cose serie, frutto di un vissuto da parte di quei molti che, adesso, hanno bisogno di conoscere direzione e obiettivi. Certamente è vero che viviamo sempre più in una società basata sull’immagine, e Marina Berlusconi dispone di un’ottima immagine. Ma per guidare un partito occorre anche qualcos’altro”. Mentre Marco Taradash, ex radicale, giornalista, commentatore e già parlamentare nel ’94 agli albori di Forza Italia era tra i Riformatori pannelliani osservò: “Non credo che i miracoli possano accadere due volte, ovvero che un grande imprenditore riesca a trasformarsi in un grande politico. Eviterei il bis quando non si ha certezza che vada incontro alle necessità del pubblico”.

La contesa
Nel mezzo le due fazioni rappresentate da alfaniani e lealisti, a cui si aggiungono i mediani, con il punto di riferimento dei secondi, Raffaele Fitto, che ieri sera dagli schermi televisivi di Ballarò ha ribadito la propria posizione polemica con il segretario Alfano: “È stato lui a dire che un sedere può occupare una sola sedia. Sulla fiducia ha sbagliato metodo”. E ancora: “Il primo errore da evitare? Quello di dividerci”. Appunto.

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