Ho letto, nei giorni scorsi, con grande attenzione, un post di Alfio Marchini, pronto a lanciarsi prima alle Europee e poi in ambito nazionale con un movimento più allargato rispetto al tentativo (andato a male) di diventare sindaco di Roma.

Dopo averlo letto ho tratto queste mie riflessioni da osservatore oggi esterno, ma, nel periodo delle comunali, parte attiva del progetto marchiniano. Una sorta di “coming out” ad orologeria.

La premessa, infatti, è che lo scorso maggio-giugno 2013 ho fatto parte di un gruppo di lavoro politico che sosteneva sia lo stesso Alfio Marchini, sia in XV municipio (ex XX) una coppia di candidati comunali di “genere” (Alessandro Onorato e Giovanna Marchese Bellaroto) e sul voto di genere tornerò in un prossimo post, perchè è una vera e propria pagliacciata ai danni chiaramente del genere femminile (immolato al 101% sull’altare dei maschi-politici professionisti, con buona pace degli stessi).

Quindi, ho avuto modo di capire da vicino sia il “Marchini-pensiero“, ma soprattutto di poter valutare concretamente il “politico” Marchini. Sempre come “osservatore” ho analizzato, ascoltato, intuito, decifrato la sua strategia.

La politica, ancora oggi, è un “club per pochi intimi” e su questo anche Marchini non si è distinto in modo diverso da altri (condividendo molto poco con i candidati, se non con un ristrettissimo “cerchio magico”).

Questa premessa è importante, anzi direi essenziale, per comprendere alcune “sfumature” delle mie riflessioni sul politico Marchini. Prima, però, vi lascio leggere un suo recente “pensiero” postato sulla pagina di FB.

(by Alfio Marchini – Facebook fanpage) – Dal 2010 mi sono confrontato a lungo con la famiglia e le persone a me più care sulla decisione di impegnarmi anima e corpo nella vita politica della mia città e del mio Paese e una delle riflessioni più frequenti che mi sentivo fare,era la seguente: “Caro Alfio,tu detesti le bugie ma la politica si nutre di questo…” Ebbene,chi mi ha seguito durante la campagna elettorale su Roma avrà notato come non abbia mai rinunciato a di dire la verità, di come realmente fosse la situazione della città e dei numeri che più di mille parole descrivevano lo stato di profonda crisi. Ho evitato di fare promesse demagogiche irrealizzabili e malgrado ciò ero certo sulla possibiltà di una rinascita di Roma ma in un modello innovativo di governo. Ebbene le cronache di questi giorni che descrivono giunta e Sindaco alle prese con il disavanzo monstre di bilancio mi conforta in ciò in cui credo: anche in politica le bugie hanno le gambe corte,anzi ormai cortissime. La grave colpa politica di questa maggioranza e del Sindaco è quella di aver volutamente e in malafede taciuto, quando per mesi in splendida solitudine denunciavo con cifre alla mano la drammaticità della situazione. Hanno preferito una volta di più prendere in giro gli elettori nascondendo la verità ed illudendoli con promesse false e irrealizzabili. Su questo punto la nostra opposizione sarà durissima. Anche come cittadino non accetterò mai da questi signori che aumentino le nostre tasse e che non mantengano le loro promesse. Era tutto chiaro e noto prima. Basta con la politica degli inganni. I cittadini a forza di slogan e promesse smentite subito dopo (come le tasse che scompaiono per poi riapparire magicamente il giorno dopo con un altro nome),hanno ormai una tale confusione che non riescono più a pianificare il loro futuro. La libertà di poter decidere cosa fare della propria vita,la libertà di pianificare il futuro dei propri figli o più semplicemente quando e se comprare un nuovo frigorifero, è un diritto che viene negato quando in malafede si nasconde la realtà. Questi signori sono incapaci di una visione del futuro e si accontentano di vivere alla giornata. Felice per loro che ne sono capaci, ma non più sulla nostra pelle!

RIFLESSIONI SU ALFIO MARCHINI

Su Alfio Marchini-uomo non ho nulla da dire: persona affabile, posso parlarne solo bene. Su Marchini-imprenditore non ho elementi per poterlo valutare, ma mi dicono in giro che sia persona capace. Why not!

Qualche riflessione/critica, non proprio positiva, invece, ce l’ho su Marchini-“politico”.

Partiamo dal dire che movimento nazionale o meno, Marchini non è un politico e non lo sarà mai. E’ un imprenditore cui piacerebbe fare il politico, ma di politica ne mastica ben poca. E’ l’idealtipo del “vorrei, ma non posso”, e proseguirà nel suo disegno, come una mosca sul vetro, perchè è mosso sicuramente da una fortissima, ma anche sana, ambizione personale.

 

Basta analizzare la realtà dei fatti per arrivare a questa conclusione. Su Roma alle ultime comunali la lista di Marchini ha conquistato nelle urne circa il 9.5%, non il 15% che si attendeva, ma, sicuramente, un risultato più che positivo. In altri tempi con queste percentuali un politico avrebbe potuto, “mediando” (tecnica a lui sconosciuta), arrivare, post voto, ad inserirsi in aree centrali del comune, dove avrebbe potuto mettere in pratica il “Marchini-pensiero”.

 

Al termine delle elezioni Alfio ha portato a casa tre consiglieri: se stesso, Alessandro Onorato e Cosimo Dinoi. Un minuto prima del primo consiglio comunale Dinoi ha alzato la mano e creato un gruppo misto uscendo da Marchini (primo schiaffo morale, nonchè politico – una figuraccia di portata unica per il leader di un nuovo movimento). Praticamente si è portato in lista candidati che potrebbero averlo usato come un “ascensore” e nemmeno l’ha capito (o comunque, nella migliore delle ipotesi, sono stati compagni di viaggio inutili). Già questo dovrebbe far riflettere sul Marchini politico. Ma andiamo per ordine.

Rimangono così Marchini ed Onorato, oggi capogruppo di se stesso e del suo leader (Marchini), ma un capogruppo non si rifiuta a nessuno, fa comunque chic e giustamente Onorato si è portato a casa il suo piccolo risultato, nonostante che, pre-elezioni ambisse, a diventare (sempre post voto) vice-sindaco (ma non c’è nulla di male in questo) o con Marchini o eventualmente con Ignazio Marino.

Gli addetti ai lavori si aspettavano, poi, dopo la dichiarazione di appoggio di Marchini ad una certa “discontinuità” (quindi a Marino, anche se mai detto in modo diretto, quindi anche questo un errore marchiano), che i due marchiniani doc fossero inseriti (al termine delle elezioni) almeno in una delle tante commissioni capitoline come presidenti o vice-presidenti. Invece zero carbonella. Sono dei semplici membri, ma di ruolo di indirizzo o di governo nemmeno l’ombra, nonostante l’apertura di fatto a Marino.

Solo Onorato, ho scoperto, è in una “commissione speciale” (appena inventata da Marino) sullo studio economico di Roma – cosa sia non si sa, ma, alla fine, e visti i tempi, meglio questo che rimanere a casa a vedere su SkyTg24 gli altri che fanno politica.

Una commissione speciale a dire il vero l’ha presa anche il radicale Riccardo Magi, inserito in quota ai radicali in una lista di sostegno a Marino, che, ha speso due lire ed oggi è presidente della commissione speciale sulla trasparenza (che almeno ha un senso politico). Ma i radicali ancora oggi sanno fare politica (hanno un ministro, la Bonino, senza avere neppure un parlamentare). Non sono dei neofiti.

 

Ma torniamo all’inizio di Marchini.

Perchè Marchini, ripeto, ha fallito politicamente, al di là delle poltrone non coperte o dei due/tre consiglieri portati a casa?

Perchè sinceramente non è mai stato leader di una lista civica: la stragrande maggioranza dei candidati presidenti dei XV municipi romani infatti erano ex politici di altri partiti (principalmente di sinistra o centro-sinistra); sotto c’erano i candidati, questi sì civici, che hanno portato i voti (ovvero l’acqua con le orecchie) ai candidati presidenti. Quando questi ultimi sono tutti crollati al voto, hanno accettato (grazie alle preferenze raccolte dai 24 civici delle diverse liste municipali) di sedersi sullo scranno municipale come semplici consiglieri. Tra questi anche un ex senatore del PD, che oggi fa il semplice consigliere a 700-800 euro base mese.

E’ questo il grande disegno politico di Marchini su Roma? Aiutare (forse) degli ex politici a provare a rimanere in sella su uno strapuntino municipale?

Mi sembra un disegno asfittico, oltre che morto in partenza. Non vi dico il malumore presente tra gli ex candidati ai municipi.

Tutti arrabbiati neri, poi nessuno parla in faccia, perchè chiaramente Marchini è sempre un imprenditore di successo. “Hai visto mai…'”, avrebbe detto mio nonno. Meglio tacere, che fare gli eroi e dire ciò che si pensa realmente (come è successo nella riunione pre-estiva del “rompete le righe” marchiniano -più vicina all’immagine di uno sfogatoio politico che ad una riunione tecnica vera e propria).

Nel backstage poi dell’hotel Royal Santina, nella zona della stazione Termini, si aggirava anche un procuratore di investimenti nell’eolico (con cui mi sono amabilmente intrattenuto, perchè l’anima del giornalista non l’ho ancora abbandonata). Insomma un “Meltin’pot” politico-imprenditoriale, una zuppa primordiale, dove sinceramente non ho capito dove inizia la politica e dove finisce il business (ma giustamente perchè non invitare ad un evento anche persone con cui potrebbero nascere dei business? Hai visto mai che magari si innamorano del progetto e si candidano alle Europee?). E’ una politica “liquida”, c’è spazio per tutti.

 

Ma torniamo ai candidati civici “trombati”.  Molti di questi mentre partecipano, almeno fisicamente, agli eventi di Marchini, hanno già in agenda appuntamenti con altri movimenti e partiti, pronti a scegliere il meglio per loro. Insomma veramente una piattaforma coesa e soprattutto “convinta” per creare un nuovo movimento politico, in linea, però, bisogna dirlo con quello che si vede ogni giorno nella politica nazionale.

 

Singolare, poi, che ad una riunione politica (parlo sempre di quella pre-estiva) sia il leader del partito a chiedere ai suoi “civici” cosa fare, che non lo stesso ad indicare o tracciare le linee guida del futuro, tutto sotto l’occhio vigile del delfino Onorato, innamorato, volente o nolente, del progetto marchiniano. D’altronde, dopo lo schiaffo delle politiche 2013, Onorato (era numero 3 nel Lazio, ma l’UDC è crollato miseramente e con il partito dello scudocrociato anche il sogno del giovane politico di Ostia di entrare in Parlamento dalla porta centrale) ha trovato un nuovo “padre” politico in Marchini, dopo essere stato cresciuto nell’alveo dell’UDC di Casini.

Una cosa è certa la lista comunale/municipale di Marchini era “civica” nella forma, ma non nella sostanza, quindi già morta come nuova idea politica prima di nascere.

Marchini aveva poco tempo per la campagna delle comunali (anche se nel suo post sembrerebbe che ci pensasse da tre anni) e non poteva, per esempio, chiedere ad Onorato o ad altri di farsi da parte (perchè avrebbe perso per esempio i 4 mila voti dell’ex delfino di Casini), quindi, alla fine sono saliti in Campidoglio, ad eccezione di Marchini, solo “politici di professione” (Onorato era UDC e Dinoi era la “longa mano” di Michele Baldi – eletto consigliere regionale con Nicola Zingaretti alle ultime amministrative).

Se domani Marchini si dimettesse da consigliere, tra l’altro, a conferma di questa mia tesi, salirebbe Francesco Saccone (primo dei non eletti), ex Udc e uomo di Lorenzo Cesa e così fino al terzo-quarto dei non eletti. Di cosiddetti civici nemmeno l’ombra. Tutti portati dentro per portare voti, ma nessuno di questi aveva l’1% di possibilità di farcela. Ma è bene ricordare che nessuno è stato obbligato con la pistola alle tempie, quindi liberi, questi civici, anche di perdere tempo. Alla fine ormai nella cosiddetta nuova politica un “giro” non si rifiuta a nessuno.

Senza apparati di partiti a Roma è impossibile prendere più di 1.000 preferenze individuali. Chi si presenta lo fa a suo rischio e pericolo.

Questo, però, Marchini lo sapeva, ma ha fatto finta di non saperlo e i candidati al consiglio comunale, chi più, chi meno, molto ambiziosi, hanno tutti sbagliato a candidarsi con queste “regole della casa” e con un voto di genere (se parliamo delle candidate) vera e propria pagliacciata di queste ultime comunali romane.

I civici, per capirci, hanno fatto un grande piacere a Marchini, ma non a loro stessi; si sono sono suicidati con il sorriso sulla bocca, come i tonni che entrano nella tonnara sapendo di dover morire al termine della giornata.

Altro aspetto particolarmente delicato è il tema del “back office” di Marchini. Chi tiene la cabina di regia politica dell’imprenditore romano? La front-line è chiaramente lui, ma dietro ci sono tanti politici romani (Alessandro Onorato, Riccardo Milana, Mario Mei e fino ad un certo punto anche Baldi – per non parlare delle incursioni, in stile “padre nobile” di Lorenzo Cesa a supporto di alcuni suoi delfini) tutti dell’area di centro-sinistra, tutti ex parlamentari ed ex consiglieri regionali.

 

Marchini è veramente trasversale rispetto alla politica? Lo sarebbe se avesse nella cabina di regia solo esponenti della cosiddetta “società civile”, ma così non è. E’ una scelta politica anche questa, ma non può dichiararsi libero, vergine, come vorrebbe far intendere adesso non solo al pubblico romano, ma anche a quello nazionale.

 

Questo l’Alfio Marchini-politico lo dovrebbe dire con forza, soprattutto all’inizio del suo nuovo progetto: “Io Marchini sono questo e mi accompagno con questi politici per questa o quella ragione”. Altrimenti caro Marchini-politico, la trasparenza politica va a farsi benedire (tra l’altro sarebbe interessante conoscere il totale dell’investimento economico della sua candidatura a sindaco, così giusto per informazione).

L’elettore deve sempre sapere con chi ci si accompagna e poi spetterà all’elettore decidere se rimanere o andarsene, ma bisognerebbe dirglielo. Altrimenti dove è questo nuovo modo di fare politica? Dove è che si cerca di “Cambiare Davvero” (parafrasando il nome della fondazione di Onorato, sbandierata come feticcio della nuova politica, dall’ex giovane colonnello di Casini a Roma)?

Poi c’è il “cameo” dell’assessore Simone Ariola. Uomo da sempre di destra (sono usciti su RomaXV anche manifesti che lo ritraggono ironicamente con il saluto romano ma per sottolineare i suoi “salti della quaglia” – ma si sa a Roma è pieno di maligni), che, dopo aver sfiduciato nei mesi precedenti l’elezione di Roma, il presidente del XV (Gianni Giacomini-PDL, oggi Forza Italia), ha deciso di entrare nel gruppo dei marchiniani come candidato presidente del XV, perchè dice di avere a “cuore” il suo territorio (dice così almeno) e con una inversione ad “U” degna di un equilibrista, al ballottaggio ha interpretato la “discontinuità” tanto sbandierata dal suo leader Marchini, come un’opportunità di ritornare a contare politicamente proprio sul suo territorio. Ecco che allora ha sostenuto Daniele Torquati (vincitore delle primarie del PD in XV) e ha contribuito (anche se non in misura determinante), lui uomo di destra della “prima ora”, a far saltare il banco a Romanord, dove, da secoli, non vinceva la sinistra.

 

Oggi è l’assessore al commercio del XV municipio. Ma la cosa comica di tutta questa storia è che il fascio-comunista Ariola, così come l’ha ribattezzato il quotidiano IL GIORNALE, rendendolo famoso per un giorno nelle pagine nazionali dello zibaldone politico, oggi può decidere se spendere o meno un euro, perchè è al governo del suo territorio. Marchini no, e tantomeno Onorato, che, al massimo, si trasformerà in un “ricercatore” per il comune di Roma, vista la neo qualifica di presidente di commissione speciale all’interno della municipalità capitolina.

E’ bene sottolineare, perchè la memoria storica non è nel dna della politica italiana, che il risultato di Ariola, nasce dall’ambizione di questo esponente locale, non da una cabina di regia di Marchini o tantomeno di Onorato, che, nonostante fosse stato telefonicamente invitato dal sottoscritto ad occuparsi del coordinamento della fase del ballottaggio, era intento in quel periodo giustamente ad occuparsi delle cose personali. Perchè, sempre giustamente, mi si permetta l’ironia, se ambisci a fare il vice-sindaco perdi tempo su un territorio a dirimere questioni politiche? Ma che scherziamo, fosse mai che ci si occupa di politica se uno fa politica. 

 

Per Cambiare Davvero, però, bisogna avere la volontà reale di cambiare davvero e non ci si può limitare ad un gioco di parole. Ma non me la prendo con Onorato, è giovane, è ambizioso, crescerà (speriamo) e poi capisco che dopo 14-15 anni di esperienze politiche tra sinistra e UDC (fu eletto con la lista civica di Veltroni alle precedenti comunali, poi il salto nell’UDC romano) si sia un po’ adagiato (forse), poi il Porcellum ha fatto il resto, cioè ha creato una sorta di effetto placebo.

Per finire, quindi, Ariola diventa assessore, non per un fine gioco di incastri politici coordinati da una sopraffina cabina di regia marchiniana, ma per le relazioni personali create dallo stesso fascio-comunista in questi anni con la sinistra.

Quindi, Marchini non può mettere la “coccarda” del vincitore politico neppure su questo piccolo risultato municipale. Una Waterloo sotto tutti i punti di vista, che adesso su Facebook vuole trasformare in una vittoria, perchè tanto la gente, non parla, non scrive, non riflette (ad eccezione del sottoscritto naturalmente).

Con queste premesse e soprattutto con questi risultati (molto scarsi) Marchini vuole fare un partito nazionale? Non mi sembra proprio che ci siano le condizioni di partenza.

E’ la prima volta inoltre che un leader di un partito (Marchini) pesa meno di un suo candidato (tra l’altro nemmeno eletto in XV, ma chiamato come “esterno” dal PD di Torquati). Pur non condividendo le ragioni di questa scelta di Ariola, il neo “compagno” ha dato delle lezioni di mediazione politica sia al suo leader (Marchini) sia all’ambizioso ex delfino scudocrociato (Onorato). Se non ci fosse da piangere, credetemi, ci sarebbe da ridere da qui fino all’eternità.

Detto questo ribadisco il mio rispetto per l’uomo ed imprenditore Marchini, politicamente ha fatto una serie di errori interminabili, secondo il mio modesto parere.

Detto questo “in bocca la lupo” al suo progetto, perchè è tempo di “cambiare davvero”; ma con un movimento nuovo, non con fotocopie di progetti politici già visti e morti prima di nascere.

Spero che il messaggio al moderato Marchini, dopo questo post, arrivi forte e chiaro, e lo porti a fare almeno un serio ed attento esame di coscienza interno, magari aprendo a tutti i suoi sostenitori la cabina di regia dell’Ostiense (o quella di casa sua), più vicina all’immagine di una Minas Tirith del “Signore degli Anelli” che ad un laboratorio politico aperto a tutti.

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