“Sono lieto di continuare a far parte, come senatore a vita, del Gruppo di Scelta Civica al Senato”, ha scritto Mario Monti in una lettera indirizzata ad Alberto Bombassei, Benedetto Della Vedova e Gianluca Susta. Un altro capitolo arricchisce la vicenda della rottura interna a Sc, dopo il passo indietro dello stesso professore a seguito del pranzo del ministro della Difesa Mario Mauro con Silvio Berlusconi. E con i venti di scissione che, da spifferi, si fanno consolidate certezze.

Ma, fermo restando il rispetto che si deve per le scelte politiche e le mosse strategiche di ciascuno, a questo punto sembra sempre più imprescindibile una presa di coscienza, definitiva e credibile. E interrogarsi su quanto appeal possa aggiungere a una formazione data in netto calo di consensi (rispetto al risultato elettorale di febbraio) questo mettere un passo in avanti per poi farne due indietro.

Ragion per cui, anche alla luce della stazza sociale e accademica dei protagonisti, logica vorrebbe che si chiarisse una volta per tutte direttrice di marcia e intenzioni personali: senza rancore ma senza altre e deleterie titubanze. Perché, come testimoniano le analisi del sondaggista Ferrari Nasi, la contingenza del caos permanente tutto interno al partito, è vista come una precisa deminutio dall’elettorato: ergo non porta e non porterà benefici di sorta. Il capitolo di oggi, sommato agli altri, altro non è che una sorta di alimentazione e idratazione “politica” forzata di Scelta Civica. A cui sarebbe utile e saggio mettere fine per definire, serenamente ma seriamente, mete e obiettivi.

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