Problema risolto. Accordo trovato, shutdown evitato, con gran sollievo del Presidente, della classe politica, soprattutto i democrats, degli investitori internazionali (i famigerati “mercati”) e dei contribuenti.

Anche i lobbisti hanno di che festeggiare. Possono riprendere le attività. Alla sospensione dell’erogazione dei servizi – causata a sua volta dall’impasse dei negoziati tra repubblicani e democratici – era seguito il rallentamento dei negoziati tra rappresentanti di interessi e congressisti. Un circolo vizioso poco redditizio per i lobbisti di Washington, che come la gran parte dei professionisti americani fattura le ore lavorate.

Così non si dovrà più perdere tempo a discutere del Drug Quality and Security Act (tornato in auge nelle scorse settimane – leggi Qui) ma si potrà porre l’attenzione su temi più caldi: l’Obamacare per esempio.

Appunto, oltre a tornare a occuparsi di temi di sostanza, i lobbisti potranno tornare a fatturare parcelle a molti zeri. Sono anni di crisi anche per loro. Solo gli ultimi due hanno segnato -7% dei guadagni complessivi del settore. Lo slow-track non faceva che peggiorare la salute delle parcelle.

Tutto risolto per fortuna. Inserita la nuova monetina, si parte per un nuovo giro.

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