Le parole di Berlusconi, secondo il quale i suoi figli si sentirebbero perseguitati come le famiglie ebree sotto il nazismo, hanno scatenato un putiferio di reazioni. Ma evidentemente hanno anche fatto breccia in qualche cuore pidiellino. Come quello dell’assessore lombardo Mario Mantovani. Che ha pensato bene di riproporre quell’ardito accostamento, e per non farsi mancare niente lo ha fatto nel corso di una visita ufficiale in Israele.

Durante una cerimonia commemorativa dei cittadini lombardi che hanno aiutato gli ebrei italiani durante il periodo delle leggi razziali, lo spericolato esponente Pdl ha infatti parlato di un “inno ad ogni forma di vita e di libertà contro i mille volti della persecuzione che, come nel caso del leader dell’opposizione Silvio Berlusconi, può manifestarsi anche con la negazione della parità dei diritti”.

Ora, sul paragone tra le persecuzioni antisemite e le presunte persecuzioni antiberlusconiane è anche superfluo soffermarsi, così come sul contesto nel quale certe parole sono state pronunciate.

Restano però un paio di dubbi su quanto affermato da Mantovani. In primo luogo sarebbe interessante sapere quale parità di diritti sarebbe stata negata a Berlusconi. Non risulta, infatti, che i vari Ghedini, Longo & Co. siano tenuti legati e imbavagliati in un sottoscala durante i processi al loro più celebre assistito, o che i diritti alla difesa siano stati in altro modo compressi. Il tutto senza considerare tutti i “diritti” che nel corso degli anni il Cavaliere si è attribuito e costruito da sé con le famigerate leggi ad personam.

Quello che stupisce più di tutto, però, è il fatto che Mantovani chiami Berlusconi “leader dell’opposizione”. Che è sicuramente l’abito che il capo del Pdl sente gli doni maggiormente – e i reiterati paragoni con la Timoshenko confermano questa sorta di aspirazione al martirio – ma che sfortunatamente proprio non può essere attribuito al leader di un partito che al momento, così come in 12 degli ultimi 20 anni, sostiene il governo.

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