Bruxelles contro Berlino, ma è davvero così? L’Unione europea ha annunciato ieri l’avvio di una procedura ai danni della Germania, a causa del surplus dell’export tedesco, che nella media degli ultimi tre anni ha accumulato uno squilibrio con le importazioni superiore al 6 per cento del Pil, contravvenendo alle regole comunitarie.

IL BANCO DI PROVA
È l’inizio di un percorso lungo e dall’esito incerto, che probabilmente non prevederà sanzioni, ma che sarà il primo banco di prova dei nuovi strumenti in mano all’esecutivo comunitario che consentono a Bruxelles di raccomandare la correzione di eventuali squilibri macroeconomici. Poteri che, molti osservatori, considerano comunque frutto proprio dei desiderata di Berlino. Così come ritengono la procedura un atto politicamente significativo, ma anche dovuto e automatico proprio in virtù dei nuovi poteri regolatori della Commissione europea, come fa notare anche Adriana Cerretelli nell’editoriale odierno sul quotidiano Il Sole 24 Ore. Ma che non inficiano in nessun modo l’orientamento filo-tedesco nelle istituzioni europee.

LA VOCE DELLA COMMISSIONE
La crisi debitoria – spiega Il Sole 24 Ore – ha creato non poche tensioni tra gli Stati membri. Molti Paesi accusano la Repubblica Federale di non fare abbastanza per aiutare i partner a uscire dalla crisi economica. Tra le accuse anche quella di esportare senza consumare, penalizzando le esportazioni dal Sud. Un’analisi portata all’attenzione pubblica anche da un rapporto di Mediobanca ripreso dal Telegraph.
Proprio per questo la Commissione europea, come ha spiegato ieri il presidente José Manuel Barroso, consiglierà alla Germania di creare maggiore concorrenza nei servizi, perché aprirebbe il mercato tedesco ad attori stranieri e darebbe nuova linfa alla domanda interna, aiutando in ultima analisi l’economia dei partner europei di Berlino.

UN PROCEDIMENTO OBBLIGATO
Tuttavia, la procedura, come riporta il tedesco Die Zeit citando il portavoce del commissario europeo al Mercato interno, Michel Barnier, è un procedimento automatico, che non avrà necessariamente ripercussioni.
La Commissione – ha dichiarato il funzionario – ritiene che il quadro economico complessivo al momento spinga a decidere se uno Stato membro richieda una ispezione più dettagliata”, ma che “qualsiasi discussione di sanzioni contro un Paese membro non ha senso in questo momento“.

OPERAZIONE “SIMPATIA”
A che serve allora tenere sott’occhio Berlino per un’infrazione comprovata, se poi, nei fatti non accadrà nulla? A dare una possibile spiegazione è il quotidiano americano New York Times, che nella procedura legge “tra le righe” un modo per le istituzioni europee, Commissione in testa, di rendersi più “simpatiche” agli occhi dei cittadini dei Paesi periferici dell’Unione, cercando di allontanare l’idea che Bruxelles possa lavorare sotto dettatura di Berlino. Un’idea sostenuta anche nell’ultimo rapporto semestrale sulle valute del Tesoro Usa, in cui si identifica nella politica tedesca incentrata sulle esportazioni – e nel rigore del Six Pack – la vera causa della perdurante recessione dell’Eurozona.

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