Blitz del governo sulla legge di stabilità: ha tentato di aumentare le tasse sui giochi, ma la Ragioneria dello Stato scopre l’inghippo e tutto resta com’è. L’esecutivo ha infatti provato ad inserire nel maxiemendamento un punto che non era stato approvato in commissione Bilancio, che non sarebbe di certo piaciuto al settore.

LA RICOSTRUZIONE
La commissione Bilancio ha esaminato a lungo la manovra, ma approvando di fatto solo gli emendamenti di relatori e governo, e per l’opposizione di Lega e Forza Italia, non è riuscita a dare via libera al testo trasmettendo all’Aula il disegno di legge originario, ovvero quello deliberato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre scorso e poi inviato al Parlamento. Il governo ha quindi scritto in tutta fretta un maxiemendamento – interamente sostitutivo del testo, su cui ha posto la questione di fiducia – che in linea teorica avrebbe dovuto ricalcare esattamente le modifiche precedentemente concordate in commissione. Ma sono stati aggiunti alcuni commi, tra cui l’innalzamento del prelievo erariale unico sui giochi dal 13,5 al 14%, anche se la cosa non era mai stata discussa in commissione Bilancio, dove erano stati presentati centinaia di emendamenti che si avvalevano della tassazione sui giochi per finanziare i più svariati interventi, tutti respinti o ritirati.

IL MAXIEMANDAMENTO
Il maxiemendamento in questione è stato così scritto e consegnato in Aula nel tardissimo pomeriggio di due giorni fa, pochi minuti prima che avesse inizio la discussione che si è protratta poi fino a tarda ora. Durante la discussione, sono intervenuti prima un senatore di Forza Italia poi il piddì Ugo Sposetti: pur stando su fronti opposti, hanno entrambi evidenziato come il maxiemendamento contenesse variazioni rispetto a quanto era stato concordato in commissione e quindi per questo l’Aula non potesse votarlo in base a uno specifico articolo del Regolamento, dato il poco tempo avuto a disposizione per esaminarlo. I due chiedevano che venisse votata per alzata di mano l’approvazione del coordinamento formale del testo, che tradotto in soldoni significa la cancellazione di tutto ciò che non era stato approvato in Commissione.

L’INGHIPPO
L’Aula si è espressa a favore, e a questo punto ha preso la parola il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanni Legnini (anche lui dem) per dire che la proposta di coordinamento approvata conteneva la cancellazione di tre commi, per poi dire testualmente: “Il comma 379 (quello sui giochi ndr) deve essere assorbito nel comma 132, perché è dello stesso contenuto”. Affermazione non vera dal momento che il comma 132 è sui lavoratori socialmente utili in Calabria. Su pressione del settore giochi è stata cancellata questa norma?

RETTIFICA
Della modifica si sono poi accorti i Monopoli di Stato, la cui Direzione Giochi – secondo alcune indiscrezioni parlamentari – avrebbe contattato la Ragioneria Generale dello Stato. Facile ipotizzare come un eventuale aumento delle tasse sui giochi potesse avere l’effetto di produrre un decremento delle giocate da parte dei cittadini. Il ministero dell’Economia, stando ad alcune fonti interne, ha quindi disposto che tale comma fosse eliminato.

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