Sprechi plurimi? Consulenze inutili? Che succede al Cnel vista l’inchiesta in corso della Corte dei Conti?

Da giorni il Cnel è al centro delle polemiche in seguito ad un’inchiesta del Corriere della Sera ed a ripetuti interventi del candidato alla Segreteria del Pd Matteo Renzi in base al quale l’organo, che ha rilievo costituzionale, dovrebbe essere abolito.

Formiche.net ha sentito il professor Giuseppe Pennisi, economista, editorialista e consigliere del Cnel tra gli otto esperti “di chiara fama” di nomina diretta del capo dello Stato.

Prof, che dice dell’indagine “Sprechi Plurimi” della Corte dei Conti che avrebbe accertato operazioni poco trasparenti e non in linea con le finalità dell’organo?

Vado al Cnel quasi ogni giorno ed avevo sentito “chiacchiere di corridoio” secondo cui la Corte dei Conti stesse esaminando alcune attività ma sono venuto a conoscenza dei fatti riportati dal Corriere leggendo il giornale. Un giro di telefonate mi ha convinto che lo sono stati anche i miei colleghi di nomina del Capo del Stato ed anche i due “esperti” nominati dal Presidente del Consiglio. Sarebbe stato auspicabile che l’Ufficio di Presidenza avesse riferito sull’indagine della Corte e suoi esiti in Assemblea presentando un documento e promuovendo un dibattito. Mi auguro che in tempo utile per la prossima Assemblea (21 novembre) ci venga fornito un fascicolo con tutta la documentazione necessaria al fine di poter discutere a fondo di procedure per eventuali selezioni di consulenti od istituti di ricerca e di altre vere o presunte disfunzioni.

D’accordo, ma il Corriere della Sera ha riportato fatti specifici e puntuali. Lei lo sapeva o no?

I verbali delle Assemblee del Cnel sono sul sito e quelli delle Commissioni, se richiesti, vengono forniti. Chiunque voglia approfondire singoli aspetti o fatti puntuali può agevolmente sapere chi ha votato a favore e chi contro questo o quell’affidamento di incarico, quali sono le motivazioni di voto (sempre espresse), chi ha insistito per ingaggiare con incarichi remunerati ex Consiglieri del Cnel e chi si è opposto, chi richiede “evidenza pubblica” e gare per lavori affidati a terzi e chi ritiene, a torto o ragione, che ci sia o ci debba essere “un’eccezione Cnel” rispetto alle regole della pubblica amministrazione. Dalla documentazione si vede chiaramente anche chi elabora documenti e partecipa attivamente ai lavori delle Commissioni, facendo analisi e ricerche pure nel proprio studio ed andando a Villa Lubin due-tre giorni la settimana, e chi appare solo alle Assemblee mensili.

Ma secondo lei gli affidamenti di incarichi e ricerche come dovrebbero avvenire?

Credo nell’evidenza pubblica perché si tratta di risorse dei contribuenti. Credo nelle gare, quale che sia l’importo di spesa, non perché ho passato 18 anni in Banca mondiale dove ho trattato di appalti molto complessi ma perché anche per comprare tre paia di slip o tre paia di calzini metto a confronto ciò che offre il mercato. Inoltre, quando si dice che l’apporto di tal ex-Consigliere del Cnel o di talaltro è indispensabile si dimentica la massima del compianto Franco Romano secondo cui i cimiteri sono già pieni di indispensabili e ne stanno attendendo altri.

Torniamo alla questione. Ci sono o no “affidamenti” controversi in corso?

Se fossi il Segretario Generale farei un esame dettagliato di ciascuna pratica in corso, della congruità dei costi, della procedura utilizzata per la selezione, dell’esperienza del soggetto scelto e, prima di firmare alcunché, invierei un rapporto analitico e dettagliato all’Assemblea in modo che tutti abbiamo le informazioni per toccare con mano come si è giunti all’eventuale contratto, convenzione, protocollo – quale che sia la locuzione amministrativa.

Dall’inchiesta del Corriere della Sera emerge un quadro particolaristico ove non clientelare almeno in certe parti del Cnel. Che ne pensa?

Nella commedia “Un marito ideale”, Oscar Wilde mostra che anche nel club britannico più rigoroso e più esclusivo, ci sono persone che non si dovrebbero frequentare. Ho quasi 72 anni ed una carriera internazionale in cui per 50 anni ho lavorato in ambienti tra i più diversi in quattro continente. In qualsiasi luogo di lavoro, associazione, partito, e via discorrendo, si incontrano persone con cui non si vorrebbe avere a che fare. Quindi, pure al Cnel ci sono individui con i quali, visti i loro comportamenti, preferirei non prendere un caffè. Ma devo farlo per portare avanti il lavoro.

Ma crede che il Cnel abbia ancora qualche utilità?

Certo che sì. Ben funzionante sarebbe il luogo ideale per preparare programmi e misure in materia economico-sociale o per dare pareri a Governo e Parlamento in queste materie. Per queste ragioni ne esistono 72 al mondo ed il numero sta crescendo. A mio avviso, anche sulla base dell’esperienza di questi anni, tuttavia, il Cnel dovrebbe cambiare. Perché il mondo è cambiato. E lo è proprio nella direzione indicata, con preveggenza, da John Maynard Keynes in una conferenza (poco studiata in Italia) che fece a Madrid nel 1930.

Cosa vuol dire?

Keynes affermava che nei Paesi “avanzati”, prima della fine del secolo scorso, il lavoro salariato ed il sindacalismo (che Kenyes considerava un fenomeno temporaneo) avrebbero subito una drastica riduzione, mentre sarebbe cresciuto il lavoro autonomo, il lavoro professionale, il lavoro semi-volontario. In Italia, non solo questo processo è avvenuto ma, a ragione di pensionamenti anticipati ed altre determinanti, gli iscritti delle tre maggiori organizzazioni sindacali sono pensionati, i quali, naturalmente, guardano più al passato che all’avvenire.

Questo si sapeva. E allora?

Chi si confronta ogni giorni con il mercato e chi è due-tre volte la settimana alle prese con studenti, deve, invece, “naturaliter”, guardare all’avvenire. Inoltre, programmi e misure di politica economica e sociale hanno un forte contenuto tecnico. Ciò spiega le riforme attuate in altri Paesi dove gli “esperti” di “chiara fama” e, aggiungerei, “di riconosciuta indipendenza” sono mediamente una proporzione maggiore di quella del nostro Cnel e dove è stato attuato un “ribilanciamento” anche tra le varie categorie di lavoratori. Infine, le categorie che “indicano” i Consiglieri dovrebbero privilegiare persone con forte caratura o in diritto o in economia o in sociologia. Evitando chi confonde tasso d’attualizzazione con tasso d’interesse (come da documentazione agli atti).

Ma allora che cosa consiglia?

Un Cnel siffatto potrebbe fare “in casa” le analisi con il supporto del personale del Segretariato (in alta percentuale laureato) e dovrebbe ricorrere meno a consulenti esterni. Ne guadagnerebbero tutti. Principalmente la Repubblica.

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