Hanno deciso di andare separati nella stessa direzione. Ciò che resta della destra italiana, da un lato l’Officina per l’Italia di Fratelli d’Italia, dall’altro il Movimentoxlalleanzanazionale di Storace, Menia e Poli Bortone non riesce a fare sintesi. E preso atto di veti, vecchie ruggini e pretese di golden share, ufficializzano incontri e progetti rigorosamente diversi.

Officina
Al tetro Sistina di Roma il prossimo 17 novembre nascerà formalmente l’Officina per l’Italia, il manifesto valorial-programmatico ideato da Giorgia Meloni e Ignazio La Russa (cofondatori già litiganti di Fdi) per un nuovo centrodestra italiano. Si tratta di un vademecum cui hanno contribuito con idee e spunti economisti, intellettuali, giuristi e politici che hanno fatto capolino lo scorso settembre alla consueta festa di Atreju al parco del Celio. Sette parole chiave con altrettanti concetti: identità, sovranità, solidarietà, legalità, crescita, libertà, verità. Della partita anche volti non di destra, come il centrista Luciano Ciocchetti, il cattolico Magdi Cristiano Allam, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti. In dubbio l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che secondo qualcuno avrebbe sbattuto la porta non proprio entusiasta di dover prendere ordini dall’ex ministra della Gioventù, mentre fino a poche settimane fa pare avesse già in tasca la candidatura alle europee come capolista al sud. Non è inoltre passata inosservata la decisione della Meloni di dirigere personalmente le danze, compresa una esclusione ad personam precisa (Storace). Che al diretto interessato proprio non è andata giù, nonostante l’ex ministro della Salute sia in buoni rapporti da sempre con Silvio Berlusconi in persona, considerato l’ispiratore di Fdi.

Movimentoxlalleanzanazionale
Sabato prossimo invece al Parco dei Principi di Roma rinascerà la destra che si riconosce attorno al simbolo di An, sotto le insegne del Movimentoxlalleanzanazionale: il fondatore de La Destra Francesco Storace, il reggente di Fli Roberto Menia, l’ex ministro dell’agricoltura Adriana Poli Bortone leader di Io Sud, e Luca Romagnoli della Fiamma Tricolore. Oltre al movimentismo di associazioni, realtà locali e gruppi di giovani sorti sui social network. L’idea che muove questo secondo rassemblemant è che non si possa avviare una ricostruzione a droit prescindendo dal patrimonio, ideale e simbolico, di Alleanza nazionale, l’ombrello sotto il quale si realizzò l’idea dell’ex vicepremier pugliese Pinuccio Tatarella di portare la destra italiana al governo e di andare “oltre” il Polo. Progetto che, alla scomparsa del ministro dell’armonia, nessuno è riuscito a condurre in porto, sino alla rottura finiana del 2010 e alla nascita di Fli che alle scorse elezioni ha registrato numeri da prefisso telefonico (con un passivo sostanziale lasciato inevaso) e con l’ex presidente della Camera a tentare l’avventura di una nuova fondazione (la terza in quattro anni). Nessuno, di contro, ha metabolizzato ciò che invece occorrerebbe all’elettorato: via gli interpreti di ieri e spazio ad una nuova generazione di dirigenti, seri e candidabii, non espressione dei vari ras regionali.

Futuro
Nel mezzo la consapevolezza, che nessuna delle due formazioni ha, che disunita la destra non riscuote l’appeal degli elettori. Secondo alcune rilevazioni dell’istituto sondaggistico Ferrari Nasi se da un lato un potenziale bacino destroso potrebbe gravitare in Italia attorno all’8%, ecco che la percentuale ha un crollo verticale in presenza di due proposte politiche differenti e separate. Con il rischio concreto di non raggiungere il minimo richiesto del 4%, ad esempio alle prossime europee. Ma, sussurra qualcuno, pare si sia deciso definitivamente di correre separati e commettendo gli stessi errori di sempre.

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