La difesa del compagno di partito incappato nella rete della magistratura, si sa, in Italia è un riflesso pavloviano che non conosce differenze di colore politico. Una difesa il più delle volte “a prescindere”, come direbbe Totó. E però anche in queste forme di solidarietà un tanto al chilo c’è modo e modo.

Capita dunque che un’inchiesta per appalti disinvolti porti all’arresto di Oscar Lancini, sindaco leghista di Adro. Tanto per capirci, stiamo parlando di quel simpatico burlone che anni fa “ornò” la scuola elementare del paese con centinaia di riproduzioni del sole delle Alpi, simbolo padano di dubbia tradizione storica ma di grande enfasi partitica.

Ebbene, appena diffusa la notizia, i maggiorenti del Carroccio non hanno mancato di far sentire la loro voce. A cominciare da Maroni, che si dice “veramente sorpreso” e parla di “un bravo sindaco, una persona onesta”. Più battagliero Matteo Salvini, che sente “puzza di attacco alla Lega che cresce e fa paura”.

E se la presa di posizione di Maroni ci può stare, istituzionale e anonima quanto basta, il tentativo di buttarla in caciara di Salvini sembra quasi surreale. Perché va bene tutto, ma parlare di Lega che cresce – fanno testo le ultime amministrative a Brescia, Treviso, Sondrio, Vicenza, Imperia e Lodi, solo per citare qualche ex roccaforte leghista – fa tanto teatro dell’assurdo. E quanto alla paura, gli unici veramente impauriti al momento sembrano proprio i dirigenti del Carroccio.

 

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