Storace, Menia, Poli Bortone e Romagnoli rilanciano la destra con un manifesto elaborato da Marcello Veneziani e Gennaro Malgieri. Porte aperte per i “fratelli divisi” di Officina per l’Italia. Un’enigma, invece, i rapporti con Forza Italia. Parole, umori e malumori dal convegno tenuto all'Hotel Parco dei Principi a Roma

Prima la scelta di Silvio Berlusconi di rifondare Forza Italia. Poi Umberto Bossi annuncia la ricandidatura alla guida della Lega Nord. Adesso la rinascita di Alleanza Nazionale. L’Italia del terzo millennio sembra guardare, nel versante moderato-conservatore, ai fermenti politici di vent’anni fa. Ma i protagonisti di quella stagione di riforme mancate il percorso è tutto in salita. Lo rivela il convegno promosso al “Parco dei Principi” di Roma da una costellazione di forze e gruppi della destra, che ha formalizzato il ritorno di AN nella scena pubblica. Perché la sala gremita ed entusiasta, pronta a invocare di fronte ad Assunta Almirante il nome del marito, animata dal Manifesto di intellettuali come Marcello Veneziani e Gennaro Malgieri, non cancella le lacerazioni che percorrono gli eredi del Movimento sociale. A partire dall’Officina per l’Italia creata da Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e forse Gianni Alemanno, aperta a realtà laico-liberali, cattolico-popolari, riformiste.

Rapporti difficili con Fratelli d’Italia e con il centro-destra

L’aspirazione che permea promotori e partecipanti è tenere le porte aperte e riunificare le anime sparse dell’universo di destra. Tuttavia rancori e scetticismo permangono. Nei confronti di La Russa che ha bollato l’iniziativa come “un’operazione nostalgica”, Roberto Menia, che aveva anticipato su Formiche.net valori e obiettivi del percorso verso Alleanza Nazionale, rivendica l’appellativo di “nostalgici dell’avvenire”. Per “dichiarare guerra – rimarca l’ex rappresentante della CISNAL-UGL Oreste Tofani – ai diktat finanziari che soffocano il paese reale”. Ma è nelle parole di Domenico Nania che si può capire il tasso di ostilità verso Forza Italia e l’estrema complessità di una rinnovata alleanza: “Il nostro progetto scaturisce dal fallimento del bipartitismo disegnato da Berlusconi e Walter Veltroni nel 2007-2008, dal tracollo del PDL proiettato verso il Partito popolare europeo. E risulta indigesto agli ex colonnelli oggi attivi in formule come FI, CL, UDC, che annacquano temi e proposte di destra”.

Il richiamo orgoglioso alle radici del MSI

A illustrare i contorni di una forza che punta almeno al 10 per cento dell’elettorato è Luca Romagnoli, segretario di Fiamma Tricolore: “Non è tempo per rancori e nostalgie, di distinguo e spiegazioni sul passato. È tempo di ricostruire una comunità in cammino fiera dei propri valori e sentimenti nazionali, familiari, cattolici, statuali, sociali. Gli stessi che hanno animato la storia del Movimento sociale e che vanno rispettati da chi richiede la cittadinanza italiana”. Romagnoli sgombra la discussione da ogni dubbio. La destra da rifondare, rinnovare, aggiornare, non può essere liberale o conservatrice: “E non deve essere asservita né a temi come la decadenza del Cavaliere né a leggi come quella contro l’omofobia imposta da un’Europa finanziaria arrogante e anti-popolare”.

Rotta dall’emozione è la voce di Adriana Poli Bortone, presidente di Io Sud: “Per quattro anni siamo rimasti in silenzio, soffrendo e provando disagio nelle aule parlamentari, cercando di mantenere integra la nostra appartenenza, ritagliandoci lo spazio per evitare di venire risucchiati. Ma oggi vogliamo dire ad alta voce che non abbiamo bisogno di camuffarci da centro-destra per essere democratici, sociali, popolari, nazionali, europei. Perché siamo frutto dell’evoluzione del Movimento sociale”. Riprendere il percorso di Alleanza Nazionale è quindi la bussola da seguire: “Un processo interrotto nel 2008 – e non per colpa di un’unica persona – quando accettammo il 30 per cento dei posti nel PDL per un nostro complesso di inferiorità. Accorgendoci subito che il nuovo centro-destra non realizzava una pari dignità tra esperienze diverse, non rispettava la dignità nazionale in Europa, non affrontava la montagna del debito pubblico facendolo pagare alle banche e ai gruppi finanziari che operano nel nostro paese pagando le tasse negli Stati esteri in cui hanno la residenza”.

Colpe che la latinista imputa al governo delle larghe intese, “prono alla volontà dei poteri forti, frutto di un patto tra visioni contrapposte sulla vita, sordo alle esigenze di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle aziende”. Tema appartenente al patrimonio storico dei “conservatori rivoluzionari”, così come la riforma presidenziale “che non possiamo farci scippare da nessuno”, e la polemica del MSI contro la creazione delle regioni, “20 centri di spesa e sprechi da sostituire con 5 macro-aree omogenee”.

I valori guida della nuova AN

Forte di tali radici Roberto Menia, reggente di Futuro e Libertà, si rivolge “ai fratelli separati, agli esuli della destra, tutti artefici di scelte coraggiose e controcorrente”: “Mai come adesso siamo stati così marginali. È nostro dovere vincere le resistenze tattiche e miopi al tentativo di ritornare insieme”. A chi in platea ricorda la responsabilità di Fini nell’epilogo di Alleanza Nazionale, l’ex parlamentare replica chiamando in causa “il ruolo di tanti nell’abbandono inopinato di una casa comune”. Poi ne indica i valori portanti: patriottismo, etica pubblica, sacralità della vita e della famiglia, senso dello Stato, libertà economica, radici cristiane dell’Europa. E i nemici più insidiosi: il pensiero debole egemone in Europa e la retorica della globalizzazione, l’ottusità degli euro-burocrati e il germano-centrismo imperante, il vincolo dogmatico del 3 per cento nel rapporto deficit-PIL, la svendita dei gioielli industriali, l’abrogazione del reato di clandestinità nella legge sull’immigrazione, una competizione globale che calpesta la dignità nazionale e i parametri giuridici, democratici, civili, sociali, ambientali occidentali ad opera degli Stati emergenti”.

Temi che trovano risonanza nell’intervento dell’“ex nemico” Francesco Storace, leader de La Destra. Richiamandosi a un pantheon di figure come Giorgio Almirante, Teodoro Buontempo, Giuseppe Tatarella, l’ex governatore del Lazio evoca un partito “nutrito di valori come la sacralità della vita contro ogni forma di eutanasia, il primato della famiglia naturale contro ogni relativismo culturale, la tutela della salute individuale e sociale contro la tossicodipendenza. Alimentato di principi quali la sovranità nazionale e il sogno di un’Europa dei popoli e delle patrie libera dall’egemonia tedesca e dal primato di una moneta unica, in grado di mettere in minoranza Angela Merkel e promuovere un referendum comunitario sul Fiscal Compact”. Ma il requisito essenziale per far vivere tale progetto è “porre fine alla guerriglia nel campo della destra, parlare con tutti, chiedere perdono al popolo che abbiamo davanti. Perché solo così Beppe Grillo smetterà di vincere”.

Condividi tramite