Il simbolo di Alleanza Nazionale come collante per mettere a tacere vecchie ruggini, contrasti finanziari e i mille veti che nell’ultimo triennio hanno praticamente frammentato la destra italiana che, dopo la svolta di Fiuggi, era riuscita ad andare al governo con il Polo della Libertà di berlusconiana memoria. Ora che il cavaliere rifà Forza Italia, si chiede l’ex sottosegretario all’ambiente Roberto Menia (unico a votare contro lo scioglimento di An nel Pdl) “perché noi non possiamo pensare ad una storia comune su cui costruire una proposta innovativa?”. Da aggiornare, calibrare sulle esigenze di un paese diverso, “ma non da mettere in un cassetto”.

FONDAZIONE
Il nodo al momento, più che squisitamente politico, attiene alla pecunia. Quella presente in massa (milioni di euro, immobili, beni) nella Fondazione Alleanza Nazionale, che il prossimo 14 dicembre riunirà tutti i suoi associati e su cui indaga la magistratura. Lo scopo? Mettere ai voti lo scongelamento del simbolo, come da mozione che dovrebbe essere presentata dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, e che avrebbe già riscontrato il placet dei colonnelli, Ignazio La Russa su tutti. Inizialmente ferma contrarietà era stata avanzata dai Fratelli d’Italia, che con la vulcanica Giorgia Meloni aveva a più riprese lasciato intendere come non fosse necessaria una nuova An, perché “già ci siamo noi di Fdi”. Ma la stessa Meloni potrebbe essere presto inserita nel cda della fondazione, il numero infatti è stato appositamente allargato da 14 a 15 membri. Un modo per sotterrare l’ascia di guerra e pensare alle elezioni europee con meno patemi finanziari?

DESTINAZIONE EUROPA
La balcanizzazione della destra ha avuto il suo culmine lo scorso febbraio, quando alle elezioni politiche si è presentata spacchettata in Fratelli d’Italia (gli unici a spuntare alcuni scranni), La Destra di Francesco Storace, il Fli di Fini fuori dal Parlamento assieme all’intera sua pattuglia, la Fiamma. Oggi le cose potrebbero però prendere una piega diversa, non fosse altro perché i sondaggi stanno offrendo quelle risposte che gli attori in campo non avevano saputo dare: la destra disunita non raggiungerebbe la soglia del 4%, quindi sarebbe del tutto inutile. Diversamente, così come osservato nell’ultima rilevazione pubblicata su Panorama, in caso di una proposta unitaria il 5% sarebbe pienamente raggiungibile. E se l’ombrello sotto cui far confluire l’intero universo destrorso fosse rappresentato dal simbolo di An, ecco che i numeri potrebbero arrivare anche a sfiorare il 10%, ma a patto di svecchiare volti e braccia di chi ha già “avuto” in termini di visibilità e incarichi, parafrasando un’aspra discussione avvenuta pochi giorni fa tra nuovisti e conservatori.

PAX A MUSO DURO
Ragion per cui, al momento, sembra che i tre quarti di coloro che sono stati convocati per il 14 sarebbero propensi allo scongelamento del simbolo. Dubbi, per lo più strategici a questo punto, permangono ancora tra i meloniani che al massimo potrebbero “concedere” che il vecchio simbolo sia inserito sotto quello di Fdi, passaggio che ha praticamente fatto infuriare Storace.

MOVIMENTOXAN
“Rivendico che senza la nostra manifestazione dello scorso 9 novembre, mai la fondazione avrebbe preso la decisione di scongelare il simbolo”, ricorda il coordinatore di Fli Roberto Menia che assieme a Francesco Storace e Adriana Poli Bortone ha dato vita al Movimentoxlalleanzanazionale. (ecco la galleria fotografica).

Tra l’altro da alcune settimane è stata avviata la raccolta delle adesioni per formare i circoli del Movimento per An, sia sul Giornale d’Italia diretto da Storace che sul blog del Movimentoxan. Un modo per tornare sui territori senza nostalgismi, ma tentando di elaborare una proposta programmatica che vada al di là di simboli e vecchi amici e si concenti analiticamente su privatizzazioni, crisi, lavoro e costi della politica. Giusto le battaglie che vent’anni fa fecero segnare la doppia cifra per quella Alleanza Nazionale.

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