E’ stata ribattezzata la “battaglia di Natale” per evitare che il prestigioso made in Italy dell’agroalimentare finisca in malora, affossato da concorrenza sleale e dall’assenza di interesse della politica. Per questo migliaia di agricoltori e allevatori hanno bloccato i tir provenienti dall’Austria alla frontiera del Brennero proprio per la mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia”, promossa per “difendere l’economia e il lavoro delle campagne dalle importazioni di bassa qualità che varcano le frontiere per essere spacciate come italiane”.

CONFAGRICOLTURA DIXIT
“Sono rimasto sconcertato dall’articolo apparso sul Sole 24 ore di oggi a firma di Lisa Ferrarini, presidente di Assica – dice in una nota il presidente di Confagricoltura Lombardia Antonio Boselli – in cui, nonostante alcune considerazioni condivisibili di base si arriva a delle conclusioni fuorvianti che danneggiano l’immagine della agricoltura italiana e forniscono un’informazione distorta al consumatore. Articolo scritto, è bene precisare, come replica alla manifestazione di Coldiretti – afferma poi il presidente Boselli – al Brennero e a Reggio Emilia a difesa del vero made in Italy e in particolare della suinicoltura”.

RISORSA MADE IN ITALY
Ecco che secondo Boselli “si dimentica però che il made in Italy non è stato creato solo dall’industria di trasformazione, ma da tutta la filiera agroalimentare, partendo da un prodotto base sicuro e di qualità non paragonabile a quello degli altri Paesi e passando per tutti gli altri anelli prima di arrivare al consumatore finale. Gli scandali alimentari appartengono ad altri Paesi – batterio killer e scandali alla diossina-, abbiamo 10 volte i veterinari dei francesi, abbiamo disciplinari che ci impongono razioni alimentari per i suini costose, ma che hanno creato i nostri prosciutti DOP”

RIVENDICAZIONE
E rivendica la qualità della filiera biancarossaeverde: “Non usiamo giri di parole o frasi ipocrite – afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia – i nostri animali da oltre 15 anni sono alimentati anche con prodotti (in particolare la soia ) OGM, ma non per questo la nostra qualità è venuta meno, anzi è sempre migliorata. Le innovazioni che abbiamo sempre introdotto sono servite a migliorare la qualità del prodotto e a cercare di diminuire quel deficit di produzione nazionale di cui si lamenta la Ferrarini. Gli agricoltori così come i trasformatori hanno sviluppato la capacità di scegliere i migliori alimenti e la migliori tecnologie al mondo per alimentare e far crescere i propri animali. È vero che l’Italia non produce abbastanza alimenti sia per il paese (70 % autoproduzione), sia per industria di trasformazione”.

BENE PREZIOSO
Il made in Italy? Un bene prezioso, “che non possiamo minimamente pensare di danneggiare per le vostre dispute ideologiche e rappresenta un bene inestimabile per il paese e una locomotiva per il Paese. Il made in Italy funziona se tutta la filiera è unita e concorde nel valorizzare questa risorsa”.

PROPOSTE
Fare rete tutti insieme, retribuire in maniera equa tutti gli anelli della filiera. Lotta alla contraffazione e alla concorrenza sleale: due fenomeni “tra cui il confine è sottile e spesso non esiste del tutto”. Etichettatura chiara su chi trasforma e sull’origine della materia prima: “il Governo e il ministero delle Politiche Agricole devono fissare regole e paletti e aiutarci a internazionalizzare le nostre produzioni. Questa è la nostra ricetta”.

MERCATO GLOBALE
“Il commercio è ormai globale e non servono norme protezionistiche, ma tutti insieme dobbiamo lottare per riconquistare quei 60 miliardi di italian sounding che oggi subiamo, anche per la nostra incapacità di essere presenti in tanti mercati: milioni di persone vogliono mangiare made in Italy e noi dobbiamo fornirglielo”.

 

 

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