Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Rilanciare in modo forte e dinamico uno dei partiti di maggiore tradizione/storia del paese. E’ questa la sfida che ci siamo dati come area comunicazione del Partito liberale italiano (PLI), a partire dallo scorso mese di novembre. I primi risultati sono già visibili. Abbiamo lanciato, infatti, la nuova versione del sito del PLI, dell’organo di stampa ufficiale, insieme alla riorganizzazione dei profili social (Facebook, Twitter e Youtube).
Il PLI dopo anni di staticità comunicazionale ha deciso di investire sulla multimedialità, puntando su un maggior contatto interattivo con i tesserati o i semplici simpatizzanti. I Liberali in Italia sono milioni di persone, ma le troppe sigle e una politica “muscolare”, oltre che urlata, a destra piuttosto che a sinistra, negli ultimi 20 anni, ha penalizzato proprio il PLI, che ha puntato sempre su uno stile sobrio in termini di comunicazione esterna.

Questo cambiamento era obbligato, non si poteva più aspettare ed è stato voluto all’unanimità dalla dirigenza del PLI, guidata dal segretario politico Stefano de Luca e dal presidente del consiglio nazionale, il giornalista Paolo Guzzanti.
Nei prossimi mesi, il sito di Rivoluzione Liberale diventerà, insieme al profilo Twitter del PLI  e al canale PLI su Youtube, il biglietto da visita della nuova piattaforma di comunicazione.
Seguiremo i grandi temi di attualità politica aprendoci, però, al “confronto” con gli esponenti politici di altri partiti.
Un portal político finalmente “open”, per uscire dalla lógica della “messa cantata” di altri organi di partiti/movimenti. Uno stile pulito, minimalista, diretto, senza fronzoli. Poche chiacchere, puntanto dritti su proposte concrete. Questo deve essere il nuovo corso della comunicazione politica del PLI. Per farlo cercheremo di mettere in campo, sulla Rete, una vera e propria “community liberale”.

Al via il progetto “PLI SPORT” nel 2014

Tra le iniziative del 2014 c’è la nascita del primo “think tank” interamente dedicato alla politica sportiva tricolore. Il partito liberale vuole dimostrare che si può fare politica (sportiva) pur non essendo all’interno delle istituzioni. Verrà coordinata dal giornalista economico-sportivo Marcel Vulpis (45 anni, romano) e, in una prima fase, saranno invitati ad entrarvi giornalisti, imprenditori, consulenti di marketing sportivo, addetti ai lavori. Lanceremo una serie di idee per il rilancio dello sport del paese. L’obiettivo è creare una “cabina di regia” all’interno del PLI, per arrivare, nei prossimi 36 mesi, alla nascita di un ente di promozione sportiva di ispirazione e matrice liberale (riconosciuto dal CONI).

La nuova “primavera” liberale. I giovani che avanzano in direzione nazionale

Sull’onda della trasformazione generazionale di alcuni partiti (a partire dal PD, che ha creato una direzione nazionale con una età media di 36 anni), anche il PLI si sta muovendo nella stessa direzione, puntando su un gruppo di nuovi dirigenti 40enni. Sono diversi, presenti a livello nazionale, regionale e provinciale, a partire dal commissario per il Lazio (oltre che coordinatore della segr. politica nazionale), Edoardo De Blasio, per proseguire con Maurizio Facchettin (coordinatore regionale Friuli-Venezia Giulia), già con una esperienza di assistente parlamentare nella precedente legislatura (sicuramente la risorsa con maggiore esperienza politica di questo nuovo gruppo), o ancora Jacqueline Rastrelli, responsabile del settore tecnico degli Esteri e dei rapporti con l’ALDE, o a livello provinciale sul territorio di Siena, Silvia Chiassai. Parellamente verrà potenziato il bacino dei giovani liberali, entrando nelle principali università italiane.
Il partito, su indicazione del segretario de Luca, intende infine andare a “scovare” le eccellenze liberali in tutta Italia, per creare un panel di esperti in tutti i principali settori della società italiana.

Parola d’ordine: “federare” movimenti/associazioni di matrice liberale

Su questa idea il segretario Stefano de Luca ha lanciato il nuovo progetto politico del PLI. A livello esterno è entrato a far parte, non senza qualche mal di pancia (come è emerso nell’ultimo convegno di Roma del 14 dicembre scorso), del progetto federativo “In Cammino per Cambiare”, insieme a Fare per fermare il declino, a Uniti verso il Nord, a Progett’azione, Liberali Italiani e Partito Federalista Europeo.
In questo contenitore il dibattito è al momento sulla centralità (o meno, a seconda dell’angolazione politica) dell’identità liberale. Per il PLI non ci sono dubbi al riguardo, per altri dichiararsi spudoratamente liberali talvolta diventa un problema. E’ chiaro che questo problema di identità (certamente non in “casa” PLI, nda) dovrà essere inevitabilmente superato per arrivare in modo sereno al 24-25 maggio 2014, data delle prossime elezioni europee (e perchè no anche delle politiche, visti i rumours delle ultime ore secondo molti addetti ai lavori).

Al di là del progetto delle Europee, il PLI intende aprirsi a un progetto federativo. Nel mese di febbraio si federerà, per esempio, al Partito Liberale Italiano, il movimento di matrice liberale “Noi Siamo L’Italia”. Un contenitore politico, che sarà presente esclusivamente sul web. Una realtà “liquida” finalizzata ad intercettare il voto di opinione sull’intero territorio. Secondo le prime stime, parte da un bacino potenziale di oltre 25 mila voti, con una roccaforte in Basilicata (a Matera), ma nasceranno, entro i prossimi mesi, anche i primi 15 coordinamenti regionali.
Il movimento NSI partirà con una forte campagna virale online (dalla rilettura, in chiave moderna, della Costituzione italiana), per far riflettere giovani e meno giovani sull’importanza di questo pilastro della democrazia tricolore. Il tema del lavoro sarà al centro di “Noi Siamo l’Italia”. L’idea è che il problema non sia assicurare il diritto al lavoro (peraltro garantito storicamente dalla carta costituzionale), quanto un lavoro che consenta una vita dignitosa alle persone.

La politica per raggiungere la testa, deve prima colpire il cuore

All’ultimo convegno di InCamminoPerCambiare l’economista Michele Boldrin ha dichiarato che la politica deve parlare alla “testa” degli italiani e non alla loro pancia. E’ una visione corretta, ma ancora parziale e quindi, per certi versi, non vincente nel medio-lungo periodo. Bisogna, secondo noi liberali, parlare prima al cuore della gente e poi alla loro testa. La gente ha bisogno di contatto umano, di aggregazione sociale e poi politica. I cittadini vogliono poter credere che possa nascere una classe politica “nuova” e più moderna. Questo processo di identificazione parte prima dal cuore. Se non un movimento non riesce ad “emozionare” i propri elettori, se non li scalda, non li porterà mai a decidere (con la testa) di votarli. Prima il cuore, quindi, poi la testa. Nessuno ha la ricetta ideale per salvare il Paese, ma tutti insieme possiamo creare una rete di aggregazione umana, per raggiungere insieme gli obiettivi prefissati.

Il nodo gordiano del lavoro e della disoccupazione giovanile

Ci sono 3,7 milioni di giovani under35 che non trovano occupazione in Italia. Parleremo a loro con proposte concrete, perché ormai la gente non è più interessata ad ascoltare le promesse spesso disattese dell’attuale classe politica. In attesa di capire come si svilupperà, nei prossimi mesi, il dibattito sulla nuova legge elettorale (tra PD, FI, NCD e M5S), una cosa è certa: i liberali vogliono ritornare con le migliori idee e risorse umane in Parlamento, perché, è da troppo tempo che nella politica tricolore non si respira un’atmosfera liberale “certificata”. Tutti si dichiarano “Liberali”, ma poi, entrati in Parlamento, hanno risposto come “soldatini allineati” ai comandi imposti da questo o quel partito (di sinistra o di destra), disattendendo il credo ideologico di partenza o le principali teorie liberiste.

Il ritorno del PLI nei due rami del Parlamento (sempre che il Senato non venga trasformato in una camera delle autonomie locali) è la garanzia concreta che ciò non possa più accadere.

 

Condividi tramite