È stato pubblicato, con uno scoop di Associated Press, il volto di Abu Mohammed al Golani (inglesizzazione di al Julani), capo della milizia qaedista Jabhat al-Nusra, che sta combattendo il regime del presidente Assad in Siria.

È la prima volta che il viso di al Golani viene trasmesso pubblicamente: qualche giorno fa, il leader di al Qaeda in Siria, era stato intervistato da al Jazeera, ma a volto coperto. In quell’occasione, il giornalista Taysser Allouni che aveva condotto l’intervista, aveva raccontato dell’ossessione – comprensibile – di al Golani, per la propria sicurezza personale. Secondo Allouni, le regole a cui dovette sottostare per poter parlare con lui, erano più rigide di quelle utilizzate da Bin Laden in una precedente intervista, che lo stesso Allouni fece nell’ottobre del 2001 – soltanto un mese dopo l’attentato alle Torri Gemelle.

I documenti (manoscritti) su cui si basa l’inchiesta, sarebbero stati trasmessi da due funzionari (anonimi) dell’intelligence irachena e oltre a mostrare il volto del leader di al Nusra, svelerebbero anche che tra i piani della milizia ci sarebbe il rapimento degli operatori delle Nazioni Unite – c’era già il sospetto del coinvolgimento di al Nusra in alcuni precedenti del genere.

L’attività di al Nusra in Siria è molto intensa, forte di circa 7 mila combattenti, opera anche come “aiuto” alla popolazione (in arabo “Jabhat al Nusra” significa proprio “Fronte dell’aiuto”, senza connotazioni religiose), fornendo beni di prima necessità, come farina e bombole di gas, ma anche impianti per la dialisi dei malati.

La strategia messa in atto da al Nusra, è contrapposta a quella più dura e tradizionale, dell’altro grosso gruppo islamista, lo Stato Islamico (Isis, Islamic State of Iraq and the Levant). Tre le due componenti non c’è amalgama, sebbene partano entrambe da piattaforme sociali, culturali, ideologiche, analoghe. Tra l’altro, sembrerebbe che potrebbero essere stati proprio dei membri dell’Isis, a consegnare alle forze di intelligence irachene le foto e i documenti su al Golani – che apparterrebbero a una cache più ampia di quella trasmessa ad Ap.

Ma sulla decisione di diffondere le documentazioni all’agenzia di stampa americana, andrebbe visto un ulteriore e probabile retroscena. Il governo a maggioranza sciita di al Maliki è considerato un alleato silenzioso di Assad. Diffondere i manoscritti contenenti i piani di al Nusra avrebbe per certi aspetti un fine propagandistico, come a sottolineare la potenza dell’infiltrazione di al Qaeda all’interno dei ribelli – e giustificare, quindi, le necessità di repressioni del governo siriano.

L’amministrazione irachena, d’altronde, sta da tempo muovendosi in questo senso: ultimamente è stato reso pubblico un video di un attacco aereo, con elicotteri dell’esercito, contro un campo Isis ad Anbar – provincia sunnita, dove lo Stato Islamico avrebbe piazzato un quartier generale. Il video dell’attacco è stato accompagnato da polemiche e considerazioni sulla sua veridicità: le tecnologie utilizzate (bombe di precisione, o Jdam, e visori notturni) non sarebbero in possesso dell’esercito iracheno, circostanza che porterebbe a pensare che si tratti di un falso, con il solo scopo di “mostrare i muscoli” nell’area.

Sulla linea analoga – sempre della propaganda anti Isis – si porrebbe la gestione della notizia degli attentati del giorno di Natale: inizialmente la polizia irachena aveva parlato di un attacco ad una chiesa cristiana durante una celebrazione, successivamente modificata in un attacco “nei pressi” di una chiesa.

La situazione in Medio Oriente è sempre più complessa, e sembra che si stia perdendo, ulteriormente, il bandolo della complicatissima matassa.

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