Discussioni e indiscrezioni sul comitato di esperti che dovrà selezionare una rosa di nomi per la poltrona dell’Invalsi, il controverso Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, vacante dal 4 dicembre...

A fine novembre il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Maria Chiara Carrozza, dopo le dimissioni di Paolo Sestito, ha insediato con un suo decreto un Comitato di esperti che dovrà selezionare una rosa di nomi per la poltrona dell’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, vacante dal 4 dicembre.
Ma ad essere messa sotto accusa è stata la stessa composizione dell’equipe presieduta da Tullio De Mauro, ex Ministro dell’Istruzione e professore emerito nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università Sapienza di Roma, e formata dai professori. Benedetto Vertecchi, Clotilde Pontecorvo, Cristina Lavinio e Giorgio Israel. 

LE PECCHE DEL COMITATO
Le loro colpe vengono spiegate dall’Adi, l’associazione docenti e dirigenti scolastici italiani: “Dal punto di vista della professionalità non è presente nessun economista dell’istruzione, nessuno statistico, ma principalmente pedagogisti ed esperti in didattica di discipline appartenenti al filone più tradizionale della pedagogia impropriamente detta “progressista”.
Secondo: “Dal punto di vista delle posizioni nel merito del problema della valutazione, si tratta di universitari contrari all’impostazione attuale di Invalsi, con qualche lieve copertura”, si legge sul sito ufficiale dell’associazione docenti e dirigenti scolastici italiani.

SIA FATTA LA VOLONTA’ DEL MINISTRO CARROZZA
Fatta salva la stima diffusa per il presidente, l’Adi scorge una chiara intenzione nella presenza di alcuni soggetti (Vertecchi e Israel in particolare) deputati ad una scelta così delicata:  “Non possiamo esimerci dal sottolineare come la composizione di questa commissione non lasci dubbi sulle intenzioni del Ministro Carrozza. E speriamo che quelle del governo Letta, dopo la nomina del nuovo segretario del PD, Matteo Renzi, non coincidano con le sue!”, si legge sul sito dell’associazione.

Comitato a parte, l’Adi ha da tempo colto la volontà dell’attuale inquilina del dicastero di Viale Trastevere: “Smantellare quanto l’Invalsi ha faticosamente costruito in questi anni, peraltro anche con leggi che sarà difficile cancellare”.

SCAMBI EPISTOLARI

Giorgio Israel, professore ordinario di Storia della matematica dell’Università Sapienza di Roma, chiamato in causa più volte per essere una tra le note stonate del comitato per la sua attitudine alle critiche nei confronti di alcuni meccanismi dell’Invalsi, replica con una lettera al Sussidiario.net.

Il professore, che in più di una occasione ha deciso di non sprecare fiato nei confronti di tali critiche e non curandosi dei clamori ha lasciato le risposte ufficiali al presidente De Mauro, adesso avanza una richiesta dalle pagine del sito il Sussidiario, quella di essere lasciato lavorare in pace rimandando le critiche al dopo: “Smettetela di strattonare in questo modo scorretto, con smaccati tentativi di screditare e condizionare. Se i membri del comitato hanno – come concede Mariella Ferrante, Presidente Diesse Lombardia – indubbia competenza scientifica e interesse per la scuola, sarebbe il caso di lasciarli lavorare in pace e giudicare dopo”.

Ad aver temuto per la sua presenza e quella dei suoi colleghi nel comitato era stato tra gli altri Andrea Ichino, Docente di Economia politica nell’Università di Bologna: “Se il ministro Carrozza e il governo Letta hanno deciso di cambiare completamente strada riguardo all’Invalsi e ai test standardizzati per la valutazione degli apprendimenti, è ovviamente un loro diritto ma lo dicano apertamente e senza ipocrisie”, ha scritto al Corriere della sera.

Lo stesso professore che oggi replica con una lettera di risposta al Sussidiario.net in cui dopo aver ricordato “le numerose e accese riserve” di Israel “sull’operato dell’Invalsi e sulle prove standardizzate”, mette in luce il vero nodo della questione: “Se questo cambio di tendenza ci sarà davvero il ministro dovrà rendere conto della sua decisione di invertire la rotta”, scrive Ichino.

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