I Centri di produzione, le sedi in sovrannumero, la qualità del servizio offerto, i costi per l’edizione notturna: Milena Gabanelli,ideatrice e conduttrice della trasmissione di inchiesta Report su Rai3, dalle colonne del Corriere della Sera “fa le pulci” alla sua Rai. E tra un passaggio sulle reali esigenze del Paese e il discorso del Capo dello Stato, ecco affondare la lama sulle criticità della televisione pubblica italiana.

CONTRADDIZIONI
Privatizzare la Rai è un tema ricorrente”, dice la giornalista. Ovvero in nessun paese europeo è di moda il dibattito sulla cessione del servizio pubblico “perché è un cardine della democrazia non sacrificabile”. Ma di contro in nessun paese europeo – rimarca criticamente – ci sono 25 sedi locali: Potenza, Perugia, Catanzaro, Ancona. In Sicilia ce ne sono addirittura due, a Palermo e a Catania, ma anche in Veneto c’è una sede a Venezia e una a Verona, in Trentino Alto Adige una a Trento e una a Bolzano.

SPRECHI
Quella ligure di Genova, aggiunge Gabanelli, è dislocata addirittura in un grattacielo di dodici piani, anche se gli uffici effettivi utilizzati occupano solo tre piani. In Sardegna, invece, “l’edificio è fatiscente con problemi di incolumità per i dipendenti”.

CENTRI DI PRODUZIONE
Capitolo a parte è dedicato dalla Gabanelli ai Centri di Produzione Rai “che non producono nulla, come quelli di Palermo e Firenze”. E si chiede: “A cosa servono 25 sedi? A produrre tre tg regionali al giorno, con prevalenza di servizi sulle sagre, assessori che inaugurano mostre, qualche fatto di cronaca”.

NOTTE CARISSIMA
Con il paradosso dell’edizione dei tg regionali di mezzanotte, (una ribattuta), che costa quattro milioni di euro l’anno solo per il personale impiegato, sottolinea la giornalista di Report e collaboratrice del Corriere della Sera. Poi Gabanelli propone: “Perché non cominciare a razionalizzare? Se informazione locale deve essere, facciamola sul serio, con piccoli nuclei, utilizzando agili collaboratori sul posto in caso di eventi o calamità, e in sinergia con Rai news 24”. Arrivando a certificare che non sarebbe poi un passaggio complicato, visto e considerato che “tutte le scuole di giornalismo sfornano ogni anno qualche centinaio di giornalisti”. Per questo propone che sia quello il punto di partenza per il nuovo anno.

PARADOSSO
Per poi concludere ironicamente che la reazione della casta toccata nel proprio ego potrebbe manifestarsi in presidenti di Regione che si imbavagliano davanti a Viale Mazzini “per chiedere la testa del direttore di turno che ha avuto la malaugurata idea di fare il suo mestiere”. Uno scenario definito “probabile, visto che la maggior parte di quelle 25 sedi serve a garantire un microfono aperto ai politici locali”. E chiude con un’amara considerazione: “Le Regioni moltiplicano per 21 le attività che possono essere fatte da un unico organismo”.

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