Un rassemblement solo di sinistra oggi non ha senso da alcuna parte, forse solo in Grecia, dice a Formiche.net Peppino Caldarola, giornalista di lungo corso e già direttore dell’Unità che analizza il Pd a trazione renziana tra la marcia indietro di Cuperlo, i mal di pancia dei Giovani turchi, e l’accordo con Berlusconi sulla legge elettorale.

Caldarola, si aspettava questo inizio scoppiettante di Renzi?
Sì, me lo aspettavo e ci speravo, nel senso che Renzi, a differenza di ciò che si pensava in passato, non ha un primario interesse a votare subito, ma a portare subito a casa dei risultati.

Quali?
Innanzitutto sul tema di fondo, la legge elettorale e il nuovo Senato. Per cui ha impresso una fortissima accelerazione su questo punto, giungendo all’accordo con Silvio Berlusconi e scontando contraccolpi piuttosto duri nella minoranza del partito.

Come interpreta l’uscita di Cuperlo?
Credo siamo di fronte a una crisi strategica e profonda della componente ex diessina che da un lato si è pentita di aver fatto il Pd, perché si immaginava un partito a trazione Ds. Si trova invece adesso ad avere un Pd con un leader proveniente da tutt’altra cultura, ma che tuttavia non mostra di avere idiosincrasie ideologiche, tant’è che aderisce al Pse. Dall’altro la sinistra rappresentata da Cuperlo, Fassina, Orfini non sa, a questo punto, dove collocare i propri ubi consistam.

Una frattura insanabile?
Gravano sul passato di quel partito, tutti i difetti che vengono imputati oggi a Renzi: personalismo nella leadership, carattere ondivago di molte proposte, oltre ad un’attualità dello scontro abbastanza buffa. Con la componente diessina che si batte per le preferenze dopo averle contrastate per vent’anni. Oggi ha estrema difficoltà nel convivere con un Pd guidato, in modo credo durevole, da Renzi.

Scissione in vista? E per accordarsi con chi?
Con alcuni non vedo margine di dialogo, ad esempio Rizzo e i nuovi comunisti. Più interessante il discorso con Nichi Vendola, perché ha mostrato un’apertura verso il nuovo corso del Pd. Ma bisognerà capire se sceglierà un dialogo serrato e un accordo con Renzi, oppure se fare un polo aggregativo che possa prima o poi accogliere alcuni o molti scontenti del Pd. In questa seconda ipotesi si aprirebbe un conflitto con Renzi, ed essendo Sel non in grande spolvero elettorale, non comprendo bene dove possa andare.

Quante chance avrebbe un rassemblement di sola sinistra?
Non avrebbe successo da nessuna parte, tranne che in Grecia. Per cui vedo il governatore pugliese proiettato più su un difficile dialogo con il segretario piddì.

Piero Sansonetti dalle nostre colonne ha detto: “Cuperlo ha fatto bene a dimettersi, ma ora sia coerente, vada fino in fondo e crei un vero partito di centro-sinistra in Italia”. Che ne pensa?
Sansonetti, che è un mio caro amico, talvolta ha delle intuizioni, altre prende delle cantonate. E’ questo il caso. Il partito di centrosinistra, piaccia o meno, è quello di Renzi. Ciò che potrà nascere sarà solo un partito gauchista per il quale dubito ci possa essere uno spazio elettorale. É una richiesta che Sansonetti rivolge a Cuperlo ma è come se gli dicesse di buttarsi dalla finestra.

L’Italicum renziano è la riposta all’impasse?
Non penso che questo sia ancora il prodotto finito, perché probabilmente, un po’per le difficoltà esistenti tra i parlamentari del Pd un po’ per qualche ripensamento, si può immaginare che venga ulteriormente corretto. Il tema di fondo è che la proposta corrisponda ad alcune esigenze: maggioritaria, con ballottaggio se nessuno dovesse andare al di sopra del 35%, un fatto positivo.

Cosa non convince?
Si può discutere sulla lista bloccata o sulle preferenze. Se venisse applicata a circoscrizioni molto piccole, i candidati sarebbero tutti riconoscibili perché il dramma del Porcellum era proprio nel numero sterminato di candidati che l’elettore non memorizzava. Renzi e Berlusconi hanno interesse a giungere ad una legge, quindi immagino che vi sarà un compromesso. Il sindaco di Firenze ha dalla sua l’arma totale che ha utilizzato oggi, se non vi sarà accordo si andrà a votare con il sistema proposto dalle rifiniture della Consulta.

twitter@FDepalo

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