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Ecco come i Popolari non saranno stritolati da Renzi e Grillo. Parla Mario Giro

Un percorso territoriale legato al mondo dell’associazionismo prima che di posizionamento squisitamente politico. Definisce così il nuovo corso dei Popolari per l’Italia il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, che tra traccia con Formiche.net il perimetro di azione della formazione nata anche su impulso del ministro della difesa Mario Mauro, toccando i punti sensibili di presenti e future alleanze.

Qual è il reale obiettivo dei Popolari per l’Italia?
Crediamo che esista uno spazio e la nostra posizione potrebbe essere vincente perché inizia senza calcoli di posizionamento, ma tentando di ricomporre un grande numero di associazioni e liste civiche che in questi anni non hanno trovato la giusta composizione proprio perché strette all’interno di un dibattito localistico. Siamo ben consapevoli che è una partita complessa ma pensiamo che in questa fase anche il gruppo che avvia questa esperienza, come Olivero, Dellai, Mauro, proprio perché reduce da provenienze diverse, possa essere attrattivo per la miriade di associazioni. Il motivo? In quanto già si è fatto un prezioso lavoro di aggregazione.

Guardando alla contingenza elettorale più vicina, le Europee, che cosa osta ad una lista comune “popolare” magari con alfaniani e altri centristi e popolari?
Penso che lo impedisca il fatto che molte di queste formazioni vorranno contarsi e pesarsi a livello nazionale, mentre noi abbiamo un’idea differente. I primi appuntamenti per noi significativi non sono le elezioni europee ma le amministrative, ovvero partire dal basso con l’ottica di ricomporre: in quel caso e se i tempi della politica lo permetteranno, ecco che si seguirà la direttrice corretta. Se invece si sceglie di proiettarsi già alle europee e alle politiche se ne segue un’altra.

Alla luce dell’Italicum come muta la vostra strategia?

In virtù dell’accordo sulla legge elettorale credo che quelle forze si porranno, legittimamente sia chiaro, più il problema di come posizionarsi per le future politiche: e in questo senso utilizzeranno le urne europee. Noi, modestamente, proviamo a compiere un altro tipo di percorso. Fino ad oggi non si è sottolineato abbastanza il fatto che, in occasione delle amministrative, ormai la maggior parte dell’elettorato è diviso in liste civiche, che in alcuni casi hanno riverberi nazionali in altri meno. E’ a quei settori che noi ci rivolgiamo.

Come leggere la decisione del leader dell’Udc Pierferdinando Casini di abbandonare ogni progetto centrista/terzista per riconoscersi in un cantiere di centrodestra?
Lo aveva già accennato dopo le scorse politiche, abbiamo provato a fare un percorso insieme. Visto come sta nascendo la legge elettorale, ha inteso molto velocemente anticipare tutti. Credo che questo sistema non funzioni più, perché malgrado le sue qualità politiche riconosciute da tutti, esiste un problema di frammentazione popolare. Occorre un lavoro più umile che richiederà molto tempo. A breve ci sarà il congresso dell’Udc che dirà molto sulle future scelte.

In questo scenario come si evolvono i rapporti dei Popolari con Forza Italia e Nuovo Centrodestra?
Con Fi i nostri rapporti sono chiari: intendiamo andare oltre il berlusconismo. Questo lo ha detto anche Mauro, siamo ancora molto preoccupati del clima del novembre 2011 che tutti dimenticano ma vorrei ricordare che era nerissimo per il Paese. Siamo stati a un passo dal default e non lo dimentichiamo. Per quanto riguarda il Ncd, esso si iscrive chiaramente nel centrodestra di Berlusconi e fin quando sarà così certamente dialogheremo ma sottolineando che ci troviamo su posizioni differenti.

Quali sono gli errori dell’esperienza montiana da evitare?
Da un lato un’eccessiva personalizzazione, come ho ribadito nel mio intervento alla nascita dei Popolari: usiamo il noi e vogliamo che in un’Italia divisa in tanti io, si immagini una comunità per riunire il Paese. Dall’altro un marcato elitarismo, non si è voluto costruire un partito sul territorio che invece è essenziale. Questo è ciò che è fallito, non tanto l’incontro tra liberali e popolari su cui crediamo non poco. Ma la forma con cui si è gestita Sc non è la strada da ripetere.

twitter@FDepalo

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