L’ex ministro presenta nome e simbolo del suo progetto politico, fondato sull'alienazione del patrimonio pubblico per ridurre il peso fiscale di 50 miliardi. Proposte che mette a disposizione di Renzi – dice l'ex banchiere – ma il movimento dell'ex ministro non è né di destra né di sinistra, e resta in un limbo centrista che verosimilmente guarda più al centrodestra che al centrosinistra. Ecco tutti i dettagli (molto ministeriali) del programma passeriano

Italia Unica”. È stato finalmente svelato il nome del progetto politico concepito e promosso da Corrado Passera. Nello splendido teatro dell’Aranciera di San Sisto a Roma, ha preso forma il frutto di una lunga gestazione, che ha visto l’ex ministro per lo Sviluppo economico confrontarsi con il mondo popolare e con l’inquieta galassia liberale.

(ECCO CHI APPLAUDIVA IL POLITICO PASSERA)

GLI ALBORI DI UN PARTITO

Presentato da un filmato sul genio, la creatività, le scoperte, le intuizioni di grandi personalità italiane nel corso della storia, il cantiere messo in campo dall’ex amministratore delegato di Poste italiane e Intesa San Paolo ha un profilo radicalmente innovatore, assicurano Passera e i passerotti, ovvero i collaboratori più vicini all’ex ministro. È un’iniziativa imperniata sulle idee forza della competitività e della coesione. Fedele a uno spirito nordamericano e calvinista per cui l’imprenditore ha l’imperativo morale di impegnarsi attivamente nella vita civile e nel terreno politico, aspira a promuovere una cultura del rischio, del merito, dell’ambizione, dell’originalità che rifiuta il conformismo.

L’ORA DI SCELTE RADICALI OFFERTE A RENZI

Passera offre le sue proposte a Matteo Renzi, cui augura di realizzare le riforme mancate con i governi precedenti. Compreso quello Monti: “Un’esperienza bella nonostante i suoi limiti, grazie alla quale abbiamo aperto il mercato del gas tramite la separazione tra ENI e SNAM, ponendo le premesse per ridurre le bollette energetiche”. Adesso non è più tempo di governi di transizione, rinvii, ricette parziali, piccoli passi. Ora “si può e si deve partire dalle esigenze concrete di imprese, famiglie e comunità. Semplificando la macchina istituzionale, burocratica, partitica, fiscale.

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LE RICETTE PER LO SVILUPPO

L’Italia, rimarca il manager trasformatosi in politico, esporta beni e servizi per oltre 400 miliardi nel mondo. Vanta risorse e ricchezze culturali, artistiche, naturali e umane impareggiabili. Può contare sul ruolo vitale di famiglie, comunità, Welfare e Terzo settore, impensabile in altre realtà. Tuttavia 10 milioni di persone sono prigioniere dei problemi del lavoro e vivono nella paura. Moltiplicati per le loro famiglie rappresentano oltre la metà della popolazione.

I DETTAGLI DELLA SCOSSA FISCALE ALLA PASSERA

Per restituire fiducia e promuovere una scossa salutare l’ex banchiere prospetta ricette che a suo giudizio non comportano ulteriori spese. Vuole restituire subito i 100 miliardi di debiti dello Stato verso le aziende fornitrici. La copertura sarà trovata assegnando una parte rilevante del patrimonio pubblico – pari a 1000 miliardi – a una società pubblica in grado di valorizzarla e metterla sul mercato. Sarà questo organismo a pagare le imprese per rivalersi poi verso la PA. Altro punto fondamentale è l’assegnazione immediata alle famiglie del trattamento di fine rapporto, per una mensilità all’anno senza tasse. Riguardo al credito l’idea è far leva su Cassa depositi e prestiti con un aumento di capitale tra 20 e 40 miliardi, conferendole pezzi di patrimonio pubblico per mettere in circolo 100-200 miliardi in prestiti produttivi.

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IL RUOLO DEI FONDI EUROPEI

Altrettanto strategici saranno i fondi strutturali europei, finora distribuiti a pioggia senza un progetto coerente. Ad avviso dell’ex ministro l’utilizzo dei fondi deve essere orientato verso le ferrovie di collegamento tra Mezzogiorno e resto d’Europa e il risanamento del territorio. Una parte significativa degli stanziamenti UE – 30 o 40 miliardi – potrebbe essere trasformato in credito di imposta per la ricerca. Per liberare risorse utili Passera propone inoltre la rimozione del Patto di stabilità interno che ostacola le amministrazioni virtuose.

RIVOLUZIONE FISCALE PER PROMUOVERE IL LAVORO

Cuore del progetto è un intervento shock sul regime fiscale. L’ex numero uno di Poste punta su un taglio delle tasse per 50 miliardi orientato alle aziende che investono, innovano, assumono e utilizzano valuta elettronica, e verso le famiglie più bisognose e con figli a carico.

Per vincolare ancor più la riduzione del peso del fisco alla creazione di lavoro egli suggerisce di annullare le imposte sulle retribuzioni aggiuntive di una o due mensilità annue. E di abrogare i balzelli sui contratti di apprendistato, estendere l’applicazione del regime di vantaggio per le startup, rendere più flessibili i contratti a tempo indeterminato. Nessuna parola viene pronunciata sull’ipotesi, più volte associata all’ex numero uno di Intesa San Paolo, di un prelievo rilevante e progressivo sul patrimonio immobiliare privato.

COME TROVARE LE RISORSE?

Un complesso di interventi così ambiziosi, precisa Passera, verrà coperto con tagli di spesa mirati e non lineari. A partire dall’imposizione di costi standard nella sanità, dalla valorizzazione e vendita degli edifici pubblici, dalla riduzione degli incentivi statali alle imprese, dalla rigorosa esazione di multe e imposte, dall’aggiornamento del catasto “che produrrebbe il gettito dell’IMU prima casa”, dalla messa sul mercato delle società partecipate tranne che per le reti elettriche, il gas, le ferrovie.

RICOSTRUIRE IL SISTEMA FORMATIVO

Grazie alle risorse ottenute con i robusti tagli di spesa e al ritorno produttivo provocato dalla riduzione delle tasse, Passera vuole affrontare i nodi irrisolti della realtà educativa italiana. Promuovendo la costruzione di 400 asili nido e l’accesso universale alla scuola materna. Riducendo l’obbligo scolastico a 12 anni, avvicinando scuola, formazione professionale e lavoro, introducendo valutazioni di merito per gli insegnanti. Utilizzando le risorse pubbliche universitarie nei progetti di ricerca dei 5 migliori atenei e non a pioggia. Coniugando tutela e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale, riconoscendogli autonoma dignità giuridica e incoraggiando la coesistenza di fondazioni private e istituzioni pubbliche.

LA CENTRALITA’ DEL TERZO SETTORE

Nel terreno sociale Italia Unica vuole creare una rete capillare di assistenza con un’assicurazione unica per la non autosufficienza. Requisito essenziale è valorizzare il Terzo settore – “tipico di una società che si auto-organizza secondo i principi di sussidiarietà” – con la tutela giuridica delle imprese a responsabilità sociale e del servizio civile volontario. A cui vanno attribuite interamente le risorse del 5 per mille. Le altre gambe del progetto prevedono un piano di edilizia diffusa e l’incoraggiamento del mercato degli affitti; il ricorso alla filiera dei rifiuti per produrre energia; il recupero delle aree agricole in una logica imprenditoriale.

LE PRIORITA’ IN CAMPO ISTITUZIONALE

Anche nel terreno istituzionale la stella polare è semplificare. Riducendo il governo a 10-12 ministeri forti e responsabili, e il Parlamento a una sola Camera in grado di disboscare la selva legislativa in pochi testi unici comprensibili. Ma il presupposto, rimarca Passera, è una legge elettorale ben diversa da quella in discussione. Se la sua ostilità verso le liste bloccate lo accomuna ai critici più feroci dell’accordo Renzi-Berlusconi, originali e isolate sono le sue obiezioni al ballottaggio fra alleanze – “controsenso unico al mondo” – e alle soglie di sbarramento molto elevate per le forze non coalizzate.

PER UNA BUROCRAZIA MODERNA

Per facilitare il rapporto tra cittadini e Stato e promuovere la trasparenza nella PA, l’ex ministro per lo Sviluppo economico indica l’adozione dell’Agenda digitale, il regime di auto-certificazione al posto delle autorizzazioni, l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. Ma ciò non basta. A suo giudizio è necessario sottrarre alla volontà dei partiti la scelta dei responsabili delle Aziende sanitarie locali: “E le forze politiche devono porre fine alla loro presenza pervasiva in aziende pubbliche come la Rai”.

RESTITUIRE L’ANIMA ALL’EUROPA

L’iniziativa non avrebbe possibilità di realizzazione senza un robusto ancoraggio europeo, “progetto storico clamoroso e antidoto contro la guerra”. Ma l’UE a cui pensa il manager-politico è diversa dalla costruzione farraginosa egemonizzata dall’austerità finanziaria. La sua aspirazione è restituirle l’anima e la voglia di sviluppo, grazie a un programma condiviso di investimenti per 50 miliardi in reti, educazione, ricerca, infrastrutture. La strada è ridurre il perimetro delle scelte assunte all’unanimità a favore di quelle prese a maggioranza, per procedere con slancio verso l’Europa federale.

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