Ecco come primarie di coalizione posso corroborare e consolidare il cantiere del centrodestra

Abbiamo già scritto degli equilibri della nuova coalizione di centrodestra, tuttavia sembra opportuno sottolineare la grande questione irrisolta che permane sullo scenario. In molti da destra, penso a Giorgia Meloni e Flavio Tosi, hanno investito per ottenere le primarie per la scelta del leader. Un duetto che nel tempo e nell’eterno ritorno berlusconiano al centro della coalizione si è andato sempre più affievolendo nella propria spinta mediatica. A questi si è aggiunto Angelino Alfano che di primarie parla da oramai due anni, ma senza troppa continuità né convinzione. Per il momento l’annuncio pare quello di fare le primarie interne al Nuovo Centrodestra, ma viene spontaneo chiedersi se serva veramente fare le primarie per un partito che deve ancora misurarsi con gli elettori. Probabile che, in questa continua confusione terminologica che la politica italiana propone, Alfano si riferisse alla scelta democratica dei ruoli interni al partito.

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Tuttavia, di primarie di coalizione per il centrodestra si parla poco e sempre di meno quando invece ce ne sarebbe un gran bisogno. E’ un argomento su cui imbastire battaglia, guidare campagne di comunicazione e mettere al lavoro gli sherpa. Molti sostengono che sia inutile, che comunque vincerebbe Berlusconi o il candidato da lui scelto. Questo è molto probabile, ma la questione è di metodo più che di merito. Le primarie aperte costringerebbero i vari leader a misurarsi valutando rapporti di forza e consistenza. Non solo, ma verrebbe meno quell’idea di totalitarismo carismatico che il Cavaliere continua ad imporre al centrodestra e che fino ad oggi è stato il freno di qualsiasi competizione interna. E’ vero che Berlusconi vincerebbe, ma lo farebbe accettando la competizione con altri sfidanti e dopo aver mobilitato il popolo del centrodestra. La strada della contendibilità della leadership sarebbe aperta senza possibilità alcuna di tornare indietro in futuro.

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IL PRIMO RADUNO DEL CENTRODESTRA STILE PINUCCIO TATARELLALE FOTO DI PIZZI

Eppure i leader degli altri piccoli partiti desistono da farne una campagna comune quando potrebbero strategicamente essere in grado di farlo. Forza Italia, senza il loro bacino di voti e personalità, non solo non è in grado di vincere ma nemmeno di competere con il PD. Allora, perché questi non si lanciano in un impeto di orgoglio, coraggio e visione imponendo come vincolo di coalizione la scelta del leader tramite primarie? Certo, la probabilità di perdere resta elevata ma è difficile che Berlusconi, in questa situazione, possa opporsi allo svolgimento delle primarie. Queste sarebbero anche un modo per richiamare l’elettorato. Elettori, quelli di centrodestra, generalmente poco mobili, poco militanti e capaci di rispondere solamente ad una “chiamata alle armi” da parte dei propri leader. Insomma, sarebbe un modo per rinverdire la linfa della partecipazione e del consenso oltre che di garantire visibilità ai protagonisti della sfida.

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Allo stesso tempo, potrebbero essere fatte anche meglio di quelle del centrosinistra. Magari pensando ad una procedura all’americana in cui l’elettore può registrarsi per il voto fino a qualche mese prima on-line entro una data prestabilita e poi si rechi al seggio il giorno della votazione. Così, la mobilitazione ed il dibattito durerebbero per un tempo abbastanza lungo da lavorare seriamente su dibattiti, proposte e programmi per convincere l’elettore a registrarsi al voto. Sarebbe l’inizio di una svolta competitiva per il centrodestra. Serve visione invece di rassegnazione, strategia piuttosto che tattica. E’, forse, chiedere troppo?

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