Ecco programma e fini (anti euro) del Partito della Nazione di Giorgia Meloni

Ecco programma e fini (anti euro) del Partito della Nazione di Giorgia Meloni
Contraria all’euro, all’austerità, alla tecnocrazia di Bruxelles, al relativismo culturale. Così nasce la destra di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. Resoconto dal congresso tenuto a Fiuggi: chi c'era, chi non c'era, le tesi e i volti (nelle foto di Umberto Pizzi)

Un “Partito della Nazione” per promuovere e difendere il diritto degli italiani a auto-determinarsi recuperando la sovranità nazionale monetaria. Una “primavera della destra in grado di far divampare la speranza” contro tasse oppressive, burocrazia, immigrazione priva di limiti, relativismo etico-culturale, liste bloccate, banche, sale da gioco, governo tedesco, moneta unica.

(TUTTE LE FOTO DI PIZZI AL CONGRESSO DEI FRATELLI D’ITALIA A FIUGGI)

È il profilo scelto da Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale nel Congresso celebrato a Fiuggi, città simbolo nel dello storico passaggio del 1995 dal Movimento sociale ad Alleanza Nazionale. Promosse all’indomani delle consultazioni primarie che hanno incoronato Giorgia Meloni alla presidenza, le assise rappresentano l’approdo della lunga traversata nel deserto seguita alla creazione e all’implosione del Popolo della libertà. E dovrebbero porre fine a una travagliata diaspora per tutte le famiglie politiche eredi dell’esperienza di AN.

LE INCOGNITE APERTE NELLA GALASSIA DI DESTRA

Punto culminante di un percorso avviato con “Officina per l’Italia”, la nuova formazione si pone come polo di aggregazione di una costellazione che va oltre la destra nazionale per abbracciare filoni cattolico-popolari, riformisti, liberal-conservatori. Ma restano privi di risposta, per ora, gli interrogativi sui rapporti complessi con il Movimento per l’Alleanza Nazionale di Francesco Storace, Roberto Menia, Adriana Poli Bortone, che non hanno nascosto sorpresa e delusione per l’utilizzo strumentale e mortificante del “glorioso simbolo di AN”. E quelli con Silvio Berlusconi in una rinnovata Casa delle libertà, a causa della riforma elettorale all’esame dell’Aula di Montecitorio.

LE ADESIONI PIU’ SIGNIFICATIVE

Tuttavia la ricomposizione della travagliata diaspora degli eredi di AN ha visto un passo avanti alla luce delle numerose presenze e adesioni al Congresso di Fiuggi: Assunta Almirante, Adolfo Urso, Giuseppe Cossiga, Magdi Cristiano Allam, Giulio Terzi, Antonio Guidi, Gianni Alemanno, Antonio Rinaldi, Gaetano Rasi, Franco Servello, Luigi Ramponi, Mario Landolfi, Isabella Rauti, “finalmente riconciliata” con una Svolta che il padre Pino non condivise arrivando a una rottura traumatica.

(ECCO I VOLTI DI CHI HA PARTECIPATO AL CONGRESSO DEI FRATELLI D’ITALIA)

LA BUSSOLA EUROPEA

La stella polare della nuova destra è indicata da Giorgia Meloni, che trae spunto dal “Manifesto euro-critico” elaborato per il Congresso. Un testo che prospetta l’abbandono della moneta unica nell’eventualità di mancata rinegoziazione delle politiche di austerità imperniate sul Fiscal Compact e sul Meccanismo europeo di stabilità.

Tesi che presenta affinità con gli obiettivi suggeriti dall’economista Gustavo Piga, impegnato nel costruire un’alternativa realistica orientata allo sviluppo interna all’Unione monetaria. Ma tali argomentazioni vengono superate a favore dell’idea di abbandono della valuta unica. Visione in piena consonanza con gli studiosi che nel segno di un’offensiva radicale contro l’austerità finanziaria rivendicano il ritorno alla sovranità monetaria, tra cui Antonio Rinaldi, tra i più applauditi dalla platea.

MEGLIO POPULISTI CHE MERKELIANI

Meloni non ha paura delle accuse di populismo. Troppo sorda, cinica, brutale la chiusura del governo di Berlino alle richieste di mutare il rigore assoluto sui bilanci. “Meglio populisti che servi”, grida dal palco rivendicando la natura di autentica europeista e l’estraneità di Fratelli d’Italia dal PPE. Poi accusa Matteo Renzi per “il pietoso pellegrinaggio da Angela Merkel volto a ottenere il via libera alle riforme”.

Palazzo Chigi, spiega l’ex ministro della gioventù, deve alzare la voce affinché le istituzioni comunitarie salvaguardino il made in Italy dalla concorrenza sleale e dal dumping delle aziende asiatiche che frodano il fisco. Ma tali misure non bastano. La nuova destra combatterà contro “la svendita coloniale e la spoliazione delle industrie strategiche nazionali a favore dei gruppi stranieri”. E osteggerà i condoni miliardari a vantaggio delle società da gioco “che lucrano sulla fragilità e disperazione”.

(TUTTE LE FOTO DI PIZZI AL CONGRESSO DEI FRATELLI D’ITALIA A FIUGGI)

LE TESI SU IMMIGRAZIONE E SCUOLA

Tema caldo resta l’avversione all’automatismo dello “ius soli” per riconoscere la cittadinanza ai cittadini immigrati. Riconoscimento che Meloni, intenzionata a mantenere il reato di immigrazione clandestina, è pronta a concedere ai figli di persone extra-comunitarie capaci di completare il percorso scolastico obbligatorio”.

L’ex ministro per la gioventù osserva poi che l’interruzione di gravidanza non può costituire un metodo anti-concezionale, e che i bambini non possono essere adottati da una coppia omosessuale solo per trasformare in diritto un capriccio egoistico. La priorità, rimarca, è un regime fiscale che renda vantaggioso far nascere i figli. E a Matteo Renzi ricorda come “il valore delle nostre scuole e le retribuzioni degli insegnanti sarebbero più elevati se la sinistra e il PCI non avessero considerato le strutture educative come gigantesco ammortizzatore sociale e ufficio di collocamento per i propri esponenti”.

LE CRITICHE AL GOVERNO RENZI

Ma l’obiezione più sferzante al segretario del Partito democratico tocca una corda più profonda: “Un tempo fautore del rinnovamento, Renzi ha rottamato solo chi si frapponeva alla sua scalata a Palazzo Chigi e con un’opera di spartizione e distribuzione del potere ricalca gli esecutivi Monti e Letta. Anche per l’aumento senza ritegno delle tasse: accise su benzina e TASI, la stessa del 2011 per la prima casa con aggravamento per seconde abitazioni, capannoni industriali e terreni agricoli”.

UN PARTITO DIVERSO NEL CENTRODESTRA

È su tali idee-forza che Meloni punta a costruire una grande formazione di destra alternativa a Forza Italia e al Nuovo Centrodestra. Un autentico Partito della Nazione, aperto alla partecipazione democratica e al merito dei più giovani, in grado di unificare e interpretare gli interessi del popolo e non della finanza, delle burocrazie europee, della massoneria. Una forza costruita con il lavoro capillare sul territorio anziché sulla cooptazione di persone che sanno dire Sì e chinare la testa.

IL CONFRONTO NEL CANTIERE DEL CENTRODESTRA

Molto laborioso si preannuncia il percorso di alleanze con le altre realtà del campo conservatore e moderato. Per ora Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale guarda all’appuntamento elettorale europeo, che grazie a regole proporzionali rappresenterà il primo banco di prova per saggiare tenuta e adesione popolare. La priorità è marcare l’identità di un partito che “negli ultimi anni ha combattuto da solo per difendere le idee di centro-destra. Al contrario dei potenziali partner che hanno votato la svendita agli istituti creditizi privati della Banca d’Italia, l’azzeramento del fondo per le vittime della mafia per reperire risorse a favore dell’accoglienza degli immigrati, i decreti svuota-carceri”. Ai “fratelli divisi” del Movimento per l’Alleanza Nazionale che criticano la scarsa purezza della fiamma inserita nel simbolo della nuova formazione, Meloni lancia invece una frecciata velenosa: “Sarebbe molto curioso ritrovarli candidati in Forza Italia”.

LA FRONTIERA DELLA LEGGE ELETTORALE

Il ragionamento su un percorso condiviso nel centro-destra è profondamente legato al destino della riforma elettorale. Fratelli d’Italia ritiene irrinunciabile l’adozione delle preferenze. Se verrà “confermata l’architettura oligarchica dell’Italicum con la previsione delle liste bloccate”, Meloni promette consultazioni primarie per la scelta dei candidati al Parlamento in ogni collegio plurinominale. Con identico spirito annuncia l’impegno per una revisione presidenziale della Costituzione e per l’abrogazione dell’istituto dei senatori a vita.

ultima modifica: 2014-03-09T18:35:42+00:00 da Edoardo Petti

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