Da un lato una montagna di miliardi (tra i 14 e i 18 miliardi) in arrivo a Kiev direttamente da Washington, sponda Fondo Monetario Internazionale. Dall’altro 100mila soldati russi che si sono posizionati ai confini dell’Ucraina più dei 20mila stimati dagli Usa. Ecco come muta lo scenario geopolitico più insidioso di questo 2014, con all’orizzonte la ridiscesa in campo di Yulia Timoshenko.

DEFAULT EVITATO?
Secondo quanto riportato dal New York Times, il capo della missione del fondo, Nikolay Gueorguiev, avrebbe rifiutato di offrire dettagli sull’importo della prima tranche di aiuti sarebbe, aggiungendo che spetterà al consiglio approvare l’accordo entro la fine di aprile. Il primo ministro ucraino ad interim, Arseniy Yatsenyuk, ha detto al Parlamento che il paese è stato “sull’orlo della bancarotta economica e finanziaria”, e che il prodotto interno lordo potrebbe scendere del 10% entro l’anno salvo provvedimenti urgenti. Come appunto sono i dollari del FMI. Lo stesso Yatsenyuk, forse intimorito dagli effetti che potranno avere le misure sulla sua popolarità, su twitter ha scritto che “il governo non permetterà il fallimento dell’Ucraina. Il pacchetto è molto impopolare, complesso, con riforme dure che da tempo dovevano essere fatte”.

DOLLARI A KIEV
Il punto di domanda è che cosa cambia in Ucraina dopo la montagna di miliardi promessi dal FMI: in due anni si prevede di sbloccare i prestiti, in particolare degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che dovrebbero portare il totale a 27 miliardi dollari. I prestiti saranno dilazionati e meno onerosi dei 15 miliardi di dollari promessi da Mosca a Yanukovich prima che fuggisse dal paese. Il piano aiuti targato Fmi sarà nello specifico di 14-18 miliardi di dollari mentre il totale degli aiuti internazionali al paese raggiungerà i 27 miliardi entro un biennio. In cambio il FMI chiede all’Ucraina di riformare alcuni settori chiave. Il riferimento è al comparto finanziario, alle politiche monetarie di cambio, ai conti pubblici, senza dimenticare uno dei versanti più significativi in questa complessa partita, come quello dell’energia in cui la dipendenza russa è oggettiva.

ACCORDO
Alla base dell”accordo annunciato da Kiev, un elemento niente affatto secondario sarà rappresentato dalla volontà della capitale ucraina di lasciare che il valore della sua valuta galleggi verso il basso, al fine di ridurre la corruzione e la burocrazia. Ma anche (o forse soprattutto) per lavorare ad una riduzione dei notevoli aiuti statali per il consumo di gas naturale. Si tratta di un capitolo che, da solo, vale almeno l’8% del pil ucraino: numeri altamente significativi che tutti gli analisti, dopo l’annuncio del FMI, tengono in debita considerazione. Tra l’altro la Russia pare sia intenzionata ad aumentare (dal prosismo 1 aprile) il prezzo del gas naturale per l’Ucraina, che tra l’altro ha ancora un debito pregresso con Gazprom di un miliardo di dollari.

OBIETTIVI E PROSPETTIVE
Ma quali sono gli obiettivi a breve e mediotermine del programma di riforme? Innanzitutto “ripristinare la stabilità macroeconomica e riportare il paese sul sentiero di una solida crescita oltre a proteggere le categorie più vulnerabili della società”. passaggio che sarà attuato attraverso una serie di misure per smussare l’impatto delle riforme. In secondo luogo il Fondo, in tandem con la Banca Mondiale, metterà in campo una serie di iniziative mirate al fine di aiutare ad “incrementare la trasparenza dell’attività di governo”.

TENSIONE ED ELEZIONI
La notizia del prestito da oltreoceano è affiancata (e controbilanciata?) dalla dichiarazione del presidente del consiglio della sicurezza nazionale ucraino, Andriy Parubiy. In occasione di un intervento video da Kiev a un evento promosso dell’Atlantic Council, un think tank di Washington, annuncia che sono 100mila i militari russi ammassati da Mosca al confine e non 20mila come invece gli Usa credevano. Un panorama che è completato dalla decisione della pasionaria Yulia Tymoshenko di correre per la presidenza nelle elezioni che si terranno a maggio.

twitter@FDepalo

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