Il leader di Fermare il declino rivendica la bontà dell’apertura a culture popolari della lista ALDE creata da Verhofstadt per le elezioni europee e a montiani e liberali dice che...

Era nata per lanciare una sfida ambiziosa all’egemonia popolare e socialista nel Vecchio Continente, e per promuovere il sogno di un’Europa federale contro i fermenti populisti ed euro-scettici di ogni colore. Ma la scommessa di “Scelta Europea”, la lista di formazioni, partiti e movimenti creata nel nostro paese dall’ex premier belga Guy Verhofstadt in vista del voto per l’Assemblea di Strasburgo con un robusto e comune riferimento all’ALDE sembra sul punto di sgretolarsi.

Da un lato il Centro democratico di Bruno Tabacci, il parlamentare europeo eletto con l’Italia dei Valori Niccolò Rinaldi, la leader dei Conservatori sociali con una lunga e intensa militanza nel MSI Cristiana Muscardini e Fermare il declino, che nello scorso fine settimana ha visto Michele Boldrin riconfermato nel ruolo di coordinatore nazionale. Tutti fautori convinti della mescolanza del filone liberale originario con culture differenti, soprattutto cattoliche e democratico-cristiane come rivela il patto formulato con i Popolari per l’Italia di Mario Mauro.

Dall’altro Scelta Civica, Partito liberale italiano di Stefano De Luca, Federazione dei liberali di Raffaello Morelli, Alleanza liberal-democratica di Silvia Enrico e Alessandro De Nicola, timorosi che in tal modo venga annacquato e neutralizzato il profilo liberal-democratico dell’ALDE e fortemente ostili all’accoglienza in lista di protagonisti della storia della DC e della prima Repubblica come Paolo Cirino Pomicino. Alla vigilia di un incontro cruciale previsto oggi a Roma e per capire se dissensi così profondi sfoceranno in una rottura traumatica sul piano elettorale, Formiche.net ha interpellato proprio il leader di Fare Boldrin.

Gli esponenti della galassia liberale vi accusano di voler snaturare l’impronta dell’ALDE.

Non vi è nessuna galassia liberale che ci accusi. Artefici delle accuse nei nostri confronti sono essenzialmente due forze. Una parte del gruppo dirigente di Scelta Civica, che punta ad affermare un ruolo egemonico nell’alleanza politico-elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. E il vertice del Partito liberale, che ha negato la scelta strategica compiuta alcuni mesi fa. Tutto il resto è composto da forze puramente nominali.

Ma qual è la ragione della rottura?

Se sarà rottura lo vedremo, io spero vivamente di no. Scelta Civica, nei suoi comunicati ufficiali, sembra chiedere un ruolo di preminenza e ci chiede di far sparire l’identità nostra e altrui nella sua. La dirigenza del PLI sembra condividere questo atteggiamento che io trovo sgradevole. Ci sembra il riflesso di un’opzione ideologica che, con il Centro democratico, abbiamo respinto come discriminatoria. Perché a scegliere chi è liberale doc e liberal-democratico non può essere Stefano De Luca. Lo si evince dalle proposte, dalle iniziative portate avanti nel territorio dalle varie forze. Niente quarti di nobiltà, siamo nel 2014.

Scelta Civica vorrebbe le primarie per selezionare i candidati all’Assemblea di Strasburgo.

Le primarie rappresentano una nostra richiesta reiterata fin da novembre a tutti i gruppi interessati al progetto dell’ALDE. Ma dalla formazione creata da Mario Monti abbiamo ricevuto soltanto un rifiuto a questa nostra proposta. L’ultima fu in gennaio quando provai, a una riunione generale, a riproporre le primarie d’area.

I Conservatori sociali o l’Italia dei valori non hanno promosso finora battaglie liberali.

È vero il contrario. Cristiana Muscardini, etichettata con superficialità come persona di estrema destra, da molto tempo agisce in piena coerenza con i propositi dell’ALDE. Considerazione analoga vale per Niccolò Rinaldi, che può vantare una robusta esperienza laica e repubblicana. Peraltro l’IDV non fa parte dell’alleanza e la questione non si pone.

Ma come spiega l’ingresso nella vostra lista di figure dalla marcata impronta democratico-cristiana?

Nel nostro paese esistono componenti popolari e cattoliche che storicamente hanno sostenuto politiche liberali, occidentali, europeiste. Sono meno “pro mercato” di me? Credo sia facile, ma non mi importa: non mi considero il metro di misura di nessuno. Ciò che mi sta a cuore sono obiettivi e contenuti e, nella misura in cui ne abbiamo un numero sufficiente in comune, io sono dell’opinione di marciare uniti, non divisi.

E quali sarebbero gli obiettivi unificanti?

Queste forze vogliono un’unione federale, non burocratica, in grado di ridurre la spesa pubblica. Non capisco perché escluderle soltanto in virtù della diversa matrice ideologica. Una scelta tanto più autolesionista in un voto che prevede lo sbarramento del 4 per cento per entrare nel Parlamento e in vista di un appuntamento cruciale. Nel quale saremo chiamati a combattere l’anti-europeismo suicida, l’approccio socialista alla Matteo Renzi e la visione peronista incarnata da Silvio Berlusconi.

Cosa andrà a dire nell’incontro decisivo per le sorti di “Scelta Europea”?

Quale che sia la scelta dei “detentori dei galloni di nobiltà liberale”, noi lavoreremo per una lista ALDE con nome e simbolo capaci di accorpare in modo paritario e senza privilegi tutte le forze aderenti. Naturalmente l’ultima parola spetterà a Verhofstadt, che finora ha dimostrato di voler aggregare con grande pazienza il maggior numero di persone e forze possibili. Personalmente posso lanciare un appello affinché vengano valorizzati gli elementi unificanti rispetto ai fattori di divisione. Se ciò non accadesse, temo un suicidio politico.

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