Gli strumenti previdenziali negoziali sono i più avanti nel far proprie tematiche sostenibili: 13 su 39 hanno criteri di gestione coerenti con gli Sri (socially responsible investing). Dei cinque maggiori, solo i chimici restano al palo

Fondi pensione e finanza etica, due facce della stessa medaglia. Vale in Nord Europa e anche negli Usa. E in Italia? Fanalino di coda per i criteri Sri in generale, la sensibilità per le istanze di sostenibilità sociale, ambientale e di governance sembra essere superiore nel comparto dei fondi pensione negoziali. Il nostro Paese ne conta 39, con quasi 2 milioni di aderenti (dato Covip al 2012) di cui 13, quindi esattamente il 30%, hanno in qualche modo nella loro sfera di interesse i criteri Esg. Anche se la profondità con cui poi la finanza etica è praticata lascia intravvedere in molti casi un’idea solo embrionale, la percentuale resta ragguardevole, visto che in altri strumenti affini è al contrario irrilevante: dei fondi pensione aperti solo nove, su circa cinquecento, integrano criteri Sri, nei Pip l’etica conta per 14 soggetti e solo in 4 fondi pensione aziendali, secondo quanto rileva il Forum per la finanza sostenibile. «I 13 fondi chiusi attenti alla sostenibilità non necessariamente applicano i criteri Sri all’intero patrimonio – dice a ETicaNews Davide Dal Maso, segretario generale del Forum – inoltre tre di essi e cioè Fondenergia, Quadri e Capi Fiat e Previmoda, effettuano solo un controllo ex post che però non li vincola a cambiare la composizione del portafoglio. Di fatto quindi sono dieci ad avere una vera strategia Sri».

Il nuovo Decreto 703 potrebbe offrire degli incentivi, ma «sarà ancora determinante la volontà di ogni singolo fondo pensione rispetto alla norma – continua Dal Maso – in ogni caso i Fondi pensione hanno tutti gli strumenti in mano, linee guida, esperti cui fare riferimento e abbiamo visto segnali di dinamismo importanti». Nell’elenco dei tredici virtuosi dell’etica figurano, dunque – oltre ai già citati Fondenergia, Capi e Quadri Fiat e Previmoda Cometa, Laborfonds, Fondapi, Fonte, Fondoposte, Eurofer, Previambiente, Fopadiva, Prevaer, Solidarietà Veneto. Di recente anche Arco e Espero si sono aggiunti alla lista.

Ottimista sulla possibilità che l’onda etica possa continuare a diffondersi è Rino Tarelli, presidente della Covip. «La finanza sostenibile – afferma Tarelli – è permanente nell’ottica dei fondi pensione, che non possono non valutare gli investimenti Sri nel momento in cui fanno il loro mestiere. Ma sono autonomi nelle scelte e l’unica obbligazione che hanno è garantire la pensione all’iscritto. È chiaro che questo non vuol dire che ogni investimento va bene e l’etica deve agire sempre come una bussola». Molto, in termini di trasparenza, è stato fatto, anche con la richiesta di Covip di fissare le strategie di investimento in un documento. «I fondi che intendono fare investimenti diretti – spiega Tarelli – sono liberi di farlo ma questa scelta deve essere prevista nello statuto e rimane rimessa all’autonomia dei singoli. Covip ha cercato di facilitare questa opzione che contribuirebbe alla diffusione della finanza Sri. Noi diamo un indirizzo, ma non possiamo obbligare nessuno. Devo dire che molti fondi a oggi non fanno investimenti diretti anche perché per investire senza l’intermediazione di un gestore bisogna darsi strumenti adeguati anche tecnici, che comportano un costo».

Il tema degli investimenti socialmente responsabili è da molti anni al centro delle riflessioni anche di Assoprevidenza, l’Associazione Italiana per la Previdenza Complementare. «E lo è – dice a ETicanews il presidente Sergio Corbello – sia nel più generale contesto delle valutazioni circa gli impieghi delle forme pensionistiche, sia riguardo all’investimento Sri in sé e per sé, in asset eterogenei sulla base di specifici criteri di scelta. Sotto quest’ultimo profilo va tuttavia ribadito con forza il dovere dei fondi pensione complementari di scegliere gli impieghi patrimoniali perseguendo esclusivamente l’interesse dei propri iscritti, il cui ammontare di pensione futura, in un regime tecnico di contribuzione definita, dipende dai risultati reddituali conseguiti nel tempo dal proprio accumulo di risparmio individuale. Il fondo pensione, quindi, non può operare secondo schemi ideologici». E quanto all’azionariato attivo, Corbello sostiene che «la tematica dell’esercizio del diritto di voto nelle assemblee di società di cui i fondi detengano significative partecipazioni è solo parzialmente collegata alla questione degli impieghi Sri, ma attiene al più generale profilo della tutela attiva dei propri investimenti. La realtà italiana è però ancora lungi dal presentare casistiche di questo genere».

Qualcosa comunque sta cambiando. «Sono sempre più numerosi – continua Dal Maso – i fondi pensione che stanno riflettendo su queste pratiche, non ci sono ancora masse gigantesche, ma qualche esempio di eccellenza sì: come Cometa, il fondo dei metalmeccanici, che ha anche avviato una politica di azionariato attivo». Anche Laborfonds, il fondo dei lavoratori dipendenti, ha una strategia evoluta contemplando addirittura un comparto ad hoc, il Linea Prudente-Etica. Tra i neofiti, c’è Arco nel settore legno arredo, che all’inizio di febbraio ha comunicato che sottoporrà il portafoglio azionario e obbligazionario a una analisi periodica, per verificare che le società investite, direttamente o tramite partecipate, non siano nella black list. Recente anche il mandato di Fondapi, il fondo per i lavoratori delle piccole e medie imprese, a Ing per la gestione di una parte del patrimonio secondo criteri di finanza Sri. È stato Ing a comunicarlo, con una nota in cui si legge che «la peculiarità di questo mandato, e novità assoluta per Fondapi, è rappresentata dalla scelta di adottare, attraverso la società specializzata Ecpi, criteri di investimento socialmente responsabili (Sri). Il benchmark del mandato azionario affidato a Ing Im è l’Ecpi Global Esg Best in Class Equity».

Ancora, nel mondo bancario, spiccano due fondi negoziali iscritti in una lista speciale di Covip in quanto forme preesistenti alla legge 124 del 1992, istitutiva della previdenza complementare. Il Fondo pensione di Intesa Sanpaolo è stato premiato per la sua attenzione agli investimenti Sri. E quello dei lavoratori di Mps è davvero evoluto in termini di etica. «Il nostro Fondo pensione – spiega Walter Bottoni, che ne è responsabile – è l’unico a fare una selezione di questo tipo: il gestore finanziario, nell’attivare la politica di investimenti responsabili, valuta qual è l’impatto del singolo titolo e qual è l’Esg finale del fondo. Esiste un reporting Esg e i titoli vengono classificati in base alla sostenibilità: quelli che hanno avuto delle controversie che intaccano la reputazione del fondo vengono strettamente monitorati e, in assenza di miglioramenti, sottopesati. Abbiamo messo sotto osservazione lo stesso titolo Mps».

Per valutare quanto avanti siano i Fondi pensione nella finanza Sri, ETicaNews ne ha chiesto conto ai cinque negoziali più grandi secondo la classifica Covip aggiornata al 2012 e cioè Cometa (426mila iscritti), Fonte (194mila), Fonchim (149mila), Laborfonds (113mila), Espero (98mila), scoprendo che quattro su cinque hanno una strategia Sri. Solo Fonchim, che peraltro opera in un settore sensibile come quello della chimica, non ha attivato alcuna politica Esg, gli altri quattro con diversi grandi di profondità si sono almeno approcciati alla sostenibilità.

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