C’è un equivoco grande come una casa che pesa nel dibattito mediatico e politico sul governo Renzi. All’apparenza può sembrare una questione semiologica, ma in realtà investe uno dei principali, se non il principale, difetto della politica italiana: l’incapacità dei governi di prendere decisioni che fanno sentire i loro effetti nel lungo periodo, necessarie al bene comune, ma indigeste all’elettorato e agli interessi organizzati.

Tutto ruota attorno al termine di “luna di miele”, coniato nei Paesi anglosassoni per indicare il breve periodo successivo alle elezioni, durante il quale il neo presidente gode di consensi altissimi e non deve ancora fare i conti con un’opposizione forte e organizzata. L’equivoco non riguarda questo aspetto del concetto. In molti hanno dato conto dei sondaggi favorevoli al premier appena insediato. I media amici, sottolineando come la cotta del Paese per il nuovo premier, duri con il passare delle settimane e gli altri, denunciando la “fine” della honeymoon.

Ma è mancata del tutto l’attenzione verso tutto quello che la luna di miele comporta. I presidenti delle democrazie occidentali utilizzano questo di stato di grazia per varare le misure più impopolari. Per tagliare la spesa, riformare istituti antiquati del welfare, mettere a posto le finanze pubbliche o incassare risorse da utilizzare in seguito. Luna di miele – come sanno anche gli studenti al secondo anno di Scienze politiche – è sinonimo di sacrifici, non di spesa pubblica. Perché è solo in questo periodo che si possono fare passare senza grosse conseguenze decisioni impopolari. I regali arrivano dopo, a fine mandato, quando si avvicina il voto.

Nessuno ha notato che Matteo Renzi, che per stile comunicativo e programma si presenta come un leader di rottura, abbia scelto una strada diversa e molto italiana. Il primo vero consiglio dei ministri del suo governo dovrebbe servire a varare un taglio dell’Irpef che metterà in tasca 80 euro al mese a chi ha un reddito mensile inferiore ai 1.500 euro. Un regalo che assomiglia molto poco a una riforma ed è lontano anche da un taglio del cuneo fiscale, visto che dovrebbe valere per tutti. Nulla a che vedere con le decisioni che il mondo si attende dall’Italia, a partire da un taglio drastico della spesa improduttiva ,che dovrebbe essere la premessa di ogni azione di governo. E non solo perché ce lo chiede l’Europa.

E’ presto per giudicare la politica economica di Renzi, ma il rischio che la luna di miele tra il giovane premier e i tanti italiani che gli danno fiducia vada sprecata. Che il Presidente del consiglio preferisca gettare altra paglia sul fuoco già alto dei suoi consensi, condannando se stesso e il Paese a un futuro di stenti, tra conti che non tornano, sondaggi in calo e maggioranza in subbuglio quando si tratterà di pagare il conto delle nozze. Uno scenario ben noto all’Italia, che gli italiani, questa volta, forse pensavano di non dover vivere.

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