Le misure annunciate dal governo Renzi e alcune proposte per un nuovo corso nella pubblica amministrazione in una conversazione di Formiche.net con Giorgio Rembado, presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA, la Confederazione sindacale che rappresenta la dirigenza e le alte professionalità di tutti i settori socio-produttivi, pubblici e privati. Prosegue il dibattito sul futuro (renziano?) della pubblica amministrazione

Nelle linee programmatiche che il ministro della funzione pubblica Marianna Madia e il premier Matteo Renzi intendono portare avanti per vincere la sfida del fisco i dirigenti statali occupano un posto di rilievo. Tanto che al debutto torinese della campagna elettorale per le elezioni europee e le amministrative del 25 maggio il premier ha annunciato di voler agire con l’utilizzo di un mezzo pesante, una ruspa, in azione dal prossimo mese.

Ma l’irruenza delle parole di Renzi hanno per Giorgio Rembado, presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA (la Confederazione sindacale che rappresenta la dirigenza e le alte professionalità di tutti i settori socio-produttivi, pubblici e privati), un tono eccessivo e procedere in questo modo sarebbe molto pericoloso.

Dopo l’intervento di Stefano Biasoli, segretario generale di Confedir, ecco le misure annunciate dal governo e alcune proposte per un nuovo corso nella pubblica amministrazione in una conversazione di Rembado con Formiche.net.

L’ASSOGGETTAMENTO ALLA POLITICA
Il timore di fondo di Rembado è che si voglia reintrodurre un tipo di rapporto che arrivi pian piano all’assoggettamento della dirigenza pubblica: “La dichiarazione rilasciata da Renzi secondo cui i dirigenti pubblici non debbano essere a tempo indeterminato disegna un modello di dirigenza pubblica sotto schiaffo dei vertici politici”, commenta il presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA.
“Secondo il principio di imparzialità sancito dalla Costituzione quella del dirigente pubblico rappresenta una figura di garanzia per il cittadino. Legare l’incarico dei dirigenti pubblici al cambio di maggioranza politica – sottolinea Rembado – mette invece pericolosamente in discussione tale principio”.

IDEE E STRUMENTI PER UN BAGNO MANAGERIALE
Se l’opinione comune condanna spesso a prescindere l’impiego pubblico, Rembado invoca invece azioni concrete: “Le Pubbliche amministrazioni hanno certamente bisogno di un bagno manageriale ma a questo si può arrivare in altri modi: dotando le p.a. di strumenti per premiare o sanzionare a seconda dei casi. Azioni concrete, dunque, basate su formazione, incentivazione e premi”.

OSMOSI TRA PUBBLICO E PRIVATO
Tra le misure protese alla realizzazione di un nuovo corso per le pubbliche amministrazioni, Rembado cita un progetto per la modernizzazione che viene periodicamente richiamato, quello della privatizzazione: “Privatizzazione intesa soprattutto come avvicinamento tra due mondi: dirigenza privata e pubblica”. Aprire le porte delle pubbliche amministrazioni alle migliori professionalità esterne e viceversa, dunque, porterebbe per il presidente di Cida “un’osmosi culturale dalla quale entrambi i mondi ne gioverebbero. Questa però dovrebbe spingersi fino alla rotazione dei dirigenti tra pubblico e privato e a una rotazione degli incarichi nel pubblico stesso”.

RUOLO UNICO DELLA DIRIGENZA E BLOCCO DEGLI STIPENDI
Favorevole al ruolo unico per i dirigenti pubblici proposto dal governo Renzi che renda equi i trattamenti retributivi dei manager delle p.a. e faciliti la mobilità tra enti, Rembado riterrebbe invece di una gravità inaccettabile il blocco degli stipendi paventato da una prima lettura del Documento di economia e finanza nel quale non è prevista, infatti, alcuna erogazione di spesa per i rinnovi contrattuali: “Si dà atto della smentita già pervenuta dal Ministero Economia e Finanza – chiosa Rembado – fermo restando che anche solo voci di questo tenore risultano inutilmente allarmistiche e pertanto pericolose”.

L’ibernazione dei contratti per altri sei anni rispetto al termine del 2014 deciso dal governo Letta porterebbe infatti secondo il Presidente della Federazione della Funzione Pubblica di CIDA, danni incalcolabili: “Una riduzione oggettiva degli stipendi e l’impossibilità di utilizzare le leve classiche della gestione delle pubblica amministrazione”, conclude Rembado.

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