Con il deposito dei simboli con i quali gli italiani saranno chiamati a votare per le prossime elezioni europee si può in qualche modo dire che siamo sostanzialmente all’inizio della campagna elettorale vera e propria.

Si dovrà infatti attendere ancora qualche giorno perché l’ufficio centrale preposto al deposito dei nuovi simboli decida le compatibilità degli uni rispetto agli altri. E anche la formale presentazione delle liste dei candidati, tra qualche giorno.

Non mi interessano qui le ragioni personali o giuridiche che potranno essere indicate nei prossimi giorni. Sembra invece di particolare rilevanza (non solo “romantica”) il fatto che sia stato depositato un simbolo che comprende che il NCD di Angelino Alfano e lo Scudo Crociato al quale in qualche modo si richiama l’UDC e rispetto al quale non risultano significativamente contrari nemmeno i Popolari Europei di Mario Mauro.

Sembra infatti che con il nuovo simbolo si punti non ad un escamatoge elettorale europeo, ma si prenda atto di un vero e proprio processo politico: la costruzione anche in Italia di una alternativa tra il PSE e il PPE.

Il fatto che Matteo Renzi abbia sostanzialmente condotto in porto l’operazione della adesione del PD al PSE rappresenta infatti un tentativo di costruire in Italia una nuova centralità non più discendente soltanto dal vecchio PCI, o anche da partiti socialisti alternativi al PPE – come fu il craxismo. Quella di Matteo Renzi sembra dunque un tentativo di costruzione di una nuova centralità di centro-sinistra che non ha più bisogno di alcun “partito” di centro, ma che abbia comunque bisogno di una qualche capacità di rappresentanza anche di segmenti di middle-class orientati a sinistra. Una decisione che apre la strada ad un’idea nuova della vocazione maggioritaria del PD, inteso quale soggetto capace di governare l’Italia anche dal centro, ma senza dover ricorrere a soggetti politici che si auto-definiscono “di centro”.

Sul versante opposto l’utilizzazione dello scudo crociato sembra in qualche modo sopperire alla tendenziale scomparsa di un partito che pretenda orgogliosamente di rimanere al centro senza scegliere da una parte o dall’altra degli schieramenti politici che si vanno definendo sulla base delle decisioni strategiche del cosiddetto Italicum. Lo Scudo Crociato infatti assolve al ruolo di una sorta di radicamento al centro della vocazione maggioritaria di un nuovo centrodestra, tutto sommato non molto dissimile da quel che avvenne nel 1994 allorché questo simbolo rappresentava la continuità democristiana, mentre Forza Italia riempiva un vuoto maggioritario di governo.

Siamo dunque in presenza di un processo politico molto nuovo ed ambizioso che tende a dar vita a due centralità alternative, l’una di centrodestra e l’altra di centrosinistra. Mentre in tutti gli ultimi 20 anni abbiamo assistito o alla proposta di un centrodestra alternativo alla “sinistra” (come diceva Berlusconi); oppure di un centrosinistra alternativo alle “destre”, quasi che entrambe le vocazioni maggioritarie negassero l’una la piena legittimità dell’altra a costituire una vera e propria nuova centralità di governo.

Non è detto che questo processo si realizzerà in modo semplice o automatico, perché occorre che nei due campi si superino antiche abitudini rigidamente ideologiche, l’una che afferma una qualche “superiorità morale” della sinistra rispetto agli avversari, e l’altra che nega la capacità della sinistra di comprendere i processi di integrazione europea e di globalizzazione dei mercati.

Entrambi i tentativi dovranno comunque misurarsi seriamente con le ragioni non solo umorali che spingono tanti italiani a votare per il Movimento 5 Stelle. In conclusione: mai come in questa stagione le elezioni europee avranno un grande significato anche nazionale.

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