Conversazione con Luigi De Biase, giornalista del Tg5, collaboratore del Foglio ed esperto di politica estera e in particolare dell'Europa dell'Est.

La guerra civile in Ucraina? Non l’abbiamo ancora vista, fino ad oggi abbiamo avuto violentissimi scontri tra polizia e manifestanti un paio di mesi fa a Kiev. Adesso vediamo un movimento popolare filo russo e anti ucraino nella parte orientale del Paese, ma di guerra fredda neanche a parlarne. È la lettura che dei fatti ucraini affida a Formiche.net Luigi De Biase, giornalista del Tg5, collaboratore del Foglio ed esperto di politica estera e in particolare dell’Europa dell’Est.

Il premier ucraino Yatseniuk accusa i russi di aver costruito un nuovo muro di Berlino: è così?
Bisogna capire cosa intende per nuovo muro. Sicuramente il governo russo si comporta come se stesse difendendo interessi nazionali – interessi che, però, si trovano sul territorio dell’Ucraina. Probabilmente alcuni, a partire da Yatseniuk, vedono punti in comune con quel che è accaduto in Germania dopo la Seconda Guerra mondiale, e poi successivamente a Berlino, a me pare invece che il messaggio sia fine a se stesso. Non vedo onestamente paralleli realistici tra le due situazioni, ma di sicuro è una frase a effetto.

Da guerra fredda e guerra civile? Di chi sono le maggiori responsabilità dell’escalation ucraina?
Non parlerei né di guerra fredda, né di guerra civile. La guerra civile in Ucraina non l’abbiamo ancora vista, per fortuna. Sinora abbiamo avuto violentissimi scontri tra polizia e manifestanti un paio di mesi fa a Kiev. Adesso vediamo un movimento filo russo e anti governo nella parte orientale del Paese. E non siamo neanche di fronte alla Guerra Fredda: quella è stata una fase storica del ‘900, determinata da fattori ben diversi rispetto a quelli odierni. Siamo certamente in una fase di contrapposizione, di grande rivalità tra Russia e Stati Uniti, ma parlare di Guerra Fredda è soltanto una semplificazione giornalistica. Per cui scarto entrambe le definizioni.

Il fatto che la baronessa Ashton, commissario europeo agli Esteri, non sia subito volata a Mosca per discutere con Putin, crede sia stato un errore?
Il vero vulnus è la mancanza di lavoro a monte. L’Ue si è fatta trovare impreparata dall’evoluzione del caso ucraino, nonostante i segnali fossero noti da mesi, per non dire da anni. Nel 2008 ero a Tiblisi subito dopo il conflitto tra Russia e Georgia: quella era guerra vera, un’invasione con i carri armati, e già allora si parlava apertamente dell’Ucraina e della situazione in Crimea come futuro terreno di tensione. Tutti sapevano che quel che era successo in Georgia si sarebbe replicato anche a Kiev, era un’opinione diffusa tra i diplomatici europei che si trovavano in quelle settimane nel Caucaso.

Quindi una doppia sconfitta per Bruxelles?
L’Ue non è riuscita a trasformare dati ed opinioni in qualcosa di più forte, ovvero in una strategia, in risposte pronte da dare a Kiev e a Mosca. Non so se il mancato viaggio della Ashton da Putin sia o meno decisivo, perché sono le posizioni dei singoli Paesi a determinare la politica estera europea e non tanto quella del commissario che altro non può fare se non arrivare sul posto a cose fatte.

Intanto nel paese i blindati circolano con bandiere russe, Putin allerta la Merkel sul rischio guerra civile e il ministro russo Lavrov fa un passo indietro sul versante diplomatico: come uscirne?

Non possiamo dire a chi appartengano i tank, se siano stati rubati all’esercito ucraino, o siano stati portati via da soldati che sono passati dalla parte dei filorussi. Su questo punto mantengo delle riserve che tutti gli osservatori dovrebbero avere in queste ore, vista la scarsità di notizie sicure. Da un certo punto di vista la Russia potrebbe anche puntare a far saltare il tavolo diplomatico di Ginevra: dopotutto non ha interesse al confronto in questo momento. Bisogna dire che le trattative stanno comunque andando avanti parallelamente.

L’interscambio commerciale tra Ue e Russia quanto potrà influire su strategie e trattative?
Sono sempre scettico di fronte a valutazioni di questo tipo. Gli scambi commerciali dipendono da società private che non possono essere controllate dagli Stati. E’ uno scambio che si riferisce a trattative tra soggetti che hanno assoluta libertà di movimento, per cui è anche difficile da stimare. Considerate questo: nelle stesse ore in cui l’Ue approvava con gli Usa le sanzioni contro Mosca, il numero uno della Siemens era in visita proprio da Putin. Da una parte si muove la diplomazia assieme ai governi, dall’altra le imprese private, che hanno logiche assolutamente differenti – e di solito il loro margine di guadagno sale quando si lavora in paesi a rischio.

twitter@FDepalo

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