Tutti sanno che tra le associazioni di categoria più temibili negli Stati Uniti c’è la NRA, la National Rifle Association. Sono i difensori del diritto (costituzionalmente garantito) di ogni americano ad avere un’arma per difesa personale. Sono quelli che foraggiano una fiorente industria cinematografica in cui le armi hanno sempre ruoli di primo piano. E sono anche quelli che alle stragi tipo Columbine rispondono che non sarebbe successo, se le vittime avessero avuto un’arma per difendersi.

Insomma, la NRA è da sempre tra le “evil lobbies”, quelle che difendono l’indifendibile, almeno agli occhi di molti, ma non tutti. Perché la NRA è anche una formidabile macchina da lobbying. Una di quelle più capaci. Anzitutto, nel confronto con i vari gruppi di interesse, come dimostra il grafico qui sotto.

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La NRA riesce bene nel suo lavoro anche perché usa una strategia di lobbying molto precisa. A differenza di altri, non si batte per far approvare al Congresso nuove leggi, ma per mantenere inalterate quelle esistenti. Uno studioso americano, Martin Gilens, si è esaminato 1200 tentativi di modifica delle leggi da parte del Congresso Usa. Tra quelle di interesse della NRA solo 4 erano a favore di un cambiamento, le altre 139 erano invece contrarie. Peraltro, nel primo caso la NRA ha avio un success rate del 50%. Del secondo dell’82%. Guardate questa tabella:

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Per questo motivo la recente donazione di 50 milioni di dollari da parte dell’ex sindaco di New York, Bloomberg, a favore della causa contraria alla NRA può avere una sola spiegazione, e non è la passione pacifista. Ma pura e semplice (auto-) propaganda.

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