Per l’intellettuale e saggista conservatore, il punto di forza del M5S risiede nella mancanza di cultura politica che caratterizza i partiti tradizionali. Malgieri poi analizza le potenziali conseguenze di un'affermazione corposa del movimento di Beppe Grillo alle elezioni europee del 25 maggio

Per ora le rilevazioni demoscopiche che circolano in forma clandestina escludono l’eventualità di un clamoroso sorpasso del Movimento Cinque Stelle sul Partito democratico in occasione del voto europeo. Ma trova riscontro una forte avanzata dei penta-stellati, sempre più in grado di intercettare e raccogliere l’adesione dei ceti popolari penalizzati dalla crisi economica e sdegnati da privilegi e illegalità della Casta.

Per capire quali potrebbero essere gli effetti di un’affermazione significativa del partito guidato da Beppe Grillo nelle elezioni per l’Assemblea di Strasburgo, Formiche.net ha sentito Gennaro Malgieri, intellettuale conservatore, fondatore della rivista di cultura politica Percorsi, già direttore del Secolo d’Italia e de L’Indipendente. Parlamentare di Alleanza Nazionale per tre legislature, il suo ultimo libro – “L’allegro naufragio. La scomposizione del centrodestra e la crisi del bipolarismo” – fornisce un’analisi delle ragioni profonde dell’implosione del Popolo della libertà.

Malgieri, quali effetti avrebbe un’affermazione del M5S nel voto europeo?

La possibile vittoria della formazione guidata da Grillo, o una più che certa affermazione a ridosso del Partito democratico, seminerà il panico fra tutte le forze politiche. I gruppi tradizionali, compresi quelli di nuovo conio, non sono stati capaci di fronteggiarla e di limitarne la potenzialità attrattiva. Tanto meno riusciranno a concepire strategie economiche e istituzionali in grado di riconquistare l’elettorato perduto, fortemente orientato verso il Movimento Cinque Stelle. Prevedo che si asserraglieranno in una nuova “Fort Alamo” tentando di resistere all’ondata di piena delle prossime elezioni politiche. Appuntamento che ritengo a brevissima scadenza.

La maggioranza di governo rischia di subire un contraccolpo decisivo?

Non vi saranno conseguenze immediate sulla tenuta dell’esecutivo e della sua compagine parlamentare. Ma la loro delegittimazione si allargherà al punto di provocare uno scioglimento anticipato delle Camere nella primavera 2015. In tal caso si tornerebbe a votare con la legge proporzionale pura scaturita dalla sentenza della Corte Costituzionale, visto che in un quadro di grande incertezza sarà molto arduo approvare l’Italicum. Con un simile scenario Grillo sbancherà.

Il Partito democratico di Matteo Renzi corre seri rischi?

Un orizzonte del genere sarà devastante per il PD, forza non più di sinistra e che assomiglia a una “società di mutuo soccorso” animata di buone intenzioni. Il Nazareno rappresenta un amalgama di interessi sopravvissuti, tenuti assieme dal collante scadente delle larghe intese. Modulo ieri incarnato da Enrico Letta, adesso personificato da Renzi. Grazie al quale, dall’esecutivo di Mario Monti in poi, nessun ha osato mettere in discussione l’intollerabile regime fiscale italiano a partire dal prelievo tributario sulla casa.

Cosa faranno gli elettori di sinistra?

Rispetto a partiti non in grado di produrre politica, di prefigurare un orizzonte attorno a cui chiamare a raccolta una fetta consistente di cittadini, molti elettori di sinistra si orienteranno verso i penta-stellati. Nella convinzione che Grillo possa smuovere le acque, ricompattando un mondo alimentato fino a pochi anni da ambizioni pur velleitarie sull’Italia e l’Europa.

La vittoria del M5S provocherà le dimissioni di Giorgio Napolitano?

Non in tempi brevi. Tuttavia, qualunque sia lo scenario dei prossimi mesi, entro la primavera 2015 il Presidente della Repubblica porrà termine al proprio mandato. E in quel caso si creerà un problema istituzionale non irrilevante.

L’affermazione delle Cinque Stelle costituirebbe il colpo di grazia per il centro-destra?

Il centro-destra ormai non esiste più, e rappresenta un’idea come un’altra. Lo si è voluto scomporre, annullando il riconoscimento comune attorno a valori ben precisi di una vasta alleanza tra forze conservatrici, popolari, liberali, nazionali. A causa della mancanza di una cultura politica, oggi rimangono soltanto rimasugli di quell’esperienza.

Cosa è necessario fare per evitare tale scenario?

Anziché immaginare improbabili union sacrée contro i penta-stellati, tutte le forze politiche, sociali, culturali del nostro Paese devono maturare la consapevolezza di un progetto serio all’altezza delle emergenze planetarie. Temi che vanno oltre le scelte dissennate portate avanti dall’eurocrazia, responsabile del naufragio delle istituzioni comunitarie e degli Stati nazionali. E di fronte ai quali impallidiscono la “carità pelosa” degli 80 euro previsti dal provvedimento fiscale del governo, o la demagogia che ha contraddistinto la peggiore campagna elettorale del dopoguerra. Una competizione priva di idee, in cui ha buon gioco un giacobino populista come Grillo.

Quali avrebbero dovuto essere i problemi al centro della sfida per le Europee?

Penso al rischio di una crisi energetica epocale, foriera di guerre e crisi su intere aree geo-politiche. A partire dal Mediterraneo, come rivela il conflitto in corso in Libia, riflesso degli irresponsabili attacchi militari di marca francese. E penso alle minacce telematiche connesse alla violazione dei principi di libertà, allo spionaggio capillare intrapreso da poteri di varia natura che condiziona le nostre esistenze. A riprova di nuove sovranità finanziarie e mediatiche che hanno soppiantato le antiche sovranità nazionali. Ma resto molto scettico su un dibattito pubblico di tale spessore.

Perché?

Mi chiedo dove siano finiti gli intellettuali e i “maestri del pensiero” così avvezzi a discettare su tutto. E che finora si sono rivelati incapaci di analisi rigorose sul grillismo e le sue cause.

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