Abbandonata la macro-regione del Nord, la Lega gioca le sue carte nella campagna contro la moneta unica in vista del voto per l’Assemblea di Strasburgo.

Un tempo il Carroccio tuonava contro “Roma ladrona” e invocava la creazione di una “marco-regione europea del Nord” federata con la Baviera, la Catalogna e altre aree sviluppate del Vecchio Continente. Oggi le “camicie verdi” capitanate da Matteo Salvini promuovono nella Capitale l’ultima tappa della campagna “Basta euro tour” nell’orizzonte dell’Europa delle patrie più affine al progetto prospettato da Charles De Gaulle che alla prospettiva federalista europea.

L’alternativa agli euro-entusiasti e agli euro-riformatori

L’iniziativa, andata in scena ieri al Teatro Flavio di Roma, punta ad aggregare un ampio fronte culturalmente e politicamente trasversale favorevole a uno smantellamento coordinato dell’Unione economica e monetaria e al recupero di un’autentica sovranità valutaria nazionale. Un disegno alternativo rispetto a quello propugnato dai fautori di un’accelerazione del percorso di integrazione come Lorenzo Bini Smaghi e molto distante dalla radicale revisione dei pilastri dell’Euro-zona prospettata da Gustavo Piga.

L’aspirazione rivoluzionaria della Lega Nord

L’aspirazione “leninista e maoista” del Carroccio è trasformarsi in una minoranza organizzata, combattiva e vincente, alla testa di un processo rivoluzionario. Tanto più rilevante in vista di una tornata elettorale decisiva per l’avvenire dell’UE, ormai impopolare nell’opinione pubblica del Vecchio Continente. Per tale motivo la Lega Nord ha fatto proprie per il rinnovo dell’Assemblea di Strasburgo le tesi degli economisti firmatari del Manifesto di Solidarietà Europea da tempo in trincea contro la valuta comune. Candidando nelle proprie fila Claudio Borghi.

L’endorsement di Antonio Rinaldi

Lo studioso beneficerà del supporto entusiasta del suo collega Antonio Rinaldi, protagonista di vivaci polemiche contro “l’asse liberista-progressista” favorevole alla moneta unica. La battaglia comune contro l’euro, spiega lo studioso, è trasversale ai tradizionali steccati politico-ideologici poiché si fonda su elementi di verità. A partire dagli effetti drammatici dal punto di vista sociale del Fiscal Compact, dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, dell’adesione dell’Italia al Meccanismo europeo di stabilità.

Nuove nubi all’orizzonte

Ma la minaccia più insidiosa, ha ammonito Rinaldi, concerne il Fondo di redenzione europeo, che “sancirà la cessione irreversibile della sovranità economica nazionale ponendo le ricchezze patrimoniali e le riserve auree del nostro paese a garanzia di un debito pubblico condiviso a livello comunitario tramite gli Eurobond”.

Un conflitto tra grandi e piccoli

Un’altra manifestazione di convinto sostegno alla candidatura di Borghi giunge dall’economista Alberto Bagnai, promotore dell’associazione culturale A/simmetrie. Studioso con forti radici progressiste, Bagnai tentò invano di “far capire alle forze di sinistra che l’attuale Unione monetaria comprime retribuzioni e diritti dei lavoratori”. Era esattamente questo, rimarca, l’obiettivo insito nella costruzione dell’euro e nel progetto degli Stati Uniti d’Europa.

Pertanto ora non prova disagio nella condivisione della battaglia del Carroccio. Perché il problema non è ideologico, ma riguarda il conflitto “grande contro piccolo”. Da un lato la grande distribuzione commerciale in buona parte in mani straniere e gli industriali privilegiati dal governo Renzi, che hanno trasferito all’estero attività e profitti. Dall’altro la piccola e media impresa, in crisi non perché non può licenziare con facilità ma per l’impossibilità di vendere a causa di prezzi e di un cambio valutario sbagliati.

Un referendum decisivo

È per questa ragione, osserva Claudio Borghi, che le elezioni per il Parlamento europeo rappresentano “un autentico referendum contro le menzogne propugnate dalla stampa in merito agli scenari apocalittici legati allo smantellamento dell’Euro-zona, fattore della rovina del tessuto produttivo italiano”. E se l’Italia muore, precisa l’economista dell’Università Cattolica di Milano motivando la scelta della Capitale come tappa finale del tour della Lega, muore anche Roma che ne costituisce il “cervello direzionale”.

L’aggressione alla proprietà privata

Contro “le falsità divulgate con leggerezza dai fautori della moneta unica e dell’austerità espansiva”, Borghi ricorda che il valore dei prezzi dei beni di consumo scaturisce dal potere effettivo di acquisto di redditi e retribuzioni. Un potere letteralmente dimezzato dall’avvento dell’euro. Il risultato più perverso e culturalmente inaccettabile di tale strategia si può riscontrare in un patrimonio fondamentale per i cittadini.

A causa di un regime fiscale sulla casa intollerabile soprattutto a livello locale, la proprietà di un’abitazione si trasforma per il ceto medio in un lusso intollerabile. E se tante persone sono costrette a vendere la seconda casa acquistata con sacrifici, il valore della ricchezza immobiliare crolla. Così, rileva lo studioso, prende corpo un progetto che tende a vanificare il valore della proprietà privata, magari in nome dell’introduzione di un sussidio di disoccupazione: “È necessario evitare l’avvento di una vera e propria ‘Unione sovietica europea’”.

Contro Renzi, Berlusconi e Grillo

Uno spettro che per il segretario del Carroccio Matteo Salvini, artefice della campagna anti-euro della Lega, si traduce nell’omologazione delle identità territoriali, culturali, produttive. Un progetto di cui a suo giudizio sono complici Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Contro il quale “bisogna lottare senza rinunciare alle campagne per moralizzare la vita pubblica e per una riforma federalista finalizzata a imporre meccanismi di responsabilità a chiunque governi”.

No a un’esistenza a tempo determinato

Prima di ragionare sul governo di una nuova moneta sovrana – certo non la panacea di tutti i mali – il leader delle “camicie verdi” reputa essenziale “spegnere l’incendio provocato dall’Unione monetaria”. Requisito ai suoi occhi per tornare a lavorare e produrre valore, a creare famiglie, a fare figli, a rendersi autonomi contro una “vita a tempo determinato”: “Perché non siamo nati per morire di lavoro sottopagato o di una desertificazione economica che finisce per privilegiare l’economia delle sale da gioco”.

I referendum leghisti

La priorità per la Lega Nord è rivendicare l’identità della nostra cultura contro l’invasione di mentalità e costumi estranei e ostili ai principi come la parità tra uomo e donna. È salvaguardare la libertà di manifestazione delle idee come hanno fatto i militanti “indipendentisti veneti” arrestati su presupposti irrazionali. E per tale ragione il leader lumbard chiede di firmare le proposte referendarie del Carroccio contro la riforma previdenziale, per la regolamentazione della prostituzione, per la reintroduzione del reato di immigrazione clandestina.

Orgogliosamente populisti

“Se promuovere tale progetto vuole dire essere populisti – rimarca Salvini – noi rivendichiamo con orgoglio l’appellativo di populisti”. Non solo. Tutti coloro che voteranno il Carroccio, puntualizza, renderanno più forte il gruppo eterogeneo di partiti e movimenti euro-scettici.

Condividi tramite