Fatta eccezione per l’Italia, dove i candidati hanno battagliato a colpi di vaffa e minacce, le campagne elettorali per le elezioni europee appena concluse hanno messo sul tavolo degli elettori tanti temi: l’austerità, la crescita, l’immigrazione, la moneta unica. E le lobby.

Il tema della riforma del lobbying è stato particolarmente dibattuto in Germania, Austria, Danimarca e Spagna. Come se ne è parlato? Come sempre, con un mix di pressappochismo e approfondimento. Non sono mancate le indiscrezioni della stampa sui legami tra politici e lobbisti (Qui un articolo da prima pagina in Danimarca) e sui doppi incarichi (Qui, sempre in Danimarca, un articolo sui legami tra un eurodeputato danese e la lobby dei birrai) con conseguenti appelli alla creazione di un registro dei lobbisti (l’ultimo arrivato è LobbyLogen, QUI).

Qualche spunto concreto è arrivato dall’Austria, con tanto di proposta di (nuova) regolazione delle lobby presentata dai Social Democratici (QUI) e pubblicazione di un rapporto (da parte di un candidato per Europa Anders) che svelerebbe i rapporti tra grandi multinazionali e politica (QUI). Alla fine, comunque, anche in Austria ha prevalso lo spirito goliardico. I verdi se ne sono usciti con un manifesto elettorale che recita “le persone valgono più delle lobby” e mostra la foto di Ernst Strasser, noto eurodeputato coinvolto in altrettanto noto scandalo di corruzione. Ecco il poster:

austrian_greens_election

La proposta più concreta – si fa per dire, visto che l’hanno lanciata e sottoscritta gli europarlamentari uscenti, non gli entranti – è “politics for People“. Una sorta di agenda programmatica per sottrarre il Parlamento europeo al predominio delle lobby e restituirlo al volere dei cittadini (la trova QUI). Suona un po’ naive vero? Beh se non altro è in linea sul modo in cui ultimamente è stata comunicata tutta l’Europa.

 

 

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