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Turchia, perché piazza Taksim si riaccende contro Erdogan

Le proteste per il Primo maggio in Turchia si scontrano con il giro di vite di Erdogan. Il 60enne leader ha trasformato il suo governo democraticamente eletto in uno dei più determinati censori di Internet di tutto il mondo. Piazza Taksim torna ad essere bandiera di insofferenza, mentre si apre la delicata questione legata al taglio dei tassi che potrebbe portare ad uno scontro fra Erdogan e il numero uno della banca centrale turca.

TAKSIM
Un simbolo, o molti simboli, di insofferenza, disagio sociale e voglia di normalità europea. Piazza Taksim è stata tutto ciò la scorsa estate in occasione delle proteste dei giovani turchi contro il decisionismo e lo scorso primo maggio è stata nuovamente teatro di scontri. La polizia turca ha disperso a colpi di cannone ad acqua e gas lacrimogeni alcune centinaia di manifestanti che avevano tentato di radunarsi contro il divieto governativo di tenere manifestazioni del primo maggio. Scopo del governo era quello di spegnere l’entusiasmo di un luogo ormai divenuto simbolo certificato della protesta anti-Erdogan.

REPRESSIONE
Un numero elevatissimo di agenti in tenuta antisommossa, circa 40mila, ha attaccato per ore le migliaia di manifestanti che hanno risposto con lancio di pietre e bottiglie. Presenti anche i famigerati blindati ‘Toma’ delle forze di sicurezza. Uno scenario che da Istanbul (90 feriti e 149 arresti) si è replicato con le medesime modalità anche a Ankara.

TAGLIO DEI TASSI
Uno scenario a cui si affianca la notizia di un possibile taglio dei tassi che ha provocato immediatamente il calo del rendimento dei bond. Inoltre quelli dei titoli di stato a due anni scendono al 9,12%. Il tutto dopo che pochissimi giorni fa era stato il governatore della Banca Centrale Turca, Erdem Basci, a dirsi possibilista su un eventuale taglio dei tassi. Un passaggio che secondo molti analisti è senza dubbio significativo nell’economia generale della situazione-Paese. Non va dimenticato che lo scorso gennaio la banca centrale aveva provveduto ad innalzare i tassi al 10% al fine di fermare il crollo sui mercati della lira turca. Altro nemico del Paese l’inflazione, salita vertiginosamente all’8,4% (dati di marzo 2014).

BASCI COME GULEN?
Ma proprio la figura di Basci è un’altra di quelle personalità amministrative turche con cui Erdogan ha mostrato di non avere sintonia, con un fronte anche personale di conflitto all’orizzonte così come con il predicatore Gulen più volte accusato da Erdogan di essere manovrato dalle superpotenze straniere contro di lui. Era stato lo stesso governo a dirsi insoddisfatto a fronte della stretta di gennaio e in occasione della vittoria alle amministrative di un mese fa aveva lanciato al numero uno della banca centrale un preciso avvertimento: tagliare i tassi. Ma le elezioni presidenziali sono ormai alle porte e sino al prossimo agosto la battaglia (ormai personale) tra Erdogan e il presidente uscente Gul si combatterà anche sul filone della crescita, sui cui pende la spada di Damocle dei creditori mediorientali della Turchia, non più disposti ad aprire i propri forzieri ai progetti di Erdogan.
twitter@FDepalo

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