“Se lo Stato gli​ pagasse gli esuberi​ molti imprenditori​ sare​bbero in grado​ di ristrutturare Alitalia”, puntualizza subito Marco Ponti, Professore ordinario di Economia applicata, al Politecnico di Milano. Ponti in una conversazione con Formiche.net analizza l’operazione “Ali-had”, ​paventa interventi protezionistici contro una compagnia extraeuropea, mentre auspica una difesa dei contribuenti da extracosti per esuberi.

Per Alitalia Etihad è la soluzione migliore?
Qualsiasi soluzione è ben accetta se non sarà pagata da noi. Incece mi sembra che, come si dice in questi casi, “pagherete caro – pagherete tutto”. Sia chiaro, non è proprio una scelta malvagia, fermo restando i problemi nell’avere una compagnia minoritaria, con la maggioranza che formalmente resta italiana anche se tutti sanno che il controllo vero lo avranno gli emirioti, i quali dispongono di una rete di compagnie.

Quindi più pro che contro?
A me non dispiace, perché credo che i viaggiatori italiani non abbiano nulla da perdere. É quella l’unica categoria logica, non certo quella della compagnia. Si tratta comunque di un partner forte, persino meglio di Air France che ha non pochi problemi. Ma i costi per l’Italia mi sembrano molto alti: non sono nemmeno completamente noti. Secondo le prime stime, parliamo di almeno un miliardo di euro. Se dovesse ripresentarsi il medesimo scenario dei capitani coraggiosi, allora questo sarebbe l’ordine di grandezza. Ma non finisce qui.

Altri costi?
Beh, chiedono collegamenti ferroviari con i due aeroporti: se si trattasse solo di farvi arrivare i treni ad alta velocità (e non servirebbe a nulla) lo si potrebbe fare con costi abbordabili. Ma qualora chiedessero altre infrastrutture più pesanti, allora sarebbero altri costi per l’Italia. Ho sentito anche della richiesta di un accesso a Linate di cui non sono chiarissimi i termini: dal momento che la ​allocazione degli slot è subordinata alla normativa europea​ o al massimo della nuova autorità italiana di regolazione dei trasporti​, per cui non possono chiederla gli emirioti né il nostro governo. Ma vigono precise regole, la cui formulazione non è proprio pro concorrenziale​, ma certo meglio di decisioni mirate a gli interessi di una singola compagnia​. ​E considerazioni analoghe valgono anche per la richiesta di limitare la concorrenza delle compagnie low cost​, che è la cosa che ha giovato di più ai viaggiatori italiani nell’ultimo decennio.​

Chi dovrebbe accollarsi il costo degli esuberi?
Nessuno ​, al di fuori delle tutele standard che valgono per tutti i lavoratori​. Ma perché, chi si è accollato il c​o​sto degli esuberi di tutte le imprese italiane che sono fallite negli ultimi sei mesi? Perché Alitalia e i suoi lavoratori, ​molti assunti per via clientelare, dovrebbe essere privilegiati rispetto a quelli che raccolgono i pomodori in Puglia? Forse sarebbe più urgente aiutare questi ultimi.

Malpensa è un caso? Come riutilizzarla in chiave cargo?
E’ già il maggior scalo italiano per cargo. Ma c’è un elemento che tutti dimenticano: il mercato. La dinamica dei servizi ​ ​aerei risponde non a logiche di ​”​comm​and​ and​ control​“​, ma a logiche di mercato. Ciò non sfiora i nostri amministratori. Come si intende valorizzare Malpensa? Obbligando gli aeroplani ad andar lì? Lo reputo un atteggiamento medioevale. Per cui Malpensa a differenza di Fiumicino non può essere un hub, questo lo sanno tutti, per ragioni tecniche e non di ​volontà politica.

Il ministro Lupi esclude la creazione di una bad company: un rischio?
Se lo esclude è probabilmente vero, ma si tratta di una tattica: non si chiamerà bad company ma in altro modo. Il problema è che pagheremo noi, ma tutti tent​eranno di mascherarlo il più possibile.

Come uscirne dunque?
L’unica speranza è che intervenga l’Europa, ​ e la nuova Autorità italiana, a normalizzare gli ennesimi trattamenti di favore per Alitalia,​ in quanto sarei capace anch’io di ristrutturare una compagnia se lo Stato mi pagasse gli esuberi. Sarebbe ridicolo: p​e​rché, mi chiedo, i concorrenti no e Alitalia sì?

twitter@FDepalo

 

 

 

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