Ecco conti e grane che ereditano i nuovi vertici dell'Agenzia nominati dal governo Renzi

In poco più di due anni tre diversi premier si sono esercitati sull’Agenzia per l’Italia digitale. Ma l’esito non è stato dei migliori: meno del 10% degli adempimenti previsti per legge sono stati assolti nel 2012 e meno del 31% nel 2013.

UNA SVOLTA?

Oggi che l’Agid si è tinta di rosa con Alessandra Poggiani (leggi qui la sua biografia) alla direzione e con il supporto tecnico di Stefano Quintarelli (leggi qui i progetti digitali di Quintarelli) alla presidenza del comitato di indirizzo, i primi piani fioccano in un clima entusiastico.

IL FALLIMENTO

Ma a dichiarare un bilancio in chiaroscuro dell’Agenzia è stato a marzo il monitoraggio dell’attuazione dell’Agenda digitale preparato dal servizio studi della Camera dei deputati.
In quell’occasione il motore dell’innovazione italiana ha lasciato emergere tutte le sue inadempienze: nell’ultimo anno preso come riferimento dallo studio parlamentare, dei 55 adempimenti previsti ne sono stati assolti appena 17, meno di un terzo. Ancora peggiore la situazione nel 2012 quando su 47 adempimenti ne erano stati realizzati appena quattro.

Qualche tempo prima i Revisori dei conti dell’Agenzia hanno disapprovato il comportamento del direttore e denunciato la mancata adozione del bilancio e dei piani relativi a trasparenza e anticorruzione, oltre che l’affidamento diretto di servizi, appalti e incarichi di lavoro perché “contra legem”.

LE DIMISSIONI DI RAGOSA

Per non aver presentato né il bilancio di previsione a fine ottobre, né il rendiconto generale a fine aprile, senza i quali l’Agenzia è nell’impossibilità di operare, il primo maggio Agostino Ragosa è decaduto da direttore dell’Agid. Le dimissioni sono seguite il 3 giugno scorso su richiesta del ministro Marianna Madia.

I NUMERI DELL’AGENZIA

Ma i risultati controversi dell’Agid non sembrano essere legati alla mancanza di risorse. L’Agenzia ha chiuso il 2013 con entrate pari a oltre 264 milioni di euro. Di quei 264 milioni di euro 900 mila sono derivati da entrate contributive, 262 milioni da “entrate derivanti da trasferimenti correnti” e poco più di un milione da “altre entrate” non altrimenti specificate.

Il passivo di bilancio di oltre 26,3 milioni di euro con cui l’Agenzia ha chiuso l’esercizio del 2013, a cui si sommano gli oltre 43 milioni spesi nel 2012, quando ha chiuso con un passivo di 26,9 milioni, per un totale di quasi 340 milioni di euro spesi in due anni, lasciano in molti sorpresi alla luce dei risultati raggiunti.

Leggi i dati del bilancio sul sito ufficiale dell’Agenzia digitale

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