In Turchia si respira aria di plebiscito per  Recep Tayyip Erdogan. Alle prossime presidenziali turche potrebbe andare incontro a una sorta di “dittatura dolce”, con l’attuale primo ministro candidatosi alla successione del Presidente della Repubblica Abdullah Gul: un tempo sodale di partito, oggi avversario numero uno. Un panorama cui guardano con interesse (e preoccupazione) sia l’Europa sia gli Usa, perché l’intera regione è al centro di altri dossier significativi e in qualche modo connessi ad Ankara, come l’Iran, l’Irak e la Siria.

I SONDAGGI

Quattro sondaggi su cinque danno Erdogan vincente alle elezioni che si celebreranno il prossimo agosto, a doppio turno, il 10 e il 24. L’unico interrogativo riguarda se affermazione sarà in prima o in seconda battuta. In caso di elezione, Erdogan batterebbe il record storico di Ataturk diventando il più longevo governante della Turchia. In molti, però, stanno già lanciando l’allarme per la lunga e intensa concentrazione di potere che si verrebbe a creare nelle sue mani.

IL RUOLO DI GUL

Attuale Presidente della Repubblica è Abdullah Gul, un tempo amico e sodale di partito di Erdogan. Ma negli ultimi dodici mesi si è progressivamente allontanato dal leader del partito Akp dopo le rivolte di Gezi Park, che il governo ha scelto di sedare con la violenza. Altro momento di scontro è stato lo scandalo corruzione che ha coinvolto l’intero esecutivo alla fine del 2013, con accuse rivolte anche nei confronti del figlio di Erdogan e con il conseguente rimpasto effettuato dal primo ministro e la polemica a distanza con il predicatore Gulen, che Erdogan ha accusato di essere usato da Stati stranieri per influenzare le dinamiche interne turche.

LE REAZIONI

Sono le opposizioni parlamentari di Erdogan le prime ad ammonire sugli effetti di una sua possibile vittoria. Per questo gli hanno chiesto di dimettersi appena la sua candidatura sarà formale, ovvero il prossimo 8 luglio. I motivi? Sarebbe “immorale per il premier usare in campagna elettorale i vantaggi che gli deriverebbero dalla carica di primo ministro fino alle elezioni presidenziali”.

I DUBBI DELL’UE

Il tutto mentre il commissario europeo all’allargamento, Stefan Fule, dopo la 52ma riunione del Consiglio di associazione Ue-Turchia esprime forti dubbi sull’ingresso nell’Ue per via delle misure anti democratiche adottate dal governo di Erdogan. E dice: “Ho espresso seria preoccupazione sulla legislazione adottata che può avere un impatto negativo sull’indipendenza della giustizia, sulla separazione dei poteri e sulla libertà di espressione, incluso l’uso di internet”.

LA PRIMIZIA

Per la prima volta il nuovo presidente sarà eletto per 5 anni invece di 7 e influenzerà la politica dell’intera area euro-orientale almeno per due lustri. Un’altra primizia si ritrova nel voto diretto, mentre fino ad oggi il Presidente veniva eletto dal Parlamento. Entro pochi giorni saranno ufficializzati tutti i candidati.

twitter@FDepalo

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