Il commento di Benedetto Ippolito

Questo commento è stato pubblicato sul quotidiano Il Tempo

Il quinto viaggio italiano di Papa Francesco in Italia è stato in Molise, una delle regioni più piccole del nostro Paese. Un evento significativo per un Pontefice che ha deciso fin dall’inizio di mettere al centro del suo magistero gli ultimi e i dimenticati da Dio. Nella logica di Bergoglio, infatti, vi è regolarmente una condanna senza appello dei grandi mali che attanagliano il mondo, muovendo principalmente dalle realtà più artefatte e disumane, quelle che tanto spesso calpestano le persone perbene con prepotenze e soprusi di ogni tipo.

In questo senso, le parole di solidarietà che il Papa ha espresso ieri a Campobasso ai lavoratori disoccupati, in condizioni d’indigenza, e l’appello rivolto a distanza al Sindaco di Palermo d’inequivocabile condanna delle complicità mafiose, compromessi e cedimenti quotidiani purtroppo anche dei cattolici, sono d’importanza fondamentale.
D’altronde, in perfetta continuità con quanto asserito ad Assisi, il Santo Padre a Isernia ha mostrato di non avere alcuna ingenuità sulle cause dei mali del nostro tempo: “La situazione sociale, politica ed economica di oggi mette a dura prova le nostre comunità”. E, poco dopo, ha concluso, con speranza, “che questi mali non riusciranno mai a scalfire la vera identità dei popoli”.

Si tratta di un passaggio a dir poco cruciale. Il Papa, che ha dato segni di stanchezza fisica nei giorni scorsi, ha individuato proprio nella difesa dell’identità sociale, che ispira e anima la gente comune, l’unica vera ricetta per fronteggiare una situazione tanto difficile quanto l’attuale. Come aveva detto a Lampedusa l’anno scorso, non è mai, infatti, la spasmodica ricerca di ricchezza o l’abdicazione facile al potere a rappresentare una soluzione.

Ovviamente, questo duro monito non è rivolto solo alla società civile e politica. Francesco sa molto bene che una delle ragioni profonde per cui il Conclave si è rivolto a lui, e che spiega anche la popolarità acquisita in breve, è la sfida a risolvere i gravi problemi e le contraddizioni interne alla Chiesa, lacerata da crimini individuali, come la pedofilia, o da accondiscendenze del clero verso pressioni, talvolta perfino criminali, della realtà circostante.
La terapia che il Vaticano ha messo in atto con Bergoglio è, però, una certezza: intransigenza sui principi cristiani, lotta senza quartiere alle incoerenze umane, soprattutto quelle dei fedeli, e grande semplicità di vita.

Alla fine, anche in Molise, Francesco ha ribadito che l’autenticità è sinonimo di credibilità. Mentre falsità e materialismo ingenerano, non solo nella Chiesa, unicamente corruzione e perdita di felicità.

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