La presenza cinese in America Latina si è rivelata molto simile all’esperienza africana: grande meta di capitali cinesi ed accordi tra imprese. Questa esperienza appare sotto certi aspetti meno invasiva di quella esercitata in Africa.

La lunga serie di investimenti cinesi nella parte meridionale delle Americhe è cominciata dagli anni novanta, soprattutto grazie ai grandi sforzi del predecessore di Xi Jinping, Hu Jintao. Per l’America Latina la Repubblica Popolare Cinese rappresenta attualmente una proficua alternativa politico-economica a un continente che per 50 anni non ha avuto rapporti se non con gli USA.

LA RICHIESTA DI MATERIE PRIME

Il risveglio d’interesse verso l’area latina delle Americhe avviene, così come per l’Africa, per le necessità legate alle materie prime e solo secondariamente, ma in modo fermo e rapido, per l’accaparramento delle derrate alimentari.

L’attenzione è andata concentrandosi soltanto su un certo numero di paesi, in particolare Brasile, Argentina, Colombia, Cile e Perù. Uno degli accordi più significativi rimane senz’altro il prestito accordato nel 2009 a Petrobas, una compagnia petrolifera brasiliana, per un valore di 10 miliardi di dollari, che consentirà alla Cina di accaparrarsi in futuro gli approvvigionamenti di combustibile fossile a condizioni particolarmente favorevoli.

Nel febbraio di due anni fa, la Cina ha presentato un piano di aiuti finanziari dalla China Development Bank per la costruzione di una linea ferroviaria in Colombia, in grado di trasportare le materie prime non solo da Bogotà ma anche da un’ampia area di paesi limitrofi, con l’obiettivo di scardinare il monopolio del Canale di Panama, di cui la Cina è la seconda utilizzatrice dopo gli Stati Uniti.

Pochi mesi fa, in Venezuela, è stato annunciato un accordo con la CNPC (China national petroleum corporation) per un investimento pari a 28 miliardi di dollari, il tutto finalizzato all’estrazione di petrolio nella fascia dell’Orinoco.

GRANDI AFFLUSSI DI CAPITALE

La Cina ha investito in America Latina 102 miliardi di dollari in 8 anni, dal 2005 al 2013; superando di gran lunga Stati Uniti ed Europa. Oltre al settore delle materie prime e delle infrastrutture, quello che ha beneficiato maggiormente di questi capitali esteri è stato il settore energetico: SINOPEC, CNPC e CNOOC sono i tre colossi cinesi protagonisti di queste grandi manovre commerciali. La politica finanziaria cinese risulta molto chiara: Pechino invece di acquistare materie prime (essenziali alla sua economia con un “metabolismo” elevatissimo) predilige acquisire l’impresa produttrice o la maggioranza delle quote per controllarla.

Queste operazioni hanno come scopo il togliere il primato agli Stati Uniti nei confronti dell’America Latina. Sono stati compiuti da parte di Pechino anche molti sforzi diplomatici oltre che economici. Xi Jinping nei primi mesi dell’anno ha infatti visitato i principali esponenti dell’America Latina. L’itinerario ha infatti previsto mete importanti strategicamente quali Cuba, Venezuela, Argentina e Brasile.

Cosi come accadde per l’Africa anche per alcuni paesi dell’America Latina (il Brasile tra tutti) l’afflusso di prodotti a largo consumo cinese comportava un indebolimento della propria industria manifatturiera. Problema in parte risolto quanto nel 2012 i leader dei due paesi hanno mostrato un impegno comune a far progredire le relazioni commerciali in modo che la Cina importi più prodotti brasiliani investendo maggiormente nell’industria di trasformazione del paese sudamericano, ma lasciando al suo interno una parte dei margini di valore aggiunto.

Il Brasile insieme a Cina, India e Russia, BRIC, forma un gruppo volto a garantire lo sviluppo economico degli stati membri. Diventato poi BRICS con l’aggiunta del Sud Africa.

 

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